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Articoli - Archivio

06/11/2019
Serve riaccendere i motori del trasporto merci

Autotrasporto

 

Un ampio dossier da parte delle associazioni del settore sul tavolo del nuovo ministro delle Infrastrutture e Trasporti

Paolo Castiglia

Ripubblicazione dei valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio dell’impresa, operatività ed efficacia dei tempi di pagamento per le imprese di autotrasporto, istituzione di un fondo nazionale per il rinnovo del parco veicolare, ripristino del sistema delle revisioni dei mezzi pesanti presso le motorizzazioni civili, rivitalizzazione del ruolo del Comitato Centrale e dell’Albo degli Autotrasportatori, contrasto alle politiche riguardanti i divieti di circolazione imposte dall’Austria.

È questo il dossier di richieste da parte del mondo dell’autotrasporto che il nuovo ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli, ha trovato subito in caldo sulla sua scrivania. Il tutto, ovviamente da discutere attraverso incontri, è contenuto in una lettera dell’Unatras, l’associazione che raccoglie la gran parte delle Associazioni dell’Autotrasporto merci.

La richiesta di “riaccendere i motori del trasporto merci” è venuta anche dalla Convention nazionale di Confartigianato Trasporti dello scorso settembre. Per farlo il presidente di Confartigianato Trasporti Amedeo Genedani sollecita il nuovo Governo ad avere una continuità di impegno su più fronti. A cominciare dagli incentivi per rinnovare il parco veicolare e ridurre l’impatto ambientale favorendo la transizione ecologica del settore. “Non possiamo permetterci – ha detto Genedani – di perdere le risorse che abbiamo ottenuto negli ultimi anni. Ma servono anche controlli severi e mirati per contrastare la concorrenza sleale degli operatori irregolari, così come una semplificazione delle regole. Noi subiamo le inefficienze di tutta la filiera del trasporto: per reagire e trovare soluzioni dobbiamo fare più squadra sia nel Sistema associativo sia come autotrasportatori sul mercato”.

Sul tema è intervenuta anche la presidente dell’Albo Nazionale Autotrasporto, Maria Teresa Di Matteo. “Il Ministero è da sempre al fianco delle imprese e collabora con le Associazioni che le rappresentano” ha detto Di Matteo citando le verifiche sulla regolarità delle imprese, le risorse e i progetti dedicati alla formazione professionale. “Ma la vera sfida – ha sottolineato la dirigente del Ministero – consiste nel rinnovo del parco veicolare con la rottamazione dei vecchi automezzi e l’acquisto di nuovi. Per il 2019 è stato disciplinato lo stanziamento di 25 milioni di euro di contributi per l’acquisto di veicoli Euro6 e a trazione alternativa. Si tratta di somme che vanno implementate insieme con le misure ferrobonus e marebonus”.

Schierati sulla stessa linea dei camionisti, ci sono anche le associazioni dei produttori di camion, come l’Unrae: “Continuare a puntare il dito contro i veicoli stradali – in quanto presunti maggiori responsabili di inquinamento e scarsa sicurezza – oggi è antistorico – spiega Franco Fenoglio, che presiede l’area mezzi pesanti dell’associazione – e francamente anche ridicolo, soprattutto se guardiamo al settore dei trasporti e alle dinamiche che lo caratterizzano, in primo luogo quella dell’occupazione, che vede nella sola Italia una carenza di circa 20.000 conducenti professionali di veicoli industriali, per non parlare della mancanza di 5.000 tecnici specializzati per la manutenzione. È evidente che non possiamo più accontentarci di dichiarazioni politiche alle quali non segua poi alcuna concreta attenzione ai problemi reali delle imprese e dei lavoratori del settore, nonché dei consumatori”.

“Nei punti programmatici del nuovo Governo si parla genericamente di transizione ecologica efficace e di politiche per la mobilità sostenibile. Questo, insieme con la totale assenza di riferimenti alla necessità di uno sviluppo razionale del sistema dei trasporti, ci fa temere che - ancora una volta - possa essere proprio il sistema dei trasporti a dover pagare un contributo ingiustificato a una politica ecosostenibile insufficiente nei risultati perché incerta nelle premesse”.

“Chiediamo quindi con forza – conclude Fenoglio – un confronto immediato e attento con il Parlamento e con il Governo, per confrontarci su tutti i temi legati allo sviluppo dell’autotrasporto, a cominciare dalla riforma organica del Codice della Strada, legge fondamentale del settore, che oggi ingessa ogni possibilità di innovazione tecnica e amministrativa anche per l’adeguamento alle prescrizioni internazionali, considerata inoltre l’attuale situazione critica dell’Amministrazione”.

 

Problema autisti

Sarà per la crisi in atto, per la difficoltà del settore, ma un altro grave problema è quello della difficoltà nel reperimento degli autisti. Soprattutto i giovani fuggono dalla guida: solo il 18,1% di chi guida un mezzo pesante in Italia ha meno di 40 anni e l’età nell’autotrasporto avanza. Secondo i dati infocamere, il 66% dei padroncini ha più di 50 anni. Il ricambio generazionale risulta difficile nel settore: più dell’85% dei trasportatori ha riferito che i propri figli non vogliono fare il lavoro dei padri. Secondo alcune stime in Italia mancherebbero circa 15mila autisti di camion, un gap colmato solo in parte dalla forza lavoro proveniente dall’Europa dell’Est o il Nord Africa.

Secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti oggi in Italia sono attive 1,17 milioni di carte del conducente che in linea di massima equivalgono a un autista in attività nel trasporto merci e persone. Di questi, il 45,8% ha più di 50 anni. Se l’analisi si sposta sui titolari di patente C, la situazione appare anche più grave: qui, su 1,2 milioni di autisti, il 60% ha già compiuto i 50 anni. Stesso trend tra i titolari delle ditte individuali, i cosiddetti padroncini. Secondo i dati di Infocamere, il 66% ha un’età compresa tra i 50 e i 90 anni. Le conseguenze dell’invecchiamento del settore sono molteplici. Secondo l’Inail le denunce di malattie professionali sono cresciute del 34,4% negli ultimi 5 anni, il 58% di quelle del 2017 sono state presentate da lavoratori con più di 54 anni. Negli ultimi 4 anni in Italia hanno chiuso 8mila aziende di autotrasporto, ma le maggiori perdite sono da rilevare tra le ditte individuali e le società di persone che si sono ridotte di circa 12.000 unità. Oltre alle criticità di sistema, va considerato che spesso quando il titolare va in pensione, la ditta chiude o viene assorbita da realtà più stabili come forme cooperative, consorzi e società di capitali che nello stesso periodo sono cresciute di circa 4.000 unità.

Ma il problema è comune: l’Europa cerca 150mila autisti di camion secondo il rapporto TransportIntelligence che mostra che la carenza di camionisti è un problema comune nel continente e soprattutto nella sua parte centrale. Nella sua ricerca sull'autotrasporto europeo intitolata European Road Freight Transport 2018, TransportIntelligence parla della carenza di autisti di veicoli industriali, un problema che si sta aggravando perché i pensionamenti non sono colmati dai giovani che intendono svolgere questo mestiere. Secondo la società di ricerca la gran parte dei vuoti – pari a 127.500 posti – si concentra i 6 Paesi. Quello dove la situazione è più grave è la Gran Bretagna, con ben 52mila posti vacanti, seguita dalla Germania, con 45mila – numero che potrebbe aumentare di ben 30mila posti l'anno nei prossimi anni a causa dei pensionamenti –. Secondo l'associazione del trasporto tedesca DSLV, infatti, nei prossimi quindici anni andranno in pensione ben i due terzi degli autisti attualmente in servizio, mentre solo duemila persone ottengono le patenti superiori ogni anno. Anche la Scandinavia sta soffrendo della mancanza di autisti, con in cima la Svezia (5.000 posti vacanti), seguita da Norvegia (3.000 posti) e Danimarca (2.500 posti). La ricerca di personale si sposta verso Est ma anche lì la delocalizzazione di molte imprese occidentali ha drenato risorse.

 

 

Rinnovato l’esame per conseguire la Cqc

Importanti modifiche allo svolgimento dell'esame per conseguire la carta di qualificazione dei conducenti di veicoli industriali e autobus. Lo certifica la Gazzetta Ufficiale dello scorso 21 agosto che ha pubblicato il Decreto del Ministero dei Trasporti del 5 luglio 2019 che modifica le norme per conseguire la Cqc. La principale novità è l'introduzione dell'informatica nella prova d'esame: ora le domande cui i candidati devono rispondere sono tratte, in modo casuale, da un database di quesiti. Viene così creato un questionario formato da settanta domande, cui il candidato deve rispondere su un sistema informatizzato “vero” o “falso”, barrando rispettivamente la lettera V o F, in un tempo massimo di novanta minuti. Il testo precisa che delle settanta domande, quaranta riguardano gli argomenti previsti dall'articolo 7 (lettera a del comma 4) del decreto del 20 settembre 2013, ossia la parte comune alle Cqc merci e passeggeri che riguarda aspetti tecnici, norme sul lavoro, prevenzione e comportamento. Le altre trenta domande riguardano le lettere b e c dello stesso articolo e sono quelle dedicate al tipo di abilitazione scelta dal candidato. Per passare l'esame, il candidato non deve fornire più di sette risposte sbagliate. Nel caso in cui l'esame sia svolto da un autista che ha già la carta di qualificazione per il trasporto di merci e vuole conseguire anche quella per le persone, egli deve rispondere solo alle trenta domande relative a quest'ultima abilitazione. Nel caso inverso, ossia un autista con Cqc passeggeri che vuole conseguire quella per le merci, il candidato deve rispondere a trenta quesiti della lettera b, sempre nel tempo di 40 minuti e con un massimo di tre errori.

 

 

Decreto Clima: a rischio lo sconto sulle accise gasolio. Autotrasportatori in trincea

La prima bozza del decreto Clima ha creato un fortissimo allarme tra le associazioni degli autotrasportatori. Il punto che preoccupa profondamente il settore è la possibilità di ridurre progressivamente, fino a una totale eliminazione, i sussidi “ambientalmente dannosi” ossia quelli che in modo diretto o indiretto incentivano l’uso di prodotti ritenuti dannosi per l’ambiente, tra cui il gasolio.

In concreto per l’autotrasporto, ciò significherebbe intervenire sullo sconto alle accise che viene erogato trimestralmente alle imprese che usano veicoli industriali con massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate e motori Euro 3 o superiori. Il testo diffuso il 18 settembre prevede la riduzione del 10% dal 2020, con eliminazione completa entro il 2040. Per questo sconto lo Stato impiega 1,2 miliardi di euro l’anno.

In una nota che rispecchia il comune sentire delle associazioni di categoria, Conftrasporto afferma che il provvedimento sarebbe “un clamoroso autogol per lo Stato”. Il presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè spiega che “i tagli lineari che riguardassero l’autotrasporto sarebbero quantomeno inaccettabili, innanzitutto perché il Governo verrebbe meno all’impegno assunto con la categoria. In secondo luogo, perché in questo modo si penalizzerebbero anche i mezzi pesanti meno inquinanti come gli euro VI, con il solo risultato che i camion di tutte le categorie farebbero rifornimento all’estero, con una perdita per le imprese italiane di distribuzione e per le casse dello Stato”.

Cosa propone l’autotrasporto? Da tempo un’alternativa: penalizzare solo i veicoli industriali più vecchi, che sono anche quelli che inquinano di più, tagliando solo a loro il rimborso sulle accise. In questo modo si spingerebbero le imprese a rinnovare il parco circolante, con un evidente vantaggio per l’ambiente, considerato che il 60% dei mezzi circolanti in Italia è di categoria ante euro IV. Ne beneficerebbero anche l’automotive e lo Stato, che incasserebbe l’Iva su ogni veicolo di nuova generazione acquistato. Con i tagli lineari prospettati dal Decreto Clima, invece, si avrebbero secondo Conftrasporto “risultati diametralmente opposti a quelli dichiarati e sul fronte ambientale i benefici sarebbero nulli”.

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