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Articoli - Archivio

27/06/2012
TRA BATTAGLIE E SPERANZE

AUTOTRASPORTO

L’autotrasporto ha sentito la crisi più di altri settori, ma negli ultimi mesi si è assistito a un dialogo molto positivo con il Governo

Paolo Castiglia

CRISI DURISSIMA, nel settore autotrasporto come in tutti gli altri settori legati al mondo produttivo italiano. Una crisi economica che attraversa tutta la filiera del trasporto, ma di fronte a questa realtà, una volta tanto – al di là di isolate manifestazioni di protesta della categoria, più annunciate che effettuate – negli ultimi mesi si è assistito a momenti di dialogo costruttivo tra Governo e associazioni di categoria. Tutto questo dopo che gli accordi che erano stati presi dagli autotrasportatori con il Ministero dei trasporti l’11 gennaio scorso, portando di fatto alla sospensione del fermo dei trasporti allora dichiarato da Unatras, sono stati sostanzialmente rispettati. 

È arrivato tra l’altro anche (finalmente! Hanno gridato le associazioni di categoria che appartengono all’Unatras) il decreto interministeriale per l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 83 bis della legge numero 133 del 6 agosto 2008. “Quattro lunghissimi anni di battaglie con i rappresentanti della committenza” – ci spiega proprio il presidente dell’Unatras, Francesco del Boca, che, dal suo ruolo anche di presidente di Confartigianato Trasporti, e dell’Uetr, l’associazione comunitaria di rappresentanza delle imprese di autotrasporto, ha una visione complessiva dei problemi che vanno dalla piccola impresa alle grandi flotte europee.

Del Boca spiega che proprio la committenza “ha osteggiato con ogni mezzo la corretta applicazione della norma: evidentemente per i committenti pochi denari di mancato guadagno sono molto più importanti della sicurezza della collettività, e quindi la politica dovrebbe salvaguardare l’interesse del 99% delle imprese italiane che sono medio-piccole e tra le quali vi sono anche quelle di autotrasporto, imprese che, piaccia o no, rappresentano un settore vitale per il sistema-paese”. 

Per quel che riguarda gli incentivi economici, da Del Boca arrivano segnali di distensione e di soddisfazione che nascono dal fatto che, parole sue “sono andati tutti a buon fine e sono stati già applicati alle imprese, fatta eccezione per quelli rivolti alla riduzione dei pedaggi autostradali per via dell’atavica lentezza della messa a disposizione per cassa delle somme destinate da molto tempo per competenza. Sarebbe auspicabile in futuro, visto lo spasmodico bisogno di cassa delle imprese, una più veloce messa a disposizione di tali fondi affinché arrivino nelle casse delle aziende nel più breve tempo possibile”.

Sono intanto in corso incontri tecnici per la corretta applicazione della nuova norma che dovrebbe individuare i giorni di divieto di circolazione per i mezzi pesanti. Su questo va tenuta presente sia la difformità rispetto alla maggioranza degli altri paesi europei, che genera concorrenza sleale nei confronti dei vettori nostrani, sia la grande crisi economica attuale che ha tolto da strade e autostrade non solo i mezzi pesanti ma anche le autovetture. Sempre secondo Del Boca questo dimostra che “nei fatti tutti questi divieti non producono vantaggi per nessuno e, di conseguenza, non hanno valida ragione di sussistere, per cui speriamo in una modifica al vecchio decreto che vada nella direzione di una sostanziale diminuzione dei giorni di divieto della circolazione dei mezzi pesanti”. 

Ma le preoccupazioni per il futuro non mancano nel settore dell’autotrasporto, e su questo abbiamo sentito anche Paolo Uggè, presidente di Fai-Conftrasporto, che ha da poco assunto anche un compito di grande responsabilità: è stato nominato coordinatore della Consulta Nazionale della Sicurezza Stradale, istituita presso il Cnel, in attuazione dell’accordo tra lo stesso Cnel e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Uggè era stato recentemente confermato da Monti come uno dei due esperti della Presidenza del Consiglio nominati presso il Cnel.

“Quale esperto del settore dei trasporti – ci spiega lo stesso Uggè – fino a ieri ero già uno dei quattro membri dell’ufficio di coordinamento della Commissione Cnel sulla sicurezza stradale, da ora ho, invece, l’incarico di coordinatore nazionale”. Compito della Consulta Cnel – spiega ancora – “è quello di mettere a sistema, in coordinamento con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, le varie iniziative tendenti a far crescere il valore della sicurezza stradale in tutti i settori della mobilità”.

“Si tratta di un impegno importante e delicato – dichiara ancora il presidente Fai – visto che è nelle facoltà del Cnel quella di proporre leggi, per cui, nel caso in cui in sede di Commissione emergessero proposte normative interessanti per il settore dei trasporti, e nell’eventualità in cui il Cnel dovesse farle proprie, le stesse proposte potrebbero poi essere portate in Parlamento”. 

Secondo lo stesso Uggè, a proposito della crisi, è “il Governo in prima persona che deve comunicare come intende intervenire nel settore sulla spending review, come ha operato sulle altre questioni, e soprattutto quale reale possibilità di risposta possono avere le aspettative che si stanno innescando. Non possono essere lasciate senza risposte affermazioni vuote e non rispondenti alla realtà. Ma un conto è la parola di un rappresentante dell’esecutivo, altro quello proveniente da rappresentanti dalle federazioni”. Sostenere, dunque, che i problemi della categoria possano risolversi con una azione di fermo “non è però – secondo Uggè – realistico”. La capacità di una rappresentanza sindacale “non sta – insiste – nel chiamare allo sciopero i propri aderenti ogni tre mesi ma contrattare, discutere, spiegare, al fine di ottenere i risultati. Questo mette in tutta evidenza quanto utile potrebbe essere la funzione della consulta, se le venisse consentito di svolgere anche questo ruolo che era alla base delle ragioni per le quali era stata costituita”. 

Quello che è incontestabile è che le imprese di autotrasporto soffrono, e qui Uggè si impegna: “Noi dobbiamo portare delle soluzioni che con il minimo sforzo producano il maggior risultato possibile, ma trovare delle soluzioni concrete non è semplice: le disposizioni comunitarie riducono sempre più gli spazi di manovra ai governi nazionali e le differenze operative, che riguardano tutti, inducono alla ricerca dei margini nei confronti soprattutto di chi si muove su strada e che sopporta i costi incomprimibili”. 

Quella che va dunque evitata è una “guerra tra poveri” che si scarica in termini di sicurezza su soggetti terzi. “Noi riteniamo – conclude Paolo Uggè – per queste ragioni, che la soluzione dei costi incomprimibili della sicurezza sia una soluzione adeguata e le conferme ci giungono dalle risultanze delle sentenze che fino a oggi hanno riconosciuto le ragioni degli autotrasportatori: dobbiamo rafforzare, caso mai le norme, e garantirne l’applicazione, anche perché metterle in contestazione significherebbe ricreare spazi per coloro che vogliono oggi soprattutto con un esecutivo tecnico, avere mani libere e ricominciare a discutere. Insomma, riteniamo più utile cercare di far funzionare un sistema per garantire il rispetto delle regole, onde evitare proprio episodi di sfruttamento metodico della categoria e l’aggiramento e violazione delle norme”.

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