Condividi su

Articoli - Archivio

21/12/2017
SUPERAMMORTAMENTO IN BILICO: TENSIONE TRA GLI AUTOTRASPORTATORI

Autotrasporto 

 

Dal rendiconto ufficiale del dibattito per l'approvazione dell'emendamento sono emerse posizioni diverse. Il senatore Esposito, pur rimettendosi alla decisione della Commissione e condividendo le finalità dell'emendamento, ricorda che “il trasporto stradale continua a registrare gravi sofferenze in Italia, anche per l'affacciarsi di nuovi fenomeni legati all’aumento dell'attività dei corrieri per le spedizioni del commercio elettronico”.

Paolo Castiglia

Allarme. È parola che descrive la situazione nel settore alle prese con una serie di provvedimenti di legge che allarmano i trasportatori professionali, le loro associazioni di categoria, e anche le case costruttrici di mezzi pesanti e veicoli commerciali. Primo punto di forte tensione l’eventualità di un mancato rinnovo del superammortamento per i veicoli industriali nella Legge di Stabilità 2018, che preoccupa molto l’Unrae di fronte all’attuale situazione di mercato.

“Anche nei nostri recenti incontri con le Istituzioni – spiega Franco Fenoglio, presidente della sezione veicoli industriali Unrae, (Associazione delle Case Automobilistiche Estere) – abbiamo sostenuto l’importanza di rendere strutturali i finanziamenti destinati al rinnovo del parco circolante, partendo proprio dal rinnovo pluriennale del superammortamento, della Legge Sabatini e dei fondi per gli investimenti nell’autotrasporto”.

“Visto l’andamento del mercato degli ultimi mesi – insiste Fenoglio – possiamo confermare che la mancata proroga di uno solo degli strumenti sopra elencati porterà a un rallentamento del rinnovo del parco, compromettendo la realizzazione di un sistema di trasporti dotato di maggior sostenibilità ambientale e sicurezza: se i Veicoli Industriali fossero esclusi dal Superammortamento, lo sviluppo del settore verrebbe frenato contro le stesse prospettive strategiche del ministro delle Infrastrutture e Trasporti”.

Di fatto quindi Unrae si è unita alle associazioni dell’autotrasporto nel chiedere che “Governo e Parlamento prendano in seria considerazione le conseguenze negative che l’esclusione del beneficio dal superammortamento dei veicoli industriali porterebbe in un settore strategico che serve tutti i comparti produttivi nazionali”.

Ma come accennato in apertura, i fronti di allarme per i rappresentanti dell’autotrasporto sono molti. Altro elemento decisivo un emendamento alla Legge di Bilancio che toglie 50 milioni l’anno al trasporto stradale per destinarli a quello marittimo. Per ora è un emendamento del Senato, che dovrà percorrere un articolato iter parlamentare e non è detto che non si perda per strada. Ma il segnale è preoccupante per l’autotrasporto, che se l’emendamento approvato venisse convertito in legge perderebbe cinquanta milioni di euro l’anno per i prossimi tre anni, ossia nel triennio 2018-2020.

La Commissione senatoriale ha fatto questa scelta perché intende così “assicurare adeguate risorse per il trasporto merci nel settore marittimo” e in modo specifico alle autostrade del mare “con l’obiettivo di spostare sempre più il trasferimento dalla modalità stradale a quella per via d’acqua”.

Riguardo all’autotrasporto, nel testo approvato la Commissione “evidenzia la necessità di destinarle all’effettivo ammodernamento e sviluppo del settore dell’autotrasporto, superando l’attuale frammentazione, nonché all’adeguamento delle infrastrutture immateriali che accompagnano la filiera logistica, ancora troppo carenti”.

Dal rendiconto ufficiale del dibattito per l’approvazione dell’emendamento sono emerse posizioni diverse. Il senatore Esposito, pur rimettendosi alla decisione della Commissione e condividendo le finalità dell’emendamento, ricorda che “il trasporto stradale continua a registrare gravi sofferenze in Italia, anche per l’affacciarsi di nuovi fenomeni legati all’aumento dell’attività dei corrieri per le spedizioni del commercio elettronico”.

Il senatore Borioli esprime “forti perplessità”, perché questo intervento “andrebbe inserito in un progetto più ampio”. Per lui non basta spostare fondi dalla strada al mare, ma bisogna anche “potenziare in generale le modalità di trasporto delle merci alternative e meno inquinanti rispetto a quella stradale, anche attraverso la realizzazione delle necessarie infrastrutture”. Il sottosegretario ai Trasporti, Del Basso De Caro, ha sostenuto che “i fondi per il settore dell’autotrasporto sono già stati pesantemente decurtati negli anni passati e non è quindi accoglibile la richiesta di spostare ulteriori risorse, sia pure a favore del trasporto marittimo”.

Il senatore Filippi sostiene invece l’investimento ricordando che “si tratta di uno spostamento di risorse minimo e che lo stanziamento per l’autotrasporto resta comunque in aumento rispetto al 2017” e sostenendo che “in passato le risorse stanziate per questo settore non sono state distribuite in maniera efficace e non hanno contribuito all’ammodernamento del comparto”.

Posizione analoga è quella del senatore Ranicci, secondo cui questa “non è una riduzione tout court per il settore dell’autotrasporto, ma solo di un minore aumento, pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018-2020: è però importante dare un segnale di riduzione degli incentivi per il trasporto merci su gomma a favore di una modalità meno inquinante come il trasporto marittimo, che in questi anni è stato ingiustamente penalizzato”.

Il senatore Cioffi condivide “l’esigenza di incoraggiare il trasporto merci mediante modalità alternative come il ferro e le vie d’acqua e di ridurre quello su gomma”. Il senatore Scibona “ribadisce il sostegno della sua parte politica a iniziative che riducano il trasporto su gomma potenziando altre modalità. Il problema degli autotrasportatori legati alle spedizioni del commercio elettronico deriva dall’evoluzione delle abitudini di acquisto e non può essere facilmente risolto se non con politiche di incentivazione del commercio di prossimità”.

 

 

DISTACCO AUTISTI IN EUROPA. ALLARME FEDERTRASPORTI

L’accordo europeo sul distacco internazionale esclude il trasporto su strada. Il presidente dell’organismo che associa i consorzi dell’autotrasporto porta in primo piano questo grave problema: “Accade da tanto, troppo tempo, eppure ogni volta mi stupisce: l’autotrasporto merci non interessa a nessuno” spiega infatti Claudio Villa, presidente del Gruppo Federtrasporti in una nota stampa dedicata proprio all’esclusione dell’autotrasporto dall’accordo raggiunto dai ministri del Lavoro europei sulla riforma del distacco internazionale.

“Stiamo parlando di un istituto – insiste il presidente – come il distacco dei lavoratori all’interno dell’Europa che all’atto pratico serve ad abbattere il costo del lavoro. Ma va a vantaggio soltanto delle aziende di alcune aree e danneggia fortemente quelle di altre”.  Villa critica con forza il silenzio che in Italia ha accompagnato la notizia dell’esclusione dell’autotrasporto dalla riforma del distacco, al contrario di altri Paesi, come la Francia, dove questo è un tema all’ordine del giorno e non solo tra gli addetti ai lavori: “La Francia, anche tramite iniziative personali del presidente Macron, si è molto spesa sull’argomento, mentre in Italia il tema non riesce a trovare posto né nell’agenda politica, né sulle pagine dei giornali”.

 

 

 

CAMIONISTI FORSE SALVI DALL’AUMENTO DELL’ETÀ PENSIONABILE

Il Governo intende esentare dall’aumento a 67 anni dell’età per andare in pensione alcune categorie di lavoratori che esercitano attività usuranti. Tra questi appare quasi certo che ci siano anche gli autisti di veicoli industriali, insieme con altre categorie che svolgono lavori faticosi, come macchinisti ferrovie e facchini. I camionisti, a dire il vero, non hanno ottenuto lo status di lavoro usurante necessario per andare in pensione prima degli altri lavoratori, ma potrebbero almeno evitare di andarci ancora più tardi, ossia a 67 anni, come previsto dall’aumento automatico causato dall’allungamento della speranza di vita. Infatti, nei giorni scorsi l’Istat ha comunicato che questo dato statistico è aumentato a 82,2 anni, valore medio per gli italiani. Questo incremento è sicuramente una buona notizia, me ne porta una non gradita per chi ha diritto a una pensione, perché dal 2019 trascina in alto, ossia a 67 anni, l’età minima per lasciare il lavoro. Alcuni sindacati contestano tale automatismo, introdotto dalla riforma Fornero, ma il Governo sembra intenda attenuare l’impatto dell’aumento dell’età della pensione almeno per le categorie di lavoratori che svolgono attività più faticose e che sarebbero le dodici già previste dall’Ape Social. Tra queste sono compresi anche gli autisti di veicoli industriali.

torna all'archivio