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Articoli - Archivio

01/03/2016
UN BUON ANNO

Mercato auto

 

Continua la ripresa del mercato auto che chiude il 2015 con l’ennesimo segno positivo. E per il nuovo anno le prospettive sono incoraggianti nonostante l’assenza di elementi strutturali di stimolo al rinnovo del parco circolante 

Renzo Dotti

Vendere autoveicoli in italia non è stato per nulla facile in questi ultimi anni. La pesante crisi economica che ha imperversato prima negli Usa e a cascata in Europa, e i cui effetti sono ancora visibili e terribilmente concreti per una fascia sempre più ampia della popolazione, ha rappresentato un ostacolo difficilmente superabile per molti automobilisti prima di giungere alla decisione di acquistare un’auto, soprattutto un’auto nuova. E così i volumi si sono progressivamente ridotti di anno in anno, fino a perdere oltre un terzo della media di immatricolazioni realizzate nel periodo 2000-2010 quando, anche grazie ad una serie di incentivi governativi volti a rinnovare il parco auto, si ebbe una media di oltre 2.270.000 veicoli. Il 2015 ha chiuso invece con 1.574.872 (+ 15,8%) unità immatricolate, e questo dato, così ridotto se confrontato con quello del primo decennio del nuovo millennio, viene oggi giudicato da tutti come un buon successo, una conferma della ripresa delle vendite iniziata già nei primi mesi del 2014 e sostanzialmente consolidata.

 

Crescita costante

Con dicembre 2015, che ha fatto segnare 109.395 immatricolazioni e un incremento del 18,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sono infatti ben diciannove i mesi consecutivi con segno positivo, una crescita costante e stabile, che ha ridato smalto e un po’ di ossigeno a un settore che ha pagato duramente la paurosa stagnazione economica. Sono state infatti migliaia le aziende del mondo automotive, concessionarie ma non solo, che hanno chiuso la loro attività, e decine di migliaia i posti di lavoro lasciati sul campo. Ma ora il peggio sembra passato. E anche le previsioni per il 2016 sono, pur con le dovute cautele, positive, tanto da far ritenere sempre più attuabile l’obiettivo di avvicinarsi a volumi di immatricolazione adeguati alle potenzialità di sviluppo del nostro Paese, valutate tra 1.800.000 e 1.900.000 immatricolazioni annuali. Questo risultato certo non sarà raggiunto nell’anno corrente, che dovrebbe comunque garantire 1.650.000 immatricolazioni, ma gli elementi incoraggianti su cui contare per uno sviluppo positivo negli anni a venire ci sono. Gli ordini innanzitutto, che solo a dicembre 2015 sono stati 153.000, con una crescita di oltre il 23% rispetto a dicembre 2014, e che per i prossimi mesi garantiranno un buon numero di immatricolazioni. Ma anche i segnali, timidi per la verità e a volte contradditori, di miglioramento dell’economia, il lancio di nuovi modelli e la speranza di introduzioni di misure atte da un lato a contenere il peso fiscale e dall’altro a favorire l’ammodernamento del parco circolante.

 

Rinnovare per inquinare di meno

In un periodo caratterizzato dai clamorosi scandali che hanno colpito alcune Case automobilistiche in tema di emissioni inquinanti manipolate elettronicamente, potrebbe apparire un po’ azzardato utilizzare l’argomento “lotta all’inquinamento” per suffragare la richiesta di provvedimenti governativi che facilitino il rinnovo del parco circolante. Ma basta ricordare che, secondo i calcoli più realistici, sono perlomeno 16.000.000 le vetture Euro 0-1-2-3 ancora utilizzate nel nostro Paese, per comprendere che, senza una progressiva ma costante e decisa riduzione di questo numero, pensare di migliorare la qualità dell’aria, soprattutto quella delle nostre città, è pura utopia. Certo, è immaginabile che la maggior parte di queste automobili appartenga a quelle famiglie dotate di una ridotta capacità di spesa per la sostituzione della vettura, ma è altrettanto innegabile che con l’attuale velocità di rinnovo occorrerebbero oltre 20 anni per sostituire tutto l’intero parco anteriore ai modelli Euro 4. Insomma una situazione quasi paradossale che probabilmente non potrà essere affrontata dalle sole Case e concessionarie attraverso l’offerta di nuovi modelli e le campagne promozionali aggressive messe in campo nel 2015 che hanno sicuramente contribuito a sostenere la ripresa dell’ancora basilare canale di vendita ai privati. È quindi condivisibile l’auspicio delle associazioni di categoria di interventi strutturali non occasionali, come ad esempio la defiscalizzazione delle auto nuove acquistate dalle famiglie attraverso la possibilità di detrarre parte dei costi di acquisto a fronte dell’alienazione di una vecchia vettura. Quello che è certo, comunque, è che, a fronte di indici del clima di fiducia dei consumatori e delle imprese che si mantengono, nonostante i lievi scostamenti negativi di dicembre, su valori elevati, senza il fondamentale coinvolgimento dei giovani, ai quali le difficoltà lavorative inibiscono di fatto la possibilità di emanciparsi dalla famiglia, una parte importante della popolazione rimane di fatto esclusa dalla possibilità di acquistare un’auto nuova. Gli attuali tassi di disoccupazione giovanile, lievemente diminuiti, ma sempre molto preoccupanti, hanno come effetto quello di impedire l’emancipazione e quindi l’acquisto di beni durevoli da parte di quella fascia della popolazione che ne rappresenta il futuro. 

 

Come è andata all’estero

Risultati positivi, in alcuni casi eclatanti, per le immatricolazioni di autoveicoli nell’anno 2015 nei principali paesi europei e negli Stati Uniti d’America. Secondo i dati preliminari diffusi dalle associazioni di settore, in Germania le nuove immatricolazioni di auto sono state 3.206.042 (+5,6% rispetto al 2014), il miglior risultato degli ultimi 6 anni; volumi notevoli (soprattutto se confrontati proporzionalmente con quelli italiani) che hanno contribuito a spingere la produzione domestica, che nel 2015 ha totalizzato 5.739.900 unità. In Francia il mercato dell’auto ha registrato 1.917.230 (+6,8%) nuove immatricolazioni nel 2015. I marchi transalpini conquistano il 54,2% del mercato nel cumulato (+4,6%) e le Case estere registrano un incremento del 9,4%. Da evidenziare anche il mercato spagnolo che dopo 6 anni ha raggiunto, anzi superato, 1.000.000 di nuove registrazioni, esattamente 1.034.232, con una crescita del 20,9%. Questo volume ha consentito di abbassare l’anzianità delle auto circolanti, che scende da 11,6 a 10 anni. Anno record del mercato auto nel Regno Unito, con 2.633.503 nuove autovetture nel 2015 (+6,3%). Si tratta del 4° miglior risultato di sempre. Infine oltre oceano il mercato statunitense ha fatto registrare oltre 17.300.000 veicoli venduti, cifra però che comprende sia le vetture (in calo del 2,1%) sia i veicoli commerciali leggeri (+ 12,7%).

 

Obiettivo “eco-friendly”

Non sempre l’Italia è costretta a rincorrere gli obiettivi fissati dall’Unione europea e già conquistati da altre nazioni. In tema di emissioni inquinanti provenienti da autoveicoli, ad esempio, il nostro Paese risulta infatti uno dei più virtuosi, avendo raggiunto, già nel 2011 (con 129 g/km di CO2), l’obiettivo fissato dalla Commissione europea per il 2015, previsto per le nuove autovetture immatricolate in 130 g/km. Lo scorso anno tale dato è risultato in Italia pari a 115,1 g/km, calcolato sulla base delle emissioni medie di CO2 delle nuove vetture diesel immatricolate (115,4 g/km), di quelle a benzina (118,1 di g/km) e di quelle ad alimentazione alternativa (113,7 g/km.) Non deve sorprendere il fatto che l’efficienza dei nuovi motori diesel dotati delle tecnologie più avanzate (i cosiddetti clean-diesel) sia migliore rispetto a quella dei motori a benzina a parità di modello considerato e di prestazione del propulsore stesso. E questo risulta un fattore essenziale per le Case produttrici per poter raggiungere gli obiettivi di CO2 al 2021 fissati dall’UE in 95 g/km insieme agli altri elementi che incidono positivamente sui risultati positivi di riduzione delle emissioni come la massa e la cilindrata delle auto, che in Italia risultano inferiore rispettivamente di 1/5 e di 1/3 rispetto alla media dei Paesi UE. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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