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Articoli - Archivio

01/09/2016
UN LIBRO BIANCO PER RILANCIARE IL PNEUMATICO RICOSTRUITO

Airp

Con la nuova edizione del “Libro Bianco sui Pneumatici Ricostruiti” AIRP ha fatto il punto della situazione per il settore, evidenziando non solo le criticità che attraversa e le grandi opportunità che offre, ma anche indicandolo come esempio perfetto di quella “economia circolare” che sarà, necessariamente, il modello di riferimento per il futuro

Guido Gambassi

È cosa risaputa che il settore della ricostruzione dei pneumatici sta attraversando una fase di crisi molto seria, così come più o meno sono note le cause diverse e concomitanti che ormai da diversi anni hanno messo i ricostruttori su un piano inclinato. Cionondimeno può essere utile raccogliere dati, analisi e valutazioni sul settore per fare il punto della situazione, tirare le fila dei diversi scenari e delineare le possibili prospettive per il futuro, come ha fatto AIRP – Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici realizzando il “Libro Bianco sui Pneumatici Ricostruiti”, presentato lo scorso 22 giugno all’Hotel Nazionale di Roma.

 

Ricostruito in calo, nonostante i benefici ambientali ed economici

I dati pubblicati nel volume restituiscono un quadro impietoso della situazione italiana: dal 2007 al 2015 il mercato italiano dei ricostruiti per autocarro (segmento che costituisce la quasi totalità dell’industria) è passato da 760.000 pezzi a 432.000, un calo del 43,2% che sta ormai minacciando la sopravvivenza stessa di una filiera che coinvolge inoltre una gamma di soggetti che comprende non solo i grandi produttori e i rivenditori, ma anche i piccoli e medi ricostruttori, i produttori di materiali e attrezzature per la ricostruzione: un tessuto imprenditoriale che rappresenta una tipicità italiana e un prezioso patrimonio culturale, oltre che tecnico e professionale.

Un calo di mercato che oltretutto si verifica a dispetto dei grandi vantaggi ambientali ed economici che il prodotto offre: secondo i dati pubblicati nel Libro Bianco, infatti, per il solo anno 2015 si parla di una minor spesa di oltre 69 milioni di euro, calcolata sulla base del delta tra l’acquisto di un pneumatico nuovo rispetto all’opzione della ricostruzione. Si stima che la ricostruzione abbatta le emissioni di CO2 di circa il 30% rispetto alla produzione di un pneumatico nuovo, salvando circa il 70% dei materiali originari del pneumatico. Secondo AIRP, l’Italia risparmia ogni anno in media 107 milioni di litri di petrolio e oltre 30.000 tonnellate di altre materie prime strategiche come gomma naturale e sintetica, nero fumo, fibre tessili, acciaio e rame. Ogni anno, grazie alla ricostruzione, è inoltre possibile evitare l’immissione nell'ambiente di oltre 30.000 tonnellate di pneumatici. Tutti questi benefici potrebbero chiaramente aumentare qualora le quote di ricostruito fossero maggiori.

 

La ricostruzione per un nuovo modello economico

Ci sono infine riflessioni di più ampio respiro che indicano nella ricostruzione dei pneumatici una soluzione che dovrebbe essere favorita sul mercato. Una delle principali sfide che l’industria globale si trova a dover affrontare in questo secolo è infatti conciliare sostenibilità economica ed ecologica. Viviamo in un mondo dove l’efficienza produttiva non può più davvero prescindere dall’esigenza di contenere i propri consumi energetici e di materie prime, né ignorare l’impatto sociale e ambientale della propria attività. In questa visione, si impone oggi a livello internazionale il concetto di economia circolare, vale a dire una logica di produzione industriale votata al completo riuso di un prodotto e delle sue componenti, nonché all’azzeramento dei quantitativi di spreco e scarto. In largo anticipo su tutti gli altri componenti del settore e anche rispetto a normative specifiche che oggi favoriscono il riutilizzo delle parti del veicolo, da quasi un secolo il pneumatico si offre a queste pratica, proponendosi dunque come una valida alternativa dal punto di vista della sostenibilità non solo economica, ma anche ecologica. Il rischio oggi è che, con il continuo calo delle vendite, questo importante vantaggio si perda e con esso la spinta d’innovazione tecnologica che ha storicamente caratterizzato il comparto, in particolare in Italia. D’altro canto, un enorme spreco di tecnologia si viene a creare a prescindere. Rinunciare alla ricostruzione significa infatti gettare letteralmente in discarica l´elevato contenuto e il valore tecnologico già presente in un moderno pneumatico di qualità e che sarà ancora maggiore nei pneumatici “intelligenti” di domani.

 

Istituzioni, operatori e industria concordano: il settore ha un ruolo strategico

In virtù di questi benefici economici ed ecologici, Airp in occasione della presentazione dell’edizione 2016 del Libro Bianco ha chiesto attenzione e sostegno concreto per il settore della ricostruzione dei pneumatici. Sul palco dei relatori, oltre al presidente AIRP Stefano Carloni, è stata significativa la presenza dell’On. Chiara Braga, responsabile ambiente per il Partito Democratico, di Maurizio Vitelli, direttore generale per la Motorizzazione, e di Carlo Maria Medaglia – capo segreteria Tecnica del ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (intervenuto in teleconferenza), che hanno testimoniato l’interesse delle istituzioni verso il settore. Hanno inoltre partecipato Giovanni Corbetta, direttore di Ecopneus, e Fabrizio Fraioli titolare della Fraioli Trasporti, per parlare dei benefici apportati dalla ricostruzione, rispettivamente, alla filiera dei PFU e al settore del trasporto commerciale su gomma. Non meno emblematica infine la partecipazione di Stefano Parisi, managing director Europe South Region Bridgestone, e di Lorenzo Rosso, presidente e amministratore delegato Michelin Italia, intervenuti non solo in sostegno alle rispettive attività nell’ambito dei pneumatici ricostruiti, ma anche per testimoniare il ruolo cruciale della ricostruzione rispetto all’intera industria del pneumatico nuovo, che senza la prospettiva di offrire a una gomma più cicli di vita si troverebbe a dover competere con i pneumatici low cost che stanno invadendo i mercati mondiali: “prodotti ‘usa-e-getta’ in quanto non ricostruibili, immessi in misura massiccia sui mercati facendo leva sul basso costo” ha affermato Stefano Carloni. “Quest´ultimo è un elemento che può essere decisivo per i tanti trasportatori che al momento di sostituire i pneumatici si trovano costretti a scegliere il risparmio immediato. È invece importante sensibilizzare gli Utilizzatori sul fatto che il pneumatico a basso costo non ricostruibile rappresenta un falso risparmio. Guardando infatti all’intero ciclo di vita del prodotto che si ha acquistando pneumatici di qualità e ricostruendoli più volte vediamo come in questo modo è possibile ottenere importanti vantaggi economici.”

“Sicurezza e affidabilità sono al cuore dell’offerta del pneumatico ricostruito autocarro” è stato il commento di Lorenzo Rosso: “per questo sono fondamentali due fattori: la carcassa, che deve essere progettata fin dall’origine per essere ricostruita anche più volte, e il controllo approfondito delle carcasse inviate alla ricostruzione. Nella progettazione di una carcassa la ricostruzione non è un’opzione ma un elemento imprescindibile, per cui fabbricanti fanno costantemente evolvere il potenziale delle loro carcasse, un potenziale utile anche per l’impiego da nuovo del pneumatico.”

“Noi siamo fortemente convinti che la promozione della ricostruzione dei pneumatici sia il pilastro fondante del Sistema dell’Economia Circolare, un concetto fondamentale che si impone oggi a livello internazionale – ha detto Stefano Parisi - Si tratta di una logica di produzione industriale votata al completo riuso di un prodotto e delle sue componenti, nonché all’azzeramento dei quantitativi di spreco e scarto”, ha concluso Parisi, ben inquadrando le prospettive del settore in un contesto di riorganizzazione economico-industriale che necessariamente dovrà vedere una razionalizzazione delle risorse nei prossimi anni. Come ha ribadito anche l’On. Braga: “Il settore della ricostruzione dei pneumatici è emblematico di ciò che vuole essere l’economia circolare, un modello di produzione che si pone il problema dell’uso efficiente delle risorse e delle materie prime, ma anche della maggiore riduzione possibile dello scarto, di quello che viene conferito come rifiuto. In questo è strategico, come oggi è emerso in maniera molto forte, tutto il ciclo di produzione e uso di un prodotto, a partire dalla progettazione. L’esperienza dei pneumatici ricostruiti è emblematica e significativa in quanto rappresenta un esempio di circolarità applicata”.

Stesse conclusioni anche per l’intervento di Giovanni Corbetta: “In Italia, arrivano ogni anno a fine vita quasi 400.000 tonnellate di pneumatici. Grazie alla ricostruzione è possibile ridurre la gestione di una pari quantità di PFU, con benefici al consumo di materiali vergini, all’utilizzo di risorse, all’ambiente. In tutto il settore automotive il re-manufacturing dei componenti si sta sviluppando significativamente come elemento essenziale del ciclo di vita dei veicoli e come fattore chiave per la sostenibilità ambientale ed economica dell’industria stessa. Inoltre si sta rivelando essenziale per quei materiali di scarsa e/o costosa diponibilità. Fare marcia indietro nell´utilizzo della ricostruzione significa dunque andare controtendenza, negando una delle migliori pratiche della economia circolare.”

Ma se per le istituzioni il punto di vista è quello del modello economico del futuro, per altri operatori che ancora lottano quotidianamente per la ripresa economica, la ricostruzione può essere davvero l’ago della bilancia che permette di ottenere efficienza e profittabilità: “Per un’azienda di autotrasporto come la nostra la cosa più difficile in questo momento è far quadrare i conti” ha raccontato Fabrizio Fraioli. “Risparmiare in termini di costo-km, che è una delle principali variabili di competitività per il settore, è vitale. Per questo il pneumatico ricostruito può essere un alleato davvero prezioso: ci dà infatti un vantaggio economico immediato, permettendo di risparmiare tra il 30% ed il 40% rispetto all’acquisto del nuovo, ma è anche un vantaggio che si moltiplica nel tempo, perché possiamo ricostruirlo più volte e continuare a risparmiare. Alcuni nostri mezzi hanno percorso fino a 500.000 chilometri con gli stessi pneumatici ricostruiti più volte” ha concluso Fraioli.

Fra le possibili azioni da mettere in campo, il Libro Bianco suggerisce un credito di imposta sui pneumatici ricostruiti in favore degli utenti dei pneumatici ricostruiti (come le 100.000 aziende di autotrasporto attive in Italia). “Le possibilità di intervenire ancora non mancano” ha detto Carloni. “Quella del credito d’imposta è una misura già applicata in altri settori e che può aiutare molto i ricostruttori”. Vedremo quali saranno le eventuali ricadute dell’iniziativa dell’AIRP, che intanto è sicuramente servita a lanciare il sasso nello stagno: sono infatti in corso, dopo l’evento di presentazione del Libro Bianco, incontri di approfondimento presso il Ministero dell’ambiente, che – ci auguriamo – potrebbero essere determinanti per arrivare a concretizzare le misure di sostegno al settore. 

 

 

 

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