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07/01/2019
Siamo saliti su sedric l'auto completamente autonoma di Volkswagen

Self-driving car

 

Johann Jungwirth, Chief Digital Officer di Volkswagen ha tanti anni alle spalle nella Silicon Valley, in Apple, e ora è sul palco del Cebit, evento hi-tech tedesco: “Vogliamo fare come l’azienda di Steve Jobs che inizialmente era un fornitore hardware e con il passare del tempo si è trasformata proponendo: hardware, software e servizi. 

Lino Garbellini • Wired

Johann Jungwirth, Chief Digital Officer di Volkswagen ha tanti anni alle spalle nella Silicon Valley, in Apple, e ora è sul palco del Cebit, evento hi-tech tedesco: “Vogliamo fare come l’azienda di Steve Jobs che inizialmente era un fornitore hardware e con il passare del tempo si è trasformata proponendo: hardware, software e servizi. Il business dell’automobile sta cambiando e noi siamo pronti a questi mutamenti, realizzeremo sempre auto, ma anche servizi per la mobilità, software con algoritmi dedicati o app”.

Ad Hannover la casa di Wolfsburg mostra lo stato della sua ricerca sui nuovi modi di spostarsi, basata sull’applicazione dell’intelligenza artificiale, l’utilizzo dei robot, il machine learning e il quantum computer, il tutto realizzato basandosi sulla collaborazione con dei partner. Presentazioni per il pubblico a parte, noi al centro superblindato di Volkswagen di Ehra-Lessien abbiamo visto in anteprima alcune delle novità del Cebit.

Siamo stati tra i primi giornalisti a salire sulla Sedric, il concept elettrico a guida autonoma (livello 5) destinato agli spostamenti in città, visto per la prima volta al Salone di Ginevra mesi fa, ma mai in azione prima d’ora e destinato anche a delle applicazioni modulari o in accoppiata con dei droni.

Sedric è la risposta di Volkswagen alla “mobilty on demand” per viaggi corti in aree urbane, pronta per essere applicata già a partire dal 2020, ma anche la punta di diamante di una nuova concezione della mobilità.

Dalla forma curiosa, stretta e alta, Sedric è pensata per ospitare comodamente quattro passeggeri e realizzata grazie alla consulenza di diversi tipi di target, dalla famiglia con bambini piccoli, ai disabili, passando per uomini d’affari e studenti teenager.

L’interno è un vero e proprio salotto, con tanto di schermo tv, ampie finestre, piante, prese per l’aria condizionata nascoste nella struttura e luci a led personalizzabili per intensità e colore. Dopo averla chiamata tramite app o con il pulsante sull’apposita chiave elettrica, Sedric emette suoni e segnali luminosi una volta arrivata e apre le portiere a scorrimento laterale. La sensazione iniziale è veramente strana, anche se le velocità sono basse (velocità di crociera attorno ai 20 km/h), ci si abitua presto e il tipo di movimento della Sedric ricorda quello dei treni senza conducente della metropolitana.

La vettura è in grado di riconoscere i passeggeri, ricordare loro se hanno dimenticato qualcosa, ma soprattutto è dotata di un’interfaccia HMI (Human Machine Interface) per interagire con loro, un po’ come facciamo attualmente con Siri. In studio da parte di Volkswagen su un altro prototipo, un sistema HMI destinato a valutare la possibilità di comunicare con altre auto e con le persone tramite suoni e ampi display posti su tutti i lati della vettura, per esempio per segnalare in anticipo una buca o uno stop improvviso.

Su Sedric non manca la solita dotazione di radar e sensori a infrarossi, posizionati agli angoli e nella parte alta del mezzo, quello che la distingue però è la capacità d’apprendere, soprattutto riguardo al riconoscimento d’oggetti. L’obiettivo per i ricercatori alla lunga è fare in modo che Sedric sia in grado di percepire gli ostacoli che l’essere umano non può vedere, oltre a essere programmata per reagire e rallentare con una serie di circostanze più comuni come le strisce pedonali o in prossimità di una scuola.

Svelate nel sito di Ehra-Lessien anche altre soluzioni per il futuro. Carnet è un’azienda nata a Barcellona in collaborazione con il centro ricerche Seat per la consegna tramite mini auto a guida autonoma di merci nel cosiddetto “ultimo miglio” in aree urbane. Pronta per un progetto pilota già nel 2019, Carnet si basa sull’utilizzo di piccoli mezzi a sei ruote che si muovano di notte in autonomia, diminuendo l’inquinamento, ma sopratutto il traffico giornaliero. Del resto a chi non è mai capitato, magari andando al lavoro o a prendere i bambini a scuola d’incappare in un furgone bloccato sul marciapiede mentre l’autista è sceso a consegnare e pensare: “ma proprio ora deve farlo...“.

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