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Articoli - Archivio

03/11/2014
TEXA, MADE (TO STAY) IN ITALY

Soluzioni Tpms

 

Tra i leader mondiali nel settore della diagnostica multimarca, TEXA ha da poco presentate le tre soluzioni - TPS, AXONE S in modalità TPS e TPS KEY -  per la diagnosi elettronica dei sistemi diretti di monitoraggio della pressione. Il tutto rigorosamente – e volutamente – progettato, ingegnerizzato e costruito in Italia

Sabrina Negro

A una manciata di chilometri da Roncade, cittadina del trevigiano dove nel 1897 Carlo Menon si cimentò nella costruzione della prima automobile italiana, ha sede TEXA, acronimo di Tecnologie Elettroniche X l’Automotive. Dalla “vetturetta Menon” all’automobile odierna se n’è fatta di strada, non soltanto in termini funzionali ed estetici, ma soprattutto per l’enorme contenuto elettronico che contraddistingue oggi gli autoveicoli. E proprio nel settore dell’elettronica automotive è stata pioniera l’azienda di Monastier di Treviso, fondata nel 1992 da Bruno Vianello assieme all’amico e socio Manuele Cavalli, oggi tra i leader mondiali nella progettazione, industrializzazione e costruzione di strumenti diagnostici multimarca, analizzatori per gas di scarico, stazioni per la manutenzione dell’aria condizionata e dispositivi per la telediagnosi. Una posizione di primo piano raggiunta a suon di innovazione, ricerca e sviluppo e investendo su una forza lavoro giovane (l’età media è di 30 anni) e specializzata (i laureati sono il 45%): TEXA ha così rivoluzionato il settore introducendo la videoassistenza, la telediagnosi e, nel 2007, con la firma di un accordo di collaborazione con Google Search Appliance, ha posto le basi per tutte le sue nuove generazioni di prodotti. Nel 2009 TEXA ha lanciato, prima azienda al mondo, uno strumento di diagnosi multimarca per il settore agricolo e nautico. Nel 2010 è la prima a costruire una linea completa di stazioni di ricarica per impianti di climatizzazione conformi alla nuova normativa europea. Nel 2011 TEXA ha presentato AXONE 4, innovativo strumento visualizzatore touch-screen, nuova frontiera della diagnosi sui veicoli. Sempre al passo coi tempi TEXA non poteva esimersi, quindi, dal presentare la propria soluzione per la diagnosi dei sistemi di monitoraggio della pressione dei pneumatici che, come ormai ben sappiamo, diventeranno obbligatori in Europa a partire dal primo novembre 2014 su tutti i veicoli di nuova immatricolazione destinati al trasporto passeggeri.

 

TPMS, l’elettronica raggiunge il pneumatico

Con i sensori montati sulle valvole delle ruote, capaci di rilevare pressione, temperatura e movimento, alimentati da una minibatteria al litio e connessi via radio alla centralina sul veicolo, l’elettronica arriva anche ai pneumatici e investe tutte quelle attività un tempo di dominio prettamente manuale. L’obbligatorietà dei sistemi di controllo della pressione dei pneumatici avrà un impatto sui servizi dei gommisti così come sui rivenditori specializzati di pneumatici: coloro che vorranno cogliere l’opportunità rappresentata dalla nuova normativa, accanto a smontagomme ed equilibratrici, dovranno necessariamente dotarsi di uno specifico strumento di diagnosi elettronica. L’azienda trevigiana ha approfittato della cornice rappresentata da Automechanika di Francoforte per presentare tre soluzioni - TPS, AXONE S in modalità TPS e TPS KEY - in grado di intervenire in caso di malfunzionamento del sistema di rilevazione o di accensione della spia d’allarme sul cruscotto, ma anche in tutte quelle normali operazioni di routine legate ai pneumatici svolte quotidianamente da gommisti e centri FAST-FIT, quali la loro sostituzione, cambio stagionale e incrocio.

TPS, Tyre Pressure Service, è lo strumento base proposto da TEXA. Esso è in grado, avvicinandolo a ciascuna ruota, di dialogare con la singola valvola attivandola se in modalità di stand-by. Sul display integrato da 1,5”, e attraverso un menù chiaro e intuitivo, è possibile poi visualizzare le informazioni fornite da tutte le tipologie di sensori TPMS quali pressione, temperatura del pneumatico, carica della batteria interna e codice identificativo. In caso di malfunzionamento del sensore, il database interno dello strumento offre l’elenco di ricambi compatibili per quel determinato veicolo e, qualora si procedesse alla sostituzione del sensore con un ricambio universale, la soluzione TPS Standard consente di programmarlo, attribuendogli lo stesso codice identificativo di quello sostituito, così da ripristinare il collegamento con il ricevitore o la centralina del veicolo.

La soluzione più avanzata è rappresentata da AXONE S con software e chiave TPS che consente di connettersi, oltre che con le valvole TPMS, anche con la presa OBD del veicolo, così da effettuare, quando necessario, anche la riprogrammazione della centralina che gestisce i pneumatici. Il gommista può così eseguire qualsiasi operazione relativa ai pneumatici su qualsiasi tipo di configurazione tecnica scelta dal costruttore, supportato dal sistema operativo Android, che segue il tecnico passo per passo con precise indicazioni. TEXA offre così una soluzione diagnostica pensata appositamente per il gommista, fino a oggi costretto ad affidarsi a complessi e costosi strumenti di diagnosi progettati per il meccanico generico le cui molte funzionalità rimanevano in larga parte non utilizzate. AXONE S, concepito come strumento Multiutility con funzionalità espandibili, va incontro alle specifiche esigenze del gommista che può così dotarsi di uno strumento versatile a un prezzo contenuto.

Le officine che sono già clienti TEXA invece potranno estendere la funzionalità degli strumenti di diagnosi TEXA AXONE 4 e AXONE 4 Mini, trasformandoli in veri e propri strumenti per il controllo della pressione dei pneumatici, attraverso la TPS KEY installabile tramite presa USB e APP TPMS Repair.

 

Delocalizzazione? Texa dice no

Solidità costruttiva, innovazione ed estetica. Questi i cardini su cui si fonda il lavoro di TEXA, nelle parole del suo cofondatore Bruno Vianello. Principi che si ritrovano non solo nei prodotti dell’azienda di Monastier di Treviso, ma anche nella nuova sede, inaugurata nel 2012 alla presenza dell’allora ministro del lavoro Elsa Fornero. Un complesso architettonico sviluppato su 30.000 mq coperti su di una area di oltre 100.000 mq che oltre ai luoghi di lavoro ospita, in un ambientazione che ricorda quella di un antico borgo tradizionale, caffè, teatro, ristorante, sala giochi, giardino pensile e addirittura il primo museo al mondo dedicato alla storia della riparazione automobilistica. E se da un canto lo stabilimento è espressione tangibile del piccolo colosso italiano, rappresentante dell’eccellenza del Made in Italy (“Il Re Sole per intimidire gli altri sovrani costruì Versailles”, ha scherzato Vianello), dall’altra vuole essere un monumento contro la delocalizzazione e la spersonalizzazione del lavoro, un luogo in cui il dipendente si senta valorizzato e motivato, partecipando in maniera creativa alla vita aziendale. “Appartenenti” e non “dipendenti” sono, per volere di Bruno Vianello, le circa 450 persone impiegate nel mondo da TEXA che non solo investe nella crescita professionale di chi già lavora al proprio interno, ma dal 2004 si dedica anche alla formazione delle nuove leve attraverso il progetto TexaEdu che organizza negli istituti professionali italiani un corso biennale riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione per conseguire il diploma di “meccatronico”. Continuare a investire in Italia, mentre tante altre aziende scelgono di delocalizzare in paesi a basso costo, è per Vianello un imperativo etico oltre che un ragionamento razionale. Delocalizzare significa regalare al peggior nemico un know-how che è patrimonio nazionale, quello che ha permesso a Menon di ideare la sua “carrozza senza cavalli” e oggi colloca TEXA tra i leader mondiali nella costruzione di strumenti per diagnosi e autodiagnosi. Ingegnerizzazione e produzione vanno di pari passo e si alimentano a vicenda: rompere il circolo virtuoso alla lunga non può che condurre all’impoverimento del tessuto produttivo e sociale di un paese. “Lavoro a km 0”, ha sintetizzato Vianello. E chissà che, magari aggiungendoci un hashtag, lo slogan non si possa guadagnare l’auspicata attenzione anche da parte del governo.

 

 


“VETTURETTA MENON”, PRIMA AUTOMOBILE MADE IN ITALY


Geniale inventore e lungimirante imprenditore Carlo Menon fondò la Ditta Menon nel 1875 a Roncade (TV), a 17 anni appena. Agli inizi si specializzò come armaiolo, confezionando i precisi meccanismi dei fucili da caccia, poi si interessò alla costruzione di velocipedi e biciclette e addirittura, dal 1890, si dedicò alla progettazione di un velivolo leggero, senza però risultati apprezzabili.

Archiviato il sogno aereo, l’ingegno dell’artigiano trevigiano si dedicò al progetto di una carrozza mossa da motore a scoppio. Nel 1895 “Rebus”, la cosiddetta “vetturetta Menon”, muoveva i primi passi (o meglio, quattro ruote) tra gli incuriositi e sconcertati abitanti del paese di Roncade. La prima auto d’Italia era equipaggiata con motore francese De Dion & Bouton da 2,5 HP raffreddato ad aria che sviluppava una potenza di 3,5 CV. Menon la perfezionerà nel tempo e costruirà in proprio anche il motore. Grazie all’esperienza maturata nel campo delle biciclette, e di lì a poco anche delle motociclette, Carlo realizzò ruote in acciaio con raggi, con pneumatici forniti dalla Pirelli. Poco più di venti vetturette vennero prodotte fino al 1902, delle quali un esemplare sopravvive in casa di un erede.

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