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In Lab - Archivio

10/12/2013
TRATTI E REPERTORI ATTITUDINALI

Roberto Vaccani

Le memorie emotive e le attitudini
Nel precedente numero di Pneurama è stata presa in considerazione l’area cerebrale “limbica” e la sua funzione di edificare e stabilizzare i capitoli e i repertori soggettivi piacevoli e quelli spiacevoli, sulla base della concreta esperienza dei singoli individui. L’avventura educativa e di adattamento ambientale plasma nella mente limbica dei soggetti il mondo intimo e sperimentato dell’attrazione e quello della repulsione. È il sistema limbico che nell’implicito profondo della psiche guida il nostro agire verso approdi attitudinali e lo allontana da lidi non attitudinali.

L’attitudine dell’espressività emotiva

Il tono, il livello di passionalità, che ci caratterizza nel rapporto con ambienti e soprattutto persone può influenzare positivamente o negativamente l’esercizio di specifici ruoli organizzativi. Nella nostra relazione col mondo non scambiamo solo dati e informazioni, ma soprattutto valenze emotive, arricchendo di significati relazionali i contenuti verbali e soprattutto i messaggi non verbali. I tratti attitudinali di coloritura emotiva possono essere essenzialmente categorizzati in tre aree di diagnosi.

Bassa espressività emotiva
– attitudine presente in quegli individui che si sentono a loro agio minimizzando le valenze emotive dei loro processi di comunicazione. Nel linguaggio comune questi soggetti vengono connotati “freddi”. Se si escludono i casi limite di persone pesantemente anaffettive, tali individui risultano adatti ad attività professionali nelle quali l’emotività eccessiva potrebbe andare a scapito delle performance (attività di relazione con tecnologia complessa o con procedure, attività di controllo impopolare, ruoli di gestione ad alta potenzialità conflittuale, attività di manualità fine etc.).

Media espressività emotiva
– caratteristica degli individui piacevolmente abituati a esprimere valenze emotive (limbiche) governandone razionalmente (corticalmente) gli eccessi. Gli individui che adottano per attitudine un tale registro emotivo empatico tendono a giocare la maggior parte delle relazioni col pronome personale “lei” a cautela delle relazioni amicali. Una tale attitudine a modulare situazionalmente il gradiente emotivo porta tali soggetti a essere inclini ad attività professionali che implicano relazioni multiple e diversificate, relazioni delicate, rivolte a soggetti diversi che richiedono l’adozione di strategie di rapporto multiple e flessibili (attività manageriali, negoziali, commerciali da grande distribuzione, politiche, istituzionali etc.). 
 
Alta espressività emotiva – propria di quegli individui portati a esprimere liberamente e senza problemi di controllo la loro emotività. Tali individui si trovano a loro agio nelle dinamiche di relazione giocate con il pronome “tu”, per tale ragione questo registro viene comunemente chiamato “amicale”. Se trascuriamo i casi di eccessiva umoralità e metereopatia che potrebbero mettere a rischio relazioni stabili, le persone che posseggono questa attitudine si potrebbero trovare a loro agio in attività lavorative che prevedono relazioni interpersonali improntate ad alta affidabilità personale (commercializzazione al dettaglio, consulenza, assistenza, servizi alla persona, animazione sociale, attività artistiche in genere etc.). Questa attitudine risulta vincente in tutte le attività lavorative che prevedono fidelizzazione personale alle soglie dell’amicalità.

Un esempio di palese distinzione tra la categoria causale dei tratti attitudinali (tensioni di fondo degli individui) e la categoria sintomatica dei comportamenti agiti (indizi di comunicazione visibile) è osservabile in quegli individui attitudinalmente dotati di alta espressività emotiva e di contemporanea alta attitudine al controllo razionale (corticale) del loro comportamento. Tali individui, in situazioni di contesto particolarmente emotivo e da loro ritenuto degno di vigilanza e controllo, mettono in atto comportamenti verbali e non verbali caratterizzati in modo evidente da censure di linguaggio e rigidità corporea, tutto a scapito della naturalezza e dell’integrazione relazionale. Questa dinamica comportamentale è la risultante visibile di due forze interne contrapposte all’individuo, l’alta passionalità emotiva e il controllo razionale della comunicazione. In questi frangenti gran parte dell’energia individuale è stanziata per gestire il conflitto interno (corticale/limbico) ed è rubata alla naturalezza della comunicazione sociale.

L’attitudine relazionale “verticale” - “orizzontale”
Questo ambito attitudinale considera i repertori impliciti che regolano le relazioni sociali tra gli individui. Con ampia generalizzazione si possono stimare due strategie fondamentali.

Repertorio relazionale verticale – Tale strategia è prediletta da tutti quegli individui che tendono implicitamente a dare particolare importanza valoriale al principio di autorità attiva e passiva quale regolatore e ordinatore primario dei rapporti sociali. Tali persone tendono ad assumere un atteggiamento di superiorità/comando con le persone ritenute di rango inferiore e un atteggiamento di obbedienza o di richiesta di rassicurazione con le persone ritenute di rango superiore. La verticalità attitudinale enfatizza gli aspetti asimmetrici (top/down) delle relazioni sociali. I soggetti che possiedono una spiccata attitudine alla verticalità mostrano usualmente atteggiamenti giudicanti, prescrittivi, valutativi, di comando o di obbedienza ossequiosa, al detto “forti con i deboli, deboli con i forti”. Per le persone dotate di tale profilo attitudinale l’obbedienza rispetto alla gerarchia assume aspetti valoriali che mettono in secondo piano la qualità delle competenze professionali e quella dei rapporti interpersonali. Una tale attitudine comportamentale si sposa coerentemente con ruoli di costrizione impopolare (manager ristrutturatori, ruoli prescrittivi, incarichi di certificazione fiscale), con funzioni o lavori dove la centralità di comando garantisce l’efficienza (imprenditori d’assalto, direttori di produzioni standardizzate e a volumi, controllori di persone), con ambiti lavorativi nei quali risalta la dimensione d’ordine del rapporto capo/dipendente. Questa strategia comportamentale, se associata alla forza individuale, permette una diagnosi più netta di posizionamento lavorativo, in quanto le persone “verticali” dotate di alta energia d’influenzamento sono portate a ricoprire funzioni di comando, mentre le persone “verticali” dotate di bassa energia leaderistica sono vocate a ricoprire ruoli gregari. Il repertorio verticale privilegia i rapporti di forza tra individui più che i rapporti basati sui contenuti professionali. Lo stile relazionale verticale riscuote in termini di efficienza organizzativa ma può pagare un prezzo in termini di motivazione e di clima sociale. Le persone dotate di forte verticalità tendono a contornarsi di collaboratori evidentemente più deboli e altrettanto verticali (obbedienti).

Repertorio relazionale orizzontale – questo paradigma relazionale è privilegiato da tutti gli individui che tendono ad attribuire un’implicita connotazione valoriale alla relazione simmetrica, paritaria, negoziale. Gli interpreti del repertorio orizzontale tendono a privilegiare la qualità dei contributi professionali più che i rapporti di forza. La strategia orizzontale tende a far risaltare la dimensione di scambio simmetrico e paritario nel rapporto interpersonale. Gli individui che privilegiano tale modalità di rapporto non amano contesti organizzativi rigidamente strutturati né amano ambienti lavorativi tesi al raggiungimento di posizioni di status gerarchico. Essi privilegiano l’uso della convinzione reciproca piuttosto che del comando ed attribuiscono importanza ai buoni climi sociali, alla costruzione della “squadra”. Un tale stile di leadership è funzionale alla conduzione di collaboratori che godono di ampi spazi di discrezionalità professionale e perciò vanno motivati più che prescritti. Individui possessori di una spiccata attitudine all’orizzontalità sociale sono coerenti con la copertura di ruoli organizzativi orizzontali, ruoli di coordinamento, ruoli di integrazione, ruoli di negoziazione, attività di servizio ai clienti interni e esterni all’organizzazione, attività di assistenza, ruoli di consulenza, posizioni di staff, posizioni manageriali di integratori di vertice di sistemi organizzativi molto complessi. Anche la strategia orizzontale, se associata alla forza individuale, permette di formulare una diagnosi di posizionamento organizzativo più mirata. Un individuo con forte orizzontalità e notevole forza d’influenzamento potrà ricoprire cariche di direzione generale di un sistema organizzativo molto complesso o potrà essere un forte diplomatico negoziatore. Tali soggetti tendono a contornarsi di collaboratori capaci di dissentire in modo convincente. Un individuo dotato di forte orizzontalità e bassa energia leaderistica risulta portato per attività di servizio, di supporto in staff, ma tenderà a eclissarsi nell’anonimato in presenza di contesti energetici e conflittuali. Egli avrà bisogno, per mettere in luce le sue competenze e doti attitudinali, di potersi appellare a una procedura o a un mandato protettivo dotato di forte copertura, attribuitogli da ruoli e persone che possiedono una evidente leadership; in altri termini potrà esercitare il ruolo di “pianeta” e non di “stella”.

 

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