Unrae, il mercato dei veicoli commerciali leggeri rimane fermo a febbraio
Il dato registrato dal centro studi segna un - 0,1% sul 2025 ma -15,5% rispetto al 2024

Il mese di febbraio conferma il consolidamento della crescita nel mercato delle autovetture: le immatricolazioni si attestano a 157.334 unità, segnando un incremento del 14% rispetto alle 137.965 registrate nel febbraio dell’anno precedente. Anche questo mese, tuttavia, un contributo determinante è arrivato dal noleggio a breve termine: depurando il dato da questa componente, la variazione positiva si ridimensionerebbe al 9%. Il bilancio del primo bimestre è altrettanto incoraggiante: 299.373 immatricolazioni nei primi due mesi del 2026, con un progresso del 10,2% sulle 271.686 di gennaio-febbraio 2025 (ma solo +3,5% rispetto al 2024 e ancora -12,9% rispetto al 2019). Sul versante dell’elettrificazione, le vetture full electric (Bev) si attestano al 7,9% delle vendite mensili, per un totale di 12.572 unità, in progressione rispetto al 5,0% di febbraio 2025 e al 6,6% del mese precedente, impattate in modo importante dagli incentivi MASE, con effetti distorsivi della concorrenza.
Grande dinamicità per le plug-in hybrid (Phev): la loro penetrazione raggiunge l’8,5% a febbraio – rispetto all’8,7% di gennaio e al 4,5% di febbraio 2025 – sostenuta dalla gamma in costante espansione e dalle modifiche normative in materia di fringe benefit per le auto aziendali. Sul fronte della regolamentazione europea, il 4 marzo la Commissione Ue presenterà l’Industrial Accelerator Act – slittato rispetto alla scadenza originaria di fine febbraio – con il quale Bruxelles intende potenziare la competitività del sistema industriale del Vecchio Continente e imprimere nuova velocità alla transizione e all’innovazione tecnologica. Il principio del “Made in Europe”, ideato dalla Commissione UE, si tradurrebbe nell’introduzione di una quota minima di componenti di provenienza europea quale condizione per l’accesso a incentivi e appalti pubblici sui veicoli elettrici. In particolare, secondo indiscrezioni, i nuovi modelli elettrici, ibridi e a idrogeno che beneficeranno di agevolazioni statali dovranno essere assemblate all’interno dell’Unione e incorporare, batterie escluse, almeno il 70% di componenti europei calcolato sul valore. Su questo provvedimento – e più in generale sul “Pacchetto Automotive” europeo – Unrae esprime una valutazione articolata, riconoscendone i passi avanti ma evidenziandone l’insufficienza rispetto alle sfide del mercato.“Così non basta.
Il Pacchetto Automotive segna un passo avanti, ma non è ancora all’altezza della sfida. Europa e Italia non hanno recuperato i livelli del 2019 e il nostro Paese resta in ritardo nella transizione energetica. La decarbonizzazione è un obiettivo condiviso, ma servono sostenibilità economica, stabilità normativa e strumenti strutturali a supporto della domanda, a partire da una riforma fiscale delle flotte aziendali. Senza queste condizioni non si recuperano competitività né fiducia dei consumatori. E sul ‘Made in Europe’ vogliamo essere chiari: la competitività si costruisce con investimenti e innovazione, non con misure protezionistiche che rischiano di penalizzare imprese e consumatori”, ha detto Roberto Pietrantonio, presidente di Unrae. Affinché il percorso verso la mobilità sostenibile sia efficace, è urgente colmare il ritardo italiano nell’elettrico. Per recuperare competitività e allinearsi agli standard Ue, Unrae indica tre priorità: infrastrutture, l’Italia è 16ª in Europa per capillarità di punti ricarica, tariffe di ricarica più coerenti con i prezzi all’ingrosso dell’energia, fiscalità delle flotte aziendali.
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