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Articoli - Archivio

24/04/2013
UN PO' DI SANO REALISMO

MERCATO AUTO

Continuano a calare le vendite di vetture in Italia anche nei primi mesi del nuovo anno. La situazione è chiara a tutti e i tentativi di ribaltarla appaiono lontani dall’essere attuati

Renzo Dotti

ALZI LA MANO chi pensava che il mercato nazionale dell’auto potesse iniziare il 2013 con dati positivi o quanto meno incoraggianti. Nessuno, perché neppure il più ottimista o incosciente degli analisti, nella attuale situazione economica, azzarderebbe previsioni di ripresa per un settore, quello delle auto appunto, che in quanto bene durevole e costoso, accusa in maniera evidentissima la scarsa fiducia che in generale pervade l’Italia.
E il buon senso che, nonostante tutto, permane la natura umana, fa dire a chiunque, anche a chi di auto non ne capisce proprio nulla, che le cose purtroppo non possono che continuare secondo questo trend, ossia con un’inesorabile discesa fino a un livello che mai avremmo pensato fino a pochi anni fa. Sì ma quale sarà il limite?

Record negativi

Un po’ di numeri, giusto per visualizzare concretamente ciò che, a ben vedere, è sotto gli occhi di tutti e, perché no, ipotizzare come si potrebbero evolvere nei prossimi mesi.
Secondo i dati pubblicati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a febbraio il mercato italiano dell’auto ha totalizzato 108.419 immatricolazioni, il 17,4% in meno rispetto a febbraio 2012 che aveva chiuso a 131.271 unità.
Nei primi due mesi dell’anno il totale immatricolato ha quindi di poco superato le 222.000 unità, in flessione del 17,3% su un primo bimestre 2012 già di per sé molto critico avendo segnato un calo del 17,6% nel confronto con lo stesso periodo del 2011.
Insomma stiamo parlando di una flessione importante rispetto a un andamento già negativo. E due negatività non si annullano, purtroppo in questo caso si sommano e conducono il mercato su volumi inferiori a quelli di trent’anni fa.
Supporre che, almeno nei primi sei mesi del 2013, il calo delle immatricolazioni continuerà senza sosta, è fin troppo facile. La diminuzione del Pil prevista per il nostro paese anche per quest’anno da tutte le organizzazioni economiche nazionali e internazionali, non può che “garantire” un indebolimento di almeno il 15% per il mercato auto, ossia poco più di 600.000 vetture nuove gireranno sulle nostre strade nel periodo che va da gennaio a giugno 2013.


Guardare a fondo

In realtà, a ben vedere, non è neppure così. Ossia la situazione reale è ancora più grave. Sappiamo bene infatti che una significativa percentuale delle auto di nuova immatricolazione viene in realtà auto-immatricolata dalle stesse concessionarie. Ed è vero che le stesse concessionarie hanno diminuito questa pratica in numeri assoluti, ma non percentualmente. Anzi.
Anche in questo caso alcuni numeri possono aiutare a comprendere meglio. Nel 2010, quando furono immatricolate 1.971.058 vetture, le concessionarie contribuirono a questo grandioso risultato con 132.202 immatricolazioni. Due anni più tardi, con poco più di 1.400.000 vetture immatricolate, le targhe “chilometri zero” sono state oltre 120.000. Insomma tutt’altro peso, a dimostrazione del tentativo non indifferente nel contrastare la crisi messo in atto dai dealer.
In sostanza i numeri reali, o perlomeno quelli che danno il polso della situazione, ossia le vendite ai privati, sono passate in due anni da oltre 1.391.000 a poco più di 875.000. Mezzo milione di auto nuove in meno!


Mozioni per non arrendersi

Di fronte a un trend che seguita a peggiorare, con ripercussioni insostenibili per le imprese produttrici e per tutti gli operatori del comparto, che attendono da mesi segnali di rilancio, le associazioni del settore non stanno certamente a guardare.
Anfia, ad esempio, ha lanciato l’idea di istituire al più presto una Consulta sul settore automotive che, con il supporto del Governo e la partecipazione attiva dei Ministeri competenti, insieme alle istituzioni deputate all’internazionalizzazione e allo sviluppo delle aziende, e con i rappresentanti della filiera industriale nazionale, diventi l’interlocutore privilegiato per i provvedimenti legislativi che riguardano il mondo della mobilità e monitori l’effettiva realizzazione dei punti programmatici che ne costituiscono il fondamento.
Tra i primi passi da compiere, vi è naturalmente una riduzione e razionalizzazione dell’imposizione fiscale sugli autoveicoli e dei loro costi di gestione, per dare una boccata d’ossigeno al mercato. Un primo intervento dovrebbe riguardare ad esempio le assicurazioni, dato che in Italia l’Rc auto è la più costosa d’Europa con un premio medio più del doppio di quelli di Francia e Portogallo, superiore a quello tedesco dell’80% circa e a quello olandese di quasi il 70%.


Tra il dire e il fare...

Tutto vero, tutto giusto. Ma come smuovere in Italia situazioni ormai sedimentate da decenni che hanno garantito posizioni dominanti a un numero di persone più elevato di quello che si potrebbe pensare?
E andando oltre, è risaputo che ridurre qualsiasi forma di tassazione oggi rappresenta un’operazione utopistica, almeno fin quando si dovrà garantire il funzionamento dell’attuale elefantiaca “macchina pubblica”.
Quindi, con una sana dose di realismo, viene da pensare che poco o nulla, di quello che a gran voce viene richiesto per sostenere il mondo automotive, verrà attuato. Come sempre infatti nel nostro paese alla casella politica industriale “vera” compare un desolante zero, con le conseguenze facilmente prevedibili di un drastico ridimensionamento del tessuto di piccole medie imprese e drammatico aggravamento della situazione occupazionale.

 

• Incentivi nel segno dell'ecologia

Qualche timido segnale di supporto al settore sembra arrivare dallo Stato che per l’anno in corso garantisce incentivi a chi acquista un’auto a gas (gpl o metano), ibrida o elettrica, con emissioni di CO2 fino a 120 g/km. Le risorse a disposizione, pari a 40 milioni per il 2013, sono in realtà esigue e già dai primi giorni di marzo sono andati esauriti i 3 milioni di euro previsti per l’acquisto senza rottamazione per la parte che riguardava i veicoli con emissioni di anidride carbonica comprese tra 51 e 96 g/km, sostanzialmente i veicoli bifuel, così come si è esaurito anche il milione e mezzo previsto per veicoli con emissioni fino a 50 g/km, in pratica quasi tutte elettriche più un paio di ibride. Per quanto riguarda il resto invece,  ossia la parte di risorse prevista in caso di rottamazione di veicoli di almeno dieci anni e riservata all’acquisto di veicoli pubblici o privati per l’uso di terzi oppure all’acquisto di veicoli destinati a essere utilizzati nell’esercizio dell’impresa, sono stati utilizzati appena quattro milioni.

 

• Discesa continentale

Inizio 2013 difficile per il mercato europeo dell’auto che nel primo bimestre 2013 ha registrato volumi complessivi pari a 1.748.071 unità, con una contrazione del 9,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta di un aggravamento del trend negativo iniziato a ottobre 2011, in cui spicca positivamente solo il Regno Unito che conferma la sua performance positiva (+7,9%). Le altre nazioni, Germania in testa (-10,5%), segnano il passo in maniera evidente. Secondo gli analisti un eventuale miglioramento dell’andamento del mercato ci sarà solo nella seconda parte dell’anno e dipenderà da quanto i governi dei paesi più colpiti dalla crisi riusciranno a recuperare in termini di competitività e a risollevare il clima di fiducia dei consumatori e delle imprese.

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