Rivoluzione “H”

Un motore ad emissioni sottozero? No, non ci riferiamo a temperature polari, ma alla facoltà di non inquinare, arrivando perfino a depurare l’aria mentre si sta viaggiando. L’idrogeno (simbolo chimico H) è l’elemento naturale più diffuso nell’universo. Eppure, paradossalmente, tra le soluzioni adottate dall’industria motoristica, il combustibile a base di idrogeno è quello che meno ha saputo affermarsi sul mercato automobilistico. Almeno per il momento.  Studiato e sperimentato da diversi lustri – Toyota ha iniziato lo sviluppo già nel 1992 -, sebbene sia attualmente adottato da (sparuti) mezzi di trasporto pubblico, in fase di ultimazione anche per la movimentazione a lungo raggio - su gomma, rotaia e per mare -, le problematiche legate allo stoccaggio, al rifornimento e al più sicuro utilizzo su autoveicoli privati, oltre al costo e all’efficienza energetica, ne ha di fatto tarpato la sua diffusione. Quantomeno in Italia, dove al momento risultano attive due sole stazioni per un pieno “naturale”, a Venezia e a Bolzano. Per un rifornimento più capillare non si dovrà comunque attendere molto, data la recente approvazione per la realizzazione di 36 nuovi distributori destinati agli autoveicoli privati, dislocati un po’ in tutto lo stivale, Sicilia compresa, da qui al 2026.

 


Come lei (quasi) nessuna
Abbandonate le linee spiccatamente futuristiche della prima versione del 2014 (Mirai significa appunto “futuro” in lingua nipponica), il restyling apportato sul model year 2022 ha ingentilito e allineato più ai gusti contemporanei quella che, a tutti gli effetti, potrebbe passare per un’auto tradizionale. Ammiraglia senza rivali, la Mirai è stata la prima, ed è attualmente una delle due sole autovetture in listino nel nostro Paese, a servirsi del sistema Fuel Cell a idrogeno per la ricarica delle batterie. A bordo si respira aria da grande stradista. Gli ingombri sono importanti, quelli che ci si aspetterebbe da una berlina di segmento E, con 4,975 m di lunghezza, 1,885 m di larghezza e 1,48 m d’altezza, ampia carreggiata di oltre 1,6 m e generoso passo di 2,92 metri. Un’imponenza dissimulata dal design spiovente ed aerodinamico in stile coupé, con frontale affusolato dai gruppi ottici stilizzati, con tecnologia Bi-Led ed abbaglianti adattivi, dominato dalla calandra destinata a raffreddare non più un motore endotermico, ma il gruppo celle combustibili. Fiancate muscolose, dominate dagli ampi passaruota adeguati per i cerchi in lega da 19 e 20 pollici, accompagnano fluentemente l’alta linea di cintura fino alla sezione posteriore, con lunotto fortemente inclinato sottolineato dalla sottile e continua fanaleria che scorre per quasi tutta la larghezza. Negli allestimenti più completi figura anche il tetto panoramico, conferendo un ulteriore sensazione di spazio e connessione con l’esterno. Sobria ed elegante anche negli spazi abitativi, le finiture dell’abitacolo riflettono comfort e qualità Japan style, con rivestimenti in pelle o tessuto, ampie sedute e spazi adeguati anche per cinque occupanti, merito di soluzioni tecnologiche tese a ridurre gli ingombri meccanici in favore delle volumetrie interne. Come appunto il gruppo di celle a combustibile, ricollocato, rispetto la precedente versione della Mirai, da sotto al pianale al vano anteriore, liberando così spazio e ottimizzando al contempo il bilanciamento dei pesi, adesso perfettamente simmetrico. Centralmente al cruscotto interamente digitale, con display strumentazione da 8”, campeggia un ampio touchscreen da 12,3”, supportato dall’head-up display a colori in grado di proiettare sul parabrezza tutte le informazioni di guida, le indicazioni del navigatore, la ripetizione dei cartelli stradali e il monitoraggio della posizione in carreggiata, mantenuta automaticamente ideale dal sistema Adas  Lane Trace Assist. Poco sotto ecco le regolazioni per la climatizzazione tri-zona e il pulsante per l’inserimento del freno di stazionamento (automatico), assieme all’avvio della marcia, avanti e retro. Non manca l’assistenza al parcheggio dell’Intelligent Park Assist, oltre a un corredo completo di controlli dinamici di trazione, stabilità e frenata. La dislocazione di 8 air-bag, in concerto con la struttura a deformabilità programmata e a tutti i sistemi di sicurezza, tra cui il Toyota Safety Sense di 2^ generazione, conferiscono alla Mirai standard elevati, confermati dall’ottenimento delle 5 stelle nei test Euro-NCAP.
A prova di aerosol
Realizzata sulla piattaforma di Toyota GA-L (TNGA-L, ovvero Toyota New Global Platform for Luxury vehicles), la stessa adottata ad esempio sulle ammiraglie Lexus LS e Toyota Crown, la Mirai dispone di un’architettura mirata alla flessibilità, nel caso specifico in grado di ospitare un sistema propulsivo completamente diverso da quelli tradizionali. Sotto al pianale troviamo tre serbatoi d’idrogeno (in precedenza erano due) ad alta pressione, ben 700 bar, da complessivi 142 litri, 5,6 kg equivalenti, mentre il propulsore sincrono a magneti permanenti è direttamente collocato sull’assale posteriore, in grado di sviluppare 182 CV di potenza e 300 Nm di coppia, alimentato da un pacco batterie agli ioni di litio a 84 celle, da 310 Volt e 4 Ah di capacità. Il principio della propulsione ibrida FCEV (Fuel Cell Electric Vehicle) è semplice: gli accumulatori, anziché ricaricare attraverso le colonnine pubbliche, vengono mantenuti in efficienza dal convertitore FCPC (Fuel Cell Power Converter) a combustibile d’idrogeno. Un generatore con funzionamento a elettrolisi inversa, in grado ovvero di produrre elettricità mediante l’unione tra idrogeno (combustibile), e ossigeno (comburente), innescando una reazione chimica che produce energia, calore e acqua, quest’ultima espulsa poi dallo scarico sotto forma di vapore. In fase di aspirazione, poi, una serie di filtri trattengono gran parte delle impurità, catturando particelle  di inquinanti come biossido di zolfo, ossido d’azoto e particolato PM 2,5, ripulendo di fatto l’aria prima del suo ingresso nel sistema Fuel Cell, rimuovendo dal 90 al 100% dalle particelle da 0 a 2,5 micron.  Per quanto riguarda l’architettura delle sospensioni, rispetto alla Mirai del debutto, questa edizione presenta un avantreno con sistema a ruote indipendenti multilink (così come il retrotreno), al posto del tradizionale schema McPherson, in grado di fornire un più preciso appoggio al suolo con migliore stabilità e comfort di guida. Dato il peso e la sua funzione ultima, alla guida della Mirai non si corre come su una granturismo, benché prestazioni velocistiche apprezzabili e una distribuzione dei pesi perfettamente equilibrata al 50:50, garantiscano handling e dinamicità. La velocità di punta si assesta sui 175 km/h, con un’accelerazione 0-100 km/h di 9,2 secondi, ed un’autonomia – stimata – nell’ordine dei 650 km, il 30% in più della precedente. Distanza limite entro la quale si dovrà provvedere nuovamente al riempimento dei serbatoi d’idrogeno, operazione che richiede circa 5 minuti di tempo. è quindi possibile che nel prossimo futuro possa capitare in officina una sempre meno rara Toyota Mirai, per la sostituzione o il cambio stagionale dei pneumatici: in questo caso le uniche due misure ammesse sono delle 235/55 R19, presenti sulle versioni Pure ed Essence, oppure delle 245/45 R20, di serie sulla più ricca Essence+.

 

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