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Articoli - Archivio

07/01/2019
Tre consorzi un solo scopo

Economia circolare

 

Chi produce un bene è responsabile del suo corretto smaltimento e del riciclo dei suoi componenti. Lo stabilisce il principio europeo della responsabilità estesa del produttore, che regola lo smaltimento di molti prodotti, fra cui diversi fra quelli impiegati nella filiera dell’autoriparazione.

Massimo Condolo

Chi produce un bene è responsabile del suo corretto smaltimento e del riciclo dei suoi componenti. Lo stabilisce il principio europeo della responsabilità estesa del produttore, che regola lo smaltimento di molti prodotti, fra cui diversi fra quelli impiegati nella filiera dell’autoriparazione. Per questo l’acquirente di un prodotto nuovo paga nel prezzo di questo un contributo per lo smaltimento di quelli fuori uso e sempre per questo esistono i consorzi che si occupano di raccogliere, trattare e riciclare i beni fuori uso. Come Ecoped, gruppo di consorzi fondato nel 2006 per la raccolta dei Raee (rifiuti da apparecchi elettrici ed elettronici). Formato da oltre 600 produttori di piccoli elettrodomestici, apparecchiature elettromeccaniche, attrezzi hobbistici e sportivi, batterie e pneumatici è presieduto da Giuliano Maddalena, che ci ha raccontato storia e scopi del consorzio e dei suoi due spin-off dedicati a batterie (Ecopower) e pneumatici (Pneulife), i quali rispettivamente nel 2008 e nel 2017 ne hanno ripreso impostazione e organizzazione nei rispettivi settori.

 

Come è partito Ecoped e perché è nato?

Abbiamo assistito i produttori, sviluppato la rete, introdotto sistemi di tracciabilità e di qualificazione. Chi vuole lavorare con il consorzio deve qualificarsi e sottoporre l’azienda a un audit che verifica la rispondenza alle normative vigenti e ai disciplinari interni del consorzio (Ecocard) che stabiliscono le modalità di trasporto, stoccaggio e trattamento, a volte anche con regole ambientali e di sicurezza più stringenti di quelli stabiliti dalle leggi”.

 

Lo stesso schema è stato riproposto con Ecopower e Pneulife?

“Sì. Abbiamo iniziato con le batterie, settore in cui produttori e importatori avevano apprezzato l’operato di Ecoped. Ecopower è nato come organo interno di Ecoped nel 2009, anche in seguito a una legge specifica sui produttori di batterie, e nel 2012 è diventato autonomo. Tratta batterie al piombo per tutti gli utilizzi: avviamento, trazione, impieghi stazionari, in quantità variabili da pochi chilogrammi a diverse tonnellate per ritiro. Pneulife è invece nato nel 2017 e il suo produttore principale è Yokohama”.

 

Che destinazione hanno i materiali ricavati dai beni fuori uso? Come e dove vengono trattati?

“Nello spirito dell’economia circolare privilegiamo un recupero dei materiali con produzione di materie prime seconde (materie prime ricavate dal riciclo, Ndr) rispetto al recupero energetico, cioè all’impiego per produzione di calore. Nel caso delle batterie l’operazione è relativamente semplice: piombo e ossido di piombo vengono inviati in fonderia e rifusi, le casse in polipropilene pure; anche l’acido solforico viene trattato, sia per neutralizzarlo sia per poterlo reimpiegare nella produzione di sali industriali e fertilizzanti. Della batteria si butta via ben poco: almeno il 94% viene riciclato. Facciamo trattare le batterie soltanto in Italia, dove le fonderie (comunque sottoposte al nostro audit) grazie a tecnologie all’avanguardia e a una legislazione molto severa ci danno amplissime garanzie di un corretto trattamento: non emettono acido solforico nell’aria, non lo sversano nell’ambiente e curano che non lo si ritrovi nei prodotti di risulta. Dai pneumatici fuori uso vengono ricavati ferro, polverino di gomma e tela. Il primo viene riciclato, dagli altri due in parte si ricavano materiali da riciclo (per esempio per realizzare pavimentazioni sportive, lettiere per animali, asfalto antirumore e, in piccolissima parte, nuove gomme) e combustibili per cementifici e altiforni. Pneulife previlegia il recupero: da oltre l’80% del materiale viene ricavata materia prima seconda, per quanto anche l’uso come combustibile abbia una valenza ambientale in quanto sostituisce il coke. Più complesso è il trattamento dei Raee, per i quali il nostro disciplinare impone l’obbligo di riciclare almeno il 35% della plastica e il recupero dalle schede elettroniche di almeno sette degli elementi rari che esse contengono. Parte delle plastiche viene comunque inviata in discarica perché contiene ritardanti di fiamma che ne impediscono la combustione, mentre i polimeri che non li contengono possono essere convertiti in granulato pronto al riuso”.

 

Avete mai riscontrato tentativi di frode o altri aspetti illegali? Se sì, come vi difendete?

“Con i Raee non succede, anche perché l’80% della raccolta arriva dalle utenze domestiche. Con i pneumatici sì: ci sono più gomme da smaltire rispetto a quelle vendute, ed è per questo che fra i tanti parametri che monitoriamo c’è il giro d’affari del punto vendita. Un gommista con poca superficie e ridotto giro d’affari che richiede il ritiro di grandi quantità o ha vendite non dichiarate o raccoglie per conto di altri operatori con un giro poco chiaro. In casi come questo rifiutiamo il ritiro, anche per non creare squilibrio tra i contributi ricevuti e i costi delle operazioni, che danneggerebbero sia l’immagine sia l’efficienza economica del consorzio. Anche nel caso di batterie ci sono rischi: l’anno scorso nella zona di Milano sono stati segnalati alcuni furti di batterie esauste dalle isole ecologiche comunali. Svuotate dell’acido sul terreno in aperta campagna, venivano spedite illecitamente all’estero. Un’operazione pericolosa sia per l’ambiente sia per la sicurezza sul lavoro”.

 

Che tipo di fornitori vi servono e come li scegliete?

“Fondamentalmente trasportatori per organizzare il ritiro di pneumatici e batterie e aziende per lo smontaggio e il recupero delle materie prime. Devono avere tutti i documenti di legge in regola e passare i nostri audit preventivi e periodici e anche essere perfettamente in regola dal punto di vista della sicurezza sul lavoro. Il nostro sistema di controllo della filiera, certificato dal Tüv, è regolato e sorvegliato”.

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