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Articoli - Archivio

01/03/2019
Trasporto merci su strada pronto alla sfida ambientale

Unrae

 

Due studi Unrae propongono un progetto nazionale per lo svecchiamento del parco circolante.  Con l’obiettivo di ridurre le emissioni di inquinanti e la spesa per il carburante,  aumentando la sicurezza stradale anche grazie alle nuove tecnologie

Paolo Castiglia

Obiettivo: una mobilità più sostenibile, sicura ed efficiente. Attraverso un’analisi dell’evoluzione delle dinamiche e delle prospettive dell’autotrasporto italiano libera e fondata su dati concreti. L’Associazione delle case automobilistiche estere presenti sul mercato italiano, l’Unrae, ha voluto realizzare con queste finalità due nuovi studi affidati a enti di ricerca esterni. Si tratta di analisi realizzate dal GiPA, Istituto di ricerche di mercato specializzato nell’after sales automotive e dal RIE, Centro ricerche industriali ed energetiche, con lo scopo di far conoscere la situazione reale dell’autotrasporto e individuare le strade razionalmente percorribili per raggiungere possibili obiettivi realistici di efficace sostenibilità ambientale ed economica. Il tutto sottraendo l’evoluzione di un settore strategico come quello dell’autotrasporto a tentazioni demagogiche e soluzioni improvvisate.

Andando a guardare da vicino questi due studi, dal punto di vista ambientale, secondo l’indagine GiPA – poiché esiste una relazione diretta tra i consumi di carburante e le emissioni di CO2 – è possibile stimare che in Italia, tra il 2000 e il 2016, per il solo contributo delle innovazioni tecnologiche introdotte, ci sia stata una riduzione di circa il 16% delle emissioni di gas serra imputabili al trasporto merci. Ma questa riduzione è stata ottenuta faticosamente in mancanza di un adeguato rinnovo del parco circolante.

“Lo studio prevede vari scenari secondo diversi piani di rinnovamento del parco circolante dei veicoli industriali – sottolinea Marc Aguettaz, amministratore delegato di GiPA Italia – e gli scenari maggiormente efficaci fanno riferimento a un orizzonte temporale di medio periodo, ma saranno realizzabili a patto che tutte le forze in campo abbiano un obiettivo comune e riconoscano all’autotrasporto la centralità che gli spetta nel sistema Paese”.

Secondo questo studio, ben collaudato visto che è giunto alla sua terza edizione per conto di Unrae, l’Italia ha in mano un’opportunità fondamentale di rinnovare il suo parco circolante – tra i più vecchi d’Europa – e raggiungere simultaneamente più obiettivi: dalla diminuzione dei consumi e delle emissioni di CO2 e di inquinanti atmosferici, alla riduzione della spesa per il carburante, ai benefici per la sicurezza stradale.

“Immaginando che l’entità del parco circolante italiano per il trasporto di merci rimanga ora costante – spiega ancora Aguettaz in riferimento allo studio realizzato – e nella prospettiva assolutamente teorica che i consumi per ogni singolo veicolo nuovo non si riducano più, in una ipotesi di completo rinnovo del parco in venti anni, da qui al 2039 si avrebbe un risparmio di 22 miliardi di litri di gasolio, pari a una riduzione della CO2 emessa di 58 milioni di tonnellate”.

L’altro studio, quello realizzato dal RIE, vuole aiutare a capire e valutare in che modo e con quale impatto le nuove tecnologie motoristiche potranno dare risposte concrete alla transizione energetica.

“Ragioni tecnologiche, economiche e sociali rivoluzioneranno anche il futuro della mobilità delle merci. Ma non sarà certamente scommettendo su una sola tecnologia – sottolinea Alberto Clô, presidente di RIE e coordinatore della ricerca in oggetto – che si otterranno rapidamente i minori impatti ambientali possibili. Il diesel continuerà a governare la transizione energetica in corso, in virtù delle sue caratteristiche funzionali e grazie alle sofisticate tecnologie motoristiche adottate, destinate all’abbattimento delle emissioni”.

“Sono certo prevedibili evoluzioni radicali – insiste Clô – ma tutt’altro che rapide. Al momento, il rinnovo del parco circolante che punti a un rapido ricambio delle motorizzazioni più vecchie con le declinazioni diesel di ultima generazione – quale l’Euro VI-d – rappresenta la scelta più realistica ed efficace in termini di abbattimento degli inquinanti. Il mercato ci dimostra come questa considerazione sia realistica, non reazionaria”.

Partendo dall’analisi dei dati del settore dal punto di vista delle motorizzazioni presenti e delle ipotesi di rinnovo del parco circolante, lo studio riconosce infine che la possibilità di ridurre le emissioni inquinanti certamente continuerà nei prossimi anni, ma sarà fortemente condizionata dalla rapidità con la quale verrà rinnovato il parco applicando il principio della neutralità tecnologica.

 

 

FENOGLIO: UNA POLITICA DI SETTORE DA RAZIONALIZZARE

“Un contributo di chiarezza e di realismo nell’informazione sul settore”. Il presidente della sezione veicoli industriali di Unrae, Franco Fenoglio, spiega che l’associazione da lui presieduta ha deciso di commissionare le due ricerche proprio nell’intento di dimostrare “quanto sia strabica e priva di ogni fondamento ragionevole e concreto una politica che da un lato obbliga i costruttori a impegnarsi in sforzi finanziari e tecnologici inauditi per ridurre le emissioni nocive allo scarico dei veicoli, mentre dall’altro non si impegna in alcun modo serio a favorire la più rapida entrata in circolazione di quegli stessi veicoli, emanando provvedimenti sulla circolazione provvisori e scoordinati e destinando risorse finanziarie al mantenimento di misure improduttive in termini tanto di reale riduzione dell’inquinamento ambientale, quanto di razionalizzazione dell’autotrasporto”. Nonostante i moderni sistemi di connettività, di rilevazione e di controllo disponibili, la capacità di carico dei veicoli, secondo i dati questa volta dell’Eea, l’Agenzia europea per l’ambiente, è sfruttata per non più del 60%. “Ciò porta a un impegno assurdo e improduttivo di infrastrutture già insufficienti sia come quantità sia come qualità – sottolinea ancora Fenoglio – mentre un sistema innovativo programmato, oggi possibile e già in essere presso molte realtà imprenditoriali, è in grado di risolvere anche il problema dell’inutile eccesso di congestionamento sulle strade, dando un contributo fondamentale all’incremento della sostenibilità ambientale e della sicurezza”.

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