Come la crisi internazionale sta rimescolando le carte, anche per il settore dei pneumatici

Parlando con gli operatori professionali nel settore dei pneumatici, fino a qualche mese fa l’argomento che più destava preoccupazioni fra molti era il futuro dell’industria europea del pneumatico: si parla di stabilimenti produttivi chiusi o ridimensionati nel vecchio continente, calo delle quote di mercato dei marchi premium, crescente pressione dei prodotti asiatici, sia in termini di prezzo che per il numero di marchi e prodotti vendenti sui nostri mercati. Una eccellente rappresentazione plastica dei nuovi rapporti di forza la abbiamo avuta nelle ultime fiere di settore, che hanno visto un’impressionante avanzata di metri quadri espositivi delle aziende asiatiche, mentre molti dei marchi premium occidentali battevano in ritirata.
A queste preoccupazioni si sono aggiunte, a partire dallo scorso 28 febbraio, quelle innescate dall’avvio delle attività belliche in Iran, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz: preoccupazioni ovviamente molto ben fondate, dato che la riduzione dell’offerta globale di petrolio e derivati, fondamentali per la produzione di elastomeri, ha avuto fra le sue conseguenze un aumento del prezzo della gomma del 22% circa in aprile, rispetto all’anno precedente, mentre la volatilità del mercato sta portando le aziende del settore a gestire ordini in bianco (senza limite di prezzo fissato).
Nella grande partita economica fra Europa e Cina, ci si sta adesso chiedendo chi potrebbe pagare di più per questa situazione. Certo, la Cina è fortemente colpita nella sua produzione di raffinati, ma ha anche importanti riserve accumulate, oltre all’accesso agli oleodotti russi, e anche l’elettrificazione molto avanzata del suo circolante ne riduce la dipendenza immediata dal petrolio per i trasporti. Eppure, la crisi internazionale scaturita dallo scenario iraniano potrebbe anche avere rimescolato le carte, per il nostro settore. Se per l’industria dei pneumatici cinese il vantaggio competitivo è sempre stato nel prezzo, oggi questa prerogativa è seriamente minacciata dalla disponibilità di greggio e dall’importante aumento dei noli e delle assicurazioni: fattori che potrebbero incidere non solo sul prezzo finito ma anche sulla stabilità e l’affidabilità delle forniture. Per contro, i produttori europei (che pure subiscono gli aumenti dei prezzi delle materie prime) hanno ancora filiere più integrate e diversificate dal punto di vista geografico (un vantaggio potrebbe essere monetizzato anche a breve), mentre l’accelerazione sull’utilizzo dei polimeri di origine naturale potrebbe in futuro ridurre la dipendenza dal petrolio. Il fattore determinante per recuperare competitività, però potrebbe ancora una volta essere affidato alle scelte politiche: se l’Europa vincerà la sfida per stabilizzare velocemente i propri costi energetici, anche il pneumatico europeo potrebbe recuperare terreno, e ritrovare un futuro che sembrava in discussione. 
E non dimentichiamo che fra non molto (entro luglio) conosceremo anche l’esito del procedimento antidumping sui pneumatici cinesi per vettura, avviato dalla Commissione europea a maggio 2025. Ci attendono mesi interessanti.