Condividi su

Articoli - Archivio

29/10/2018
Sequestro di pneumatici contraffatti, un rischio per la sicurezza stradale

Operazione aquaplaning

 

Cinque container per cinquemila gomme con data di produzione successiva alla loro spedizione e caratteristiche invernali dubbie sono state sequestrate in luglio a Genova. Abbiamo parlato con Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma, delle leggi in materia e del rischio dell’impiego di pneumatici contraffatti.

Massimo Condolo

La Guardia di Finanza l’ha chiamata “Operazione Aquaplaning”, per sottolineare i possibili rischi dell’impiego su fondi sdrucciolevoli, neve in particolare, di pneumatici sulle cui caratteristiche tecniche sorgevano dubbi. Ma soprattutto, sulle gomme sequestrate a inizio estate nel bacino portuale genovese di Voltri, era apposta una data di fabbricazione successiva a quella reale. Del sequestro operato dal secondo gruppo della Guardia di Finanza di Genova e dall’agenzia delle Dogane Genova 2 abbiamo parlato con Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma, associazione italiana dei produttori di articoli in gomma, che ha collaborato all’operazione con le forze dell’ordine.

 

Ci può descrivere questo grande sequestro di pneumatici? Da dove provenivano e come venivano venduti?
“Non è stato il primo sequestro di pneumatici contraffatti, ma è stata la prima operazione di rilevanza internazionale per il tipo di contraffazione rilevata. Erano cinque container, per 52 tonnellate di merce sequestrata e circa 5mila pneumatici per auto e veicoli industriali. Provenivano dalla Cina e, come riporta la Guardia di Finanza, erano destinati a un’azienda dell’hinterland milanese che li avrebbe poi distribuiti attraverso una rete di rivenditori di zona”.

 

Cosa riguardava la contraffazione contestata?
“Il problema principale era la data di produzione, successiva a quella reale e quindi falsa. L’apposizione della data di produzione, formata dalla settimana e dall’anno (per esempio 0118 per indicare la prima settimana del 2018) è un obbligo previsto dalle normative internazionali. Serve non per determinare una “data di scadenza”, che non può essere stabilita a priori in quanto all’atto della produzione non si sa su quale veicolo il pneumatico verrà montato, con quale stile di guida sarà utilizzato e su quali tipi di strade e superfici – oltre alla sua conservazione a magazzino –, ma per permettere la tracciabilità del prodotto e quindi, in caso di necessità, richiamare gli eventuali lotti difettosi. Una data di produzione non corretta impedisce queste azioni. In questo caso era testimoniata dalla data di partenza dal porto cinese, che era precedente alla settimana di costruzione indicata sui fianchi. In Italia è il codice al Consumo che disciplina i richiami, prevedendo prescri-zioni a carico del costruttore e del commerciante per tutelare i consumatori finali e informare le autorità competenti”.

 

Ci sono stati (anche in passato) casi di falsificazione? Hanno riguardato anche i marchi aziendali?
“No. Noi non abbiamo mai registrato casi di contraffazione dei marchi aziendali se non, in un lontano passato, una sporadica e grossolana imitazione. Abbiamo invece scoperto un caso di contraffazione della marcatura 3PMSF (montagna a tre picchi e fiocco di neve, "pittogramma alpino”), che indica le coperture invernali che hanno superato uno specifico test di omologazione: pneumatici vettura ricostruiti, venduti in internet, riportavano una montagna a quattro picchi, senza fiocco di neve: una marcatura priva di significato tecnico che può solo trarre in inganno un acquirente poco informato. Un’altra importante operazione era stata condotta nel 2009 dalla polizia locale di Milano: da un controllo su circa 5mila ciclomotori e scooter era risultato che il 20% circolava con pneumatici privi di omologazione. Qui era stato un vuoto normativo a permettere la situazione: la legge vietava l’impiego di coperture non omologate ma non la loro produzione e commercializzazione sul territorio italiano. Dal 2010, con la legge 120, il vuoto è stato colmato”.

 

A proposito, alla partita sequestrata è stata contestata la marcatura “mud and Snow” (M+S).
“Qui siamo davanti a una contestazione che richiede un approfondimento specifico: a differenza del pittogramma alpino, che prevede come abbiamo detto un test di omologazione, la M+S è un’autocertificazione del produttore, che dichiara che quel pneumatico ha caratteristiche superiori su fondo innevato. Per questa autodichiarazione non sono previsti test specifici da rispettare e di conseguenza si lascia alla libera valutazione del costruttore. È interessante, però, rilevare come la Guardia di Finanza abbia scoperto che le stesse coperture (che a un esame visivo non presentano le caratteristiche tipiche delle invernali come per esempio la fitta lamellatura sui tasselli) venivano vendute su alcuni portali internet come ‘estive’, come se non disponessero della marcatura M+S”.

 

C’è il rischio che un pneumatico esca dalla fabbrica senza data e questa venga poi apposta successivamente?
“Generalmente no, e questo sia per ragioni tecniche che legali. Sotto il profilo tecnico-normativo non è possibile apporre marcature sui pneumatici nuovi dopo la loro costruzione, se non per la sigla “DA” (difettoso di aspetto), che indica le coperture tecnicamente conformi ma con difetti estetici. Oggi questa pratica è caduta in disuso e quasi nessuno dei costruttori la utilizza; certamente non lo fanno i marchi premium. Qualsiasi indicazione apposta successivamente alla costruzione, inoltre, non risulta a rilievo ed è quindi facilmente identificabile”.

Cosa è successo ai pneumatici contraffatti? E quali erano le ragioni della contraffazione?

“Sono stati posti sotto sequestro ed è in corso un procedimento; se ritenuti non conformi e a maggior ragione se pericolosi verranno distrutti. Quanto alle ragioni di una data postuma, non ne abbiamo idea: potrebbe essere stato un semplice errore, purtroppo irrimediabile per quei lotti”.

 

 Ci sono altri canali oltre a Internet in cui c’è elevato rischio di imbattersi in materiali contraffatti o comunque dalla qualità e dalle prestazioni inferiori a quelli dichiarati? Si è già verificato il caso di operatori commerciali tradizionali in malafede?
“Tutti i canali di vendita sono ‘sicuri’ fintanto che qualcuno non dimostra il contrario. La contraffazione non è un problema specifico delle vendite in internet o presso altri canali non tradizionali, come ad esempio i supermercati. È pur vero però che la commercializzazione tramite gommisti rende molto più complicata la vendita di merce non conforme offrendo un rapporto personale con un soggetto reale al quale ci si può sempre rivolgere dopo l’acquisto”.

 

 Che giro d’affari si può stimare abbiano le coperture contraffatte in Italia?
“Non possiamo stimarlo perché non abbiamo elementi per farlo. Le forze dell’ordine sono allertate e se venissero accertati altri episodi simili potremmo avere elementi per stimare una quantificazione del fenomeno. In questo caso le prime avvisaglie le avevamo avute a inizio 2017 con marchi diversi da quelli sequestrati quest’anno. E solo grazie alle nostre forze dell’ordine preposte ai controlli si è riusciti a intercettare questo importante carico che da solo avrebbe fruttato cifre ragguardevoli”.

torna all'archivio