Su questo numero di Pneurama abbiamo dedicato la copertina – ed evidentemente anche l’editoriale – a un argomento a nostro avviso particolarmente rilevante per la filiera, ovvero la verifica effettiva (svolta da Assogomma) di come alcuni fattori influiscano sulle prestazioni dei pneumatici: pressione di gonfiaggio, stato di usura del battistrada, e data di fabbricazione. Questa ultima, in particolare, è da anni al centro di una stremante contesa fra i rivenditori (e i produttori) di pneumatici e una parte di consumatori che ritenendosi meglio informati degli altri pretende, al momento del cambio gomme, di acquistare unicamente pneumatici con la data di fabbricazione più recente possibile, come fossero uova di gallina.
E così, infinite discussioni si sono riversate anche online attorno al famoso Dot, che per la cronaca non è una marcatura obbligatoria nell’Unione europea, ma indica solo la rispondenza del prodotto agli standard tecnici statunitensi; è invece obbligatoria l’indicazione della data di fabbricazione del pneumatico, ma solo ai fini della tracciabilità del prodotto, ovvero per individuare il lotto di produzione nel caso si rendessero necessari dei richiami. Nessuna indicazione è invece possibile per quanto riguarda la “data di scadenza” dei pneumatici, semplicemente perché non esiste. Cionondimeno questa pretesa dal sapore un po’ complottista ha prodotto negli anni delle distorsioni importanti lungo la filiera: per esempio presso la rivendita molti operatori hanno avuto a che fare con il cliente che esige il Dot recente oppure pretende lo sconto se la gomma non è fresca di giornata, e qualche rivenditore nel tempo ha anche assecondato questa richiesta offrendo prezzi differenziati in base all’età del prodotti (!); ma questo fenomeno è risalito anche a monte, verso l’industria: memorabile il caso dei pneumatici di importazione (vi lasciamo indovinare il paese di provenienza) sequestrati in dogana perché recanti una data di fabbricazione successiva alla data dell’ispezione, e che quindi – a meno che non provenissero dal futuro – sono stati contraffatti per assecondare questa moda infondata.
Ma i pneumatici allora non invecchiano? Certo che invecchiano, ma i fattori che li fanno invecchiare intervengono soprattutto dopo il loro montaggio: esposizione alla luce diretta del sole, e quindi ai raggi ultravioletti, e a temperature elevate, in primis, ma anche le condizioni di utilizzo. Mentre se sono correttamente immagazzinati (e qui ricordiamo le preziose indicazioni di Etrto) le loro prestazioni, a distanza di alcuni anni dalla data di fabbricazione, sono assolutamente in linea con quelle dei pneumatici appenda prodotti. Tutti i gommisti avranno avuto il cliente che obiettava: e chi me lo dice che è davvero così? Da oggi potranno rispondere: te lo dicono i test effettuati ripetutamente su pista con vetture strumentate. E speriamo che pian piano possa finalmente prevalere la versione “scientifica” in merito a questo tema. Ma il messaggio forse più importante da veicolare è che la sicurezza non sta nel solo “invecchiamento” del pneumatico, ma anche e soprattutto nella pressione di gonfiaggio e nello stato di usura del battistrada: due elementi che è di fondamentale importanza verificare regolarmente e costantemente, non con il primo manometro a portata di mano ma presso un rivenditore specialista di pneumatici, che lavora con strumenti professionali e tarati periodicamente per obbligo di legge.
“E chi me lo dice che il DOT non conta?”
Guido Gambassi 30 giugno 2026

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