I dazi sui pneumatici cinesi potrebbero non servire, ma la difesa del mercato è doverosa

Con il regolamento di esecuzione (Ue) 2026/1540 del 6 luglio scorso, la Commissione europea ha istituito un dazio antidumping definitivo sui pneumatici per vetture e veicoli commerciali leggeri provenienti dalla Repubblica popolare cinese, fissando aliquote che spaziano per i diversi produttori interessati dal 4,3 al 45,3% del prezzo netto. La misura, che arriva 13 mesi dopo l’apertura delle indagini antidumping, è quindi in linea con le aspettative dell’industria dell’Unione, che aveva sporto denuncia chiedendo l’avvio della procedura, sebbene non sia stata accolta dalla Commissione la richiesta di applicare la riscossione retroattiva dei dazi (così come, mentre prosegue l’indagine parallela sui sussidi, è stata resa nota la decisione di non introdurre dazi provisori in compensazione dei sussidi, richiesti dai produttori europei). Ad ogni modo, e sebbene vi fossero i presupposti per richiedere l’avvio delle indagini già diversi anni fa, il regolamento dovrebbe almeno rappresentare un elemento di stabilità per l’industria europea dei pneumatici, già in difficoltà, oltre che per la forte pressione sui prezzi, per le incertezze, i rincari e la prospettiva di shock economico derivanti dalle tensioni nel Golfo Persico.
Chiaramente, non tutti gli operatori del nostro settore saranno soddisfatti dall’introduzione di questi nuovi dazi. Alcuni operatori affermano che questi dazi li pagheranno gli incolpevoli consumatori; a nostro avviso, però, questa narrazione è viziata a monte da un punto di vista scorretto: non è che viene tolto il diritto del consumatore ad avere un prodotto a basso prezzo, accade invece che vengono ripristinate condizioni eque di mercato tramite la compensazione di una pratica scorretta di vendita in sottocosto. E peraltro sembra improbabile che possa adesso venire a mancare l’offerta di pneumatici di fascia economica sui mercati europei.
Altri importatori e distributori indipendenti si dicono preoccupati per la riduzione delle proprie marginalità. Questo però dipenderà dalle scelte di ognuno, e chi deciderà di assorbire anche parzialmente l’aumento portato dal dazio, piuttosto che trasferirlo sul consumatore, lo farà per garantyre al cliente un livello di prezzo che finora era reso possibile unicamente dal dumping, pratica sleale che ha già danneggiato profondamente la manifattura europea in diversi settori.

Certo, detto questo, è bene mantenere anche un certo realismo: i dazi potrebbero non produrre (o produrre solo in parte) gli effetti positivi auspicati dalle aziende europee, infatti arrivano oggettivamente tardi, quando l’industria europea è già gravemente compromessa e ridimensionata, mentre al solo avviso dell’apertura delle indagini sono partiti importanti movimenti di delocalizzazione verso altri Paesi asiatici, che di fatto andranno in buona parte ad aggirare le misure. Ma almeno il principio che le condizioni di mercato devono essere eque auspichiamo che non si debba discutere o giustificare.