Salvare le prestazioni

Abbiamo parlato nello scorso numero di quanto per i gommisti sia importante, benché complesso, analizzare attentamente i propri costi, per cercare di ottimizzare la marginalità in un momento così difficile, data la concomitanza di diverse problematiche in atto. Il tema già citato dell’inflazione può essere visto anche da un altro punto di vista, che ugualmente riguarda molti rivenditori in questi ultimi anni, ovvero la forbice fra il prezzo di acquisto e il prezzo di rivendita al cliente. Pur essendo difficile avere dati armonizzati che analizzino per i pneumatici gli andamenti dei prezzi di sell in e dei prezzi di sell out negli ultimi mesi, possiamo senza dubbio affermare che gli aumenti di prezzo praticati dai produttori siano stati generalmente superiore a quelli applicati, a cascata, dai rivenditori. Ciascuno sa, per la propria azienda, a quanto corrisponda questa forbice, ma possiamo dire senza timore che in molti casi parliamo di una differenza abbondantemente sopra i dieci punti percentuali. Bisogna sottolineare che tanti gommisti da tempo procedono in un difficilissimo equilibrio fra due rischi molto concreti: da un lato quello di ridurre le marginalità sempre di più, al limite dello zero, pur di non perdere competitività, dall’altro il rischio di perdere qualche cliente in caso di aumenti di prezzo non ben recepiti. E questo avviene in un momento in cui si è ampiamente diffusa l’abitudine presso la clientela di consultare i prezzi delle gomme online prima di chiedere un preventivo al gommista. Certo, questo è il bello della trasparenza che l’era digitale ci offre; ma non è altrettanto bello se siamo in presenza di concorrenza sleale, e sul web purtroppo è capitato in passato e continua a capitare anche oggi di trovare offerte di pneumatici venduti a prezzi che guarda caso sono più bassi del 20% rispetto ai listini. In attesa di un argine, se mai arriverà, a questi fenomeni, il pneumatico rischia di diventare una commodity. Il valore più importante che rimane al gommista è la sua professionalità, e oggi è l’unica leva che può manovrare per recuperare competitività. Una volta avremmo detto che il bene più prezioso è quello che non si può misurare. Forse è arrivato invece il momento di misurarlo, dandogli un valore, ed è una cosa possibile. In che modo? Sicuramente la formazione del personale è la via maestra per qualificare e valorizzare il servizio, specialmente oggi che le prestazioni sono l’ultima ancora di salvezza per molte aziende. Ma ci sono anche piccoli investimenti che si possono fare per incrementare il numero e il valore delle prestazioni, per esempio intervenendo nell’ambito dell’accettazione e della diagnostica rapida; sarebbe un peccato non sfruttare queste possibilità.