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L'Editoriale - Archivio

26/10/2011
UN SENSO AI PFU

"Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l'ha".

Roberta Papadia

"Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l'ha". Parafrasando probabilmente male Vasco Rossi, la storia dei Pfu mi fa venire in mente "Un Senso" e la ricerca del significato di ciò che accade e "sai cosa penso, che se non ha senso domani arriverà lo stesso". Ma come arriverà?
Non ha un senso a tal punto che non si sa cosa dire sui pneumatici fuori uso. Ho pensato un po' prima di capire a fine settembre cosa poter scrivere su questa storia. Al momento siamo nel pieno della fase "vedremo se interverranno chiarimenti", "non si sa come verrà interpretata" e la ormai famosa "è una zona grigia". Il regolamento però è entrato in vigore ed è operativo, a modo suo, ma una norma che avrebbe dovuto portare un sistema strutturato di gestione dei fuori uso ha creato più confusione e incertezza nel mercato.
Quando arrivano i quesiti puntuali delle aziende, il senso di impotenza nel dire: "non si sa" è demoralizzante, perché ci si rende conto di non poter dare risposte e di non poter tranquillizzare chi non ha certo bisogno di dover sbrogliare la matassa legislativa per riuscire a lavorare.
Ecco il solito problema della proliferazione incessante di norme e di confusione interpretativa. Dal fine giusto di una legge quando si passa all'inapplicabilità viene meno il fine stesso.
E qui il Sistri docet, più che Sistri è un "Sinistri" per la lunga e travagliata storia, non solo alimentato a proroghe, ma anche a morte e resurrezione e futuro incerto. Il Sistri è un po' il simbolo di quello che non va tra realtà produttiva e mondo politico (di qualsiasi colore).
Tornando ai nostri Pfu, comunque vada, quello che è successo il 7 settembre deve far riflettere tutti, in primis il legislatore. Soprattutto se si pensa che la normativa è prevista dal 2006, quando l'art. 228 del D.lgs 152/2006 ha stabilito i principi del sistema di gestione dei pneumatici fuori uso, rimandando ad un decreto (Dm 82/2011) che se proprio doveva uscire dopo 5 anni, poteva venir meglio.
La certezza del diritto si ferma in accademia. Anche la migliore delle leggi e la più tempestiva (non è il caso dei Pfu) nell'affrontare la vita concreta inevitabilmente ha bisogno di adattarsi perché la teoria non può prevedere tutte le necessità della pratica, ma se l'incertezza è l'unica certezza di una norma qualcosa proprio non va.
Oggi è indispensabile un tavolo in cui riunire realmente istituzioni e mondo produttivo per arrivare ad una normativa puntale e utile. Il rischio infatti è quello di abituarsi a questo modo di legiferare, come se fosse normale così. Come non è normale che le aziende italiane siano costrette a produrre all'estero per essere competitive nel mercato globale.
Il mondo va velocissimo, non possono essere le leggi che in teoria dovrebbero migliorare lo sviluppo di una società a frenarlo.
Abbiamo anche scoperto che la velocità della luce è stata superata dai neutrini e noi siamo qui fermi a cercare di comprendere un decreto inapplicabile che arriva con vent'anni di ritardo rispetto alle necessità del mercato.

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