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Articoli - Archivio

03/09/2018
Sicurezza Le auto connesse si affidano alla blockchain

Connected car

 

Dopo il successo con l’applicazione nelle criptovalute, la soluzione alla sicurezza delle “connected car” è il protocollo basato sulla decentralizzazione

Lino Garbellini • Wired

Con l’avvento dell’Internet of Things ogni tipo di dispositivo connesso presenta rischi legati alla sicurezza. Un problema che nel caso dell’auto diventa ancora più grave perché un eventuale malintenzionato può impossessarsi non solo dei dati personali dell’automobilista, ma anche delle informazioni riguardanti la sua carta di credito e persino del mezzo vero e proprio, come il più classico dei ladri di auto, il tutto tramite web.

Da tempo le case s’interrogano per risolvere questa complicazioni e ora, in molti tra i nomi più importanti del mondo automotive, tra cui Porsche, Bmw, Renault e General Motors, sembrano aver messo gli occhi sulla tecnologia blockchain come panacea di tutti i mali. Inventato da Satoshi Nakamoto nel 2008, il sistema è diventato popolare nell’ultimo anno grazie all’uso dei Bitcoin, il protocollo infatti decentralizza e distribuisce su più punti e server la transizione criptata, garantendone la sicurezza.

Le sue qualità in termini di facilità d’applicazione e vantaggi però la rendono utile in molti altri settori oltre alle criptovalute.

Se Samsung, Mastercard e Ibm ci avevano già pensato, tramite il consorzio Mobility Open Blockchain Initiative (Mobi), da poco nato a Dubai, anche dei nomi storici dell’automotive hanno cominciato a interessarsi al fenomeno. Mobi punta a coordinare, stimolare e sviluppare azioni di ricerca e sviluppo per l’utilizzo della blockchain in favore della digital mobility, non è un caso che tra i suoi promotori ci sia Chris Ballinger, in passato a capo del centro di ricerca e sviluppo di Toyota e dallo scorso marzo in forza al Blockchain Consortium.

La stessa Dubai ha presentato già nel 2016 il piano Blockchain Strategy destinato a far diventare la città degli Emirati Arabi la prima “blockchain-powered city”.

Quali potrebbero essere di fatto le applicazioni? Per esempio l’apertura e la chiusura delle porte tramite smartphone, un’operazione che con blockchain potrebbe essere più veloce (1,6 secondi), a parità di sicurezza. La svolta però riguarda sopratutto i servizi personalizzati per l’automobilista, dalle mappe alla prenotazione del parcheggio, passando per la ricarica rapida, che potrebbero essere pagati e richiesti in maniera rapida e senza rischi.

Le case invece, tramite blockchain sarebbero in grado di creare un database dei vari componenti dell’auto, ideale per controllare il processo di produzione e i servizi post vendita, dai ricambi all’assicurazione. Il limite quindi sembra essere solo quello della creatività e forse le applicazioni ideali del blockchain in ambito automotive riguarderanno esigenze di cui al momento, sulle vetture attuali, non ci rendiamo conto.

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