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Articoli - Archivio

05/03/2012
UNA STORIA LUNGA 140 ANNI

CONTINENTAL
Ecco il viatico del gruppo tedesco, tra innovazione di prodotto, competizioni sportive, espansione del core business e internazionalizzazione: oggi è una realtà dal fatturato di quasi 30 miliardi di euro, 164mila dipendenti in 200 siti distribuiti in 45 paesi; la filiale italiana festeggia l’anniversario partecipando al Rallye rievocativo di Montecarlo


Mino De Rigo

UNA RICORRENZA è un ottimo pretesto per far parlare di sé. E invero, 140 anni di attività autorizzano ampiamente, pur senza il fascino della cifra a tutto tondo, a volgere lo sguardo all’indietro e a tirare le somme, rievocando una vicenda imprenditoriale iniziata l’8 ottobre 1871, quando un gruppo di nove banchieri e industriali di Hannover diede vita alla Continental-Caoutchouc & Gutta-Percha Compagnie. All’anniversario si aggiunge pure il traguardo del secolo di competizioni sportive nonché l’imminente sessantesimo compleanno del pneumatico invernale che si deve al marchio tedesco: nulla, allora, meglio dell’associare alle ricorrenze una celebrazione dal sapore retrò sul campo di gara, unendo passato e presente, il lungo viatico della ricerca e sviluppo e le nuove tecnologie. Così, ecco la partecipazione di Continental Italia alla XV^ edizione del Rallye di Montecarlo Historique, sponsor di 12 equipaggi della Scuderia Milano Autostoriche, come ciliegina sulla torta dei festeggiamenti. Dice l’ad Alessandro De Martino: “Raccontare la nostra storia serve per delineare il futuro, sulla scorta del continuo impegno sul fronte della tecnologia e dell’innovazione, in un ambito più che mai ampio e internazionale; ormai da decenni siamo tra i principali fornitori di componentistica per il settore automotive, e oggi, se circa un quarto del giro d’affari è rappresentato dai pneumatici, il resto si deve a sistemi e componenti”. Dai freni all’elettronica di bordo per il controllo della dinamica di guida e ai dispositivi di infotainment, dalla strumentazione alla sensoristica, dai prodotti tecnici elastomerici agli organi di trasmissione, telaio e motori convenzionali, ibridi ed elettrici. 

 

Subito a gonfie vele

“Le quattro direttrici primarie di sviluppo consistono nella sicurezza della mobilità, nel rispetto ambientale, nelle tecnologie per una sempre più efficace interazione dei veicoli col mondo esterno, nonché nelle soluzioni accessibili anche ai mezzi più piccoli: siamo in grado di integrare direttamente questi aspetti con il prodotto pneumatico”, precisa ancora De Martino. È il frutto di un’evoluzione che i fondatori non avrebbero certo potuto immaginare nel dare il via all’avventura societaria. Avviata contando su un cospicuo capitale, superiore ai 6 milioni di euro attuali, una forza lavoro di 200 persone e prendendo a prestito, per il logo aziendale, il cavallo della razza autoctona di Hannover: è l’inizio di una produzione di manufatti in gomma morbida, dalle bambole giocattolo alle gomme piene per biciclette e carri passando per i tessuti gommati e le borse per l’acqua calda. Gli affari vanno a gonfie vele e, alla fine degli anni ‘20, le principali industrie tedesche della gomma decidono di unirsi per formare la Continental Gummi-Werke Ag, così da competere con più forza sui mercati esteri. Almeno tre innovazioni, nel frattempo, danno slancio al business: l’introduzione nel 1904 del pneumatico con battistrada, seguito dal prototipo della copertura chiodata ante litteram (con rivetti sulla fascia di appoggio per creare altrettanti rilievi utili a migliorare la trazione) e, quattro anni più tardi, del cerchio rimovibile per autovetture, che risparmia tempo e fatica nel cambio delle gomme. 

 

Innovazione e progresso

Poi, il lancio dei pneumatici cord e l’uso pionieristico del nerofumo, nel 1926, rappresentano il preludio alla più intensa stagione di competizioni sportive, che vedono ripetutamente protagonisti i pneumatici della casa tedesca in dotazione ai bolidi Mercedes e Auto Union impegnati sui circuiti europei e del Nord Africa; e in seguito, nel dopoguerra, montati sulle Daimler Benz e sulle Porsche condotte al successo da piloti come Karl Kling, Stirling Moss e Juan Manuel Fangio. A scandire lo sviluppo tecnico del periodo, la richiesta di brevetto per i pneumatici tubeless nel ’43, la cui produzione sarà avviata dodici anni più tardi, il lancio nel ’52 degli inediti invernali M+S e, nel 1960, la produzione su larga scala di coperture radiali. Le tre decadi successive segnano, a partire dalla costruzione di un impianto in Francia, il corposo capitolo dell’internazionalizzazione che si accompagna alle prime acquisizioni: dopo aver fatto propri gli insediamenti europei di Uniroyal (1979), Continental nell’arco del biennio 1985-87 acquisisce l’austriaca Semperit e l’americana General Tire, e ancora, nel 1993, la portoghese Mabor, cui si aggiunge più avanti la ceca Barum. Di qui in poi, l’ultimo ventennio coincide con la stagione dell’ampliamento del business a svariati settori contigui, per mezzo del quale il gruppo costruisce il proprio profilo di fornitore a tutto tondo, oggi tra i primi cinque dell’industria automotive. È del 1994 l’integrazione di Benecke-Kaliko che produce finta pelle e pellicole, e di quattro anni più tardi l’acquisizione della divisione Automotive Brake and Chassis di una società statunitense il cui nucleo è rappresentato dalla tedesca Alfred Teves.

 

Il business si fa globale

Tra il 2001 e il 2007 procede poi a incorporare Temic, specialista nei componenti elettronici per auto, Phoenix, che lavora gomma e materiali plastici, la business unit dei componenti elettronici per auto di Motorola, nonché Siemens Vdo Automotive, tra i capofila dell’elettronica di bordo e dei dispositivi di infotainment. Sono anche gli anni in cui Continental rafforza la propria posizione di produttore di pneumatici a livello internazionale inaugurando nuovi stabilimenti in Argentina, Messico, Sudafrica, Romania e Slovacchia, e nei quali moltiplica pure le attività di cooperazione tecnologica e le joint venture internazionali. Più recente ancora, l’espansione in Brasile, in India e in Asia, con l’apertura l’anno scorso della prima fabbrica Continental in Cina. Il lungo viatico dell’innovazione spazia da sistemi pluripremiati come l’ISAD (Integrated Starter Alternator Damper) concepito per la propulsione ibrida, capace nel ’97 di integrare in una singola unità avviamento e generatore del veicolo, a pneumatici stradali come il ContiSportContact Vmax, omologato per velocità sino a 360 km/h. In mezzo, soluzioni tecniche tra cui si segnala il sistema di lamelle contrapposte adottato per la prima volta sulla copertura invernale ContiWinterContact TS 790, lanciata nel ’98: da notare che, su un pneumatico della misura 196/65 R15, lo sviluppo delle lamelle messe in fila avrebbero segnato una lunghezza di quasi 2 km; e poi l’omonimo TS 810S del 2005, il primo pneumatico winter omologato per velocità massima di 270 km/h. 

 

In gara al Montecarlo Historique

“Il migliore banco di prova per i pneumatici invernali – dice Alberto Bergamaschi, responsabile pr di Continental Italia – è rappresentato da competizioni come il Rallye di Montecarlo, che, pure nell’edizione rievocativa Historique (sei giorni a cavallo tra gennaio e febbraio) riservata a vetture con più di 25 anni, presenta condizioni climatiche invernali estreme e in continuo cambiamento. Ed è una gara dove si crea vera competizione, anche tra i pneumatici”. Ecco perché legare all’abbinata tra storiche da corsa e modernissime coperture winter, le ContiIceContact con e senza chiodi, l’acuto delle celebrazioni dei 140 anni. A questi pneumatici il compito di offrire sicurezza in accelerazione, frenata e tenuta laterale su fondi tra i più impegnativi, nei 3mila km attraverso le Alpi, dall’asfalto freddo al bagnato e dalla neve al ghiaccio vivo.

 


• Un 2011 di gruppo a passo di carica


Un attivismo frenetico punteggiato da una serie di nuovi investimenti sui mercati esteri e un giro d’affari che si annuncia prossimo ai 30 miliardi di euro, in aggiunta a un utile netto pronto al raddoppio sul 2010. Per il gruppo Continental l’anno appena chiuso dovrebbe registrare una crescita del fatturato superiore al 17%, e, nonostante l’aumento delle materie prime e la congiuntura negativa, fare da volano per un 2012 di ulteriori progressi. Merito anche di un ruolino di marcia che l’ha visto prima annunciare l’ampliamento della fabbrica di pneumatici brasiliana di Camaçari, l’acquisizione di Modi Tire in India, l’espansione del centro prove in Texas per 2,5 milioni di spesa nonché dello stabilimento di Mt. Vernon negli Stati Uniti a 4 milioni di pneumatici annui; e poi, l’apertura della prima fabbrica in Cina, accreditata di un’analoga capacità produttiva a fronte di 185 milioni d’investimento, e la costruzione in Russia di un nuovo impianto per pneumatici vettura che costerà un miliardo di euro e inizierà a produrre a fine 2013. E infine, 500 milioni di dollari per l’impianto americano di Sumter e ulteriori 9,3 milioni di euro spesi per un nuovo centro tecnico a Salto in Brasile. Nel 2011 Continental ha assunto 5.500 nuovi dipendenti, portando a 164mila il totale di gruppo.

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