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Articoli - Archivio

07/03/2014
SULLE PISTE DELLA TRANSANATOLIA

 

Transanatolia Rally Raid 2013


La manifestazione motoristica che ogni anno si svolge in Turchia si rivela tra le più promettenti gare di rally raid emergenti, impareggiabile banco di prova per piloti, veicoli e, naturalmente, pneumatici

Duilio Damiani

Per il grande pubblico potrebbe sembrare una gara come tante, un appuntamento riservato agli appassionati delle quattro ruote motrici (senza esclusione per  moto, camion e quad).  Da quattro anni a questa parte, alle porte d’oriente, in quell’affascinante paese diviso tra Asia ed Europa, si disputa una sfida unica e coinvolgente, riconosciuta come un rally raid emergente di grande spessore e completezza. Alla Transanatolia si ritrovano veicoli e piloti da numerose nazioni, che qui s’incontrano per darsi battaglia.Si corre lungo oltre 2.200 km sulle alture dell’Anatolia centrale, per sette giorni di incessante competizione motoristica, calcando ardui percorsi a fondo naturale che impongono la massima attenzione in ogni frangente. Sabbia, roccia, terra, fango e pietre che spesso determinano con crudeltà la classifica finale, ben più della velocità pura, mettendo alla frusta le capacità dei piloti, la validità dei mezzi meccanici oltre alla robustezza di ruote e pneumatici, sottoposti costantemente a ritmi logoranti nei duri impatti col terreno.

Per alcuni la trasferta in Turchia rappresenta il più valido “allenamento” in vista della Dakar, la più celebre gara fuoristrada emigrata ormai da qualche anno in Sudamerica; per altri si tratta invece dell’ambito esordio nelle grandi manifestazioni internazionali, dove investire sogni e risorse alla ricerca dell’estrema avventura. Per tutti, comunque, la Transanatolia ha significato un appuntamento irrinunciabile, per il quale i preparativi sono iniziati diversi mesi prima. 



GLI ITALIANI IN GARA


Nella passata edizione, tenutasi a settembre dello scorso anno e sponsorizzata da Yokohama, portacolori della compagine italiana, oltre a un nutrito manipolo di centauri, sono stati anche due noti equipaggi a quattro ruote: il Jolly Race di Brescia, con la Mitsubishi Pajero V6 in livrea bianco/arancione, condotta da Loris Calubini navigato da Agostino Rizzardi - due veterani delle gare di durata in fuoristrada -, affiancati dal mastodontico camion da gara Mercedes Unimog di Marino Mutti, “vecchia” volpe del deserto “made in Bergamo”, con decine di partecipazioni nelle più celebri maratone africane (Dakar in primis) alle spalle, coadiuvato nella navigazione da Michael Wolff. Presenza di veicoli tricolori che ha rappresentato l’esordio nella specialità delle vetture provenienti dal Bel Paese, finalmente protagoniste dopo qualche stagione d’osservazione assieme alle due ruote habitué alla Transanatolia. Questi i piloti nostrani presenti, che assieme ai colleghi di mezza Europa si sono dati appuntamento sul nastro di partenza di Antalya, in Turchia meridionale: una quarantina di veicoli equamente ripartiti tra due e quattro ruote, sei nazioni rappresentate e un folto pubblico assiepato lungo il prologo sul litorale mediterraneo ad acclamare le funamboliche esibizioni dei beniamini locali. 

Dalle soleggiate spiagge vacanziere, meta del turismo mondiale attirato dalle acque cristalline del Mediterraneo orientale, la carovana si è spostata verso l’entroterra, attraversando mutevoli scenari, dall’arenile alla roccia montana, fin sul lago salato di Tuz Gölü, impegnando in media 3/400 km quotidiani, suddivisi fra trasferimenti e prove speciali. Fino a giungere alle vette dei monti Taurus, a 3.000 metri di quota, la catena estrema che delimita la Cappadocia fino al confine con l’Iran. Una spettacolare terra di pinnacoli calcarei e antiche città sotterranee, che hanno incorniciato le giornate centrali di questa intensa settimana agonistica. 



IMPIETOSO TERRENO DI GARA

 
Sfide consumate in vetta alla classifica provvisoria sul filo dei secondi, con l’immediata supremazia delle moto italiane, che hanno impresso un ritmo difficilmente sostenibile per i meno allenati, seguite dalle auto di scuola italiana, per chiudere con l’Unimog, solitario nella classe dei mezzi pesanti abbandonato dagli altri due contendenti turchi, relegati loro malgrado nella categoria amatoriale.Protagonista assoluto, come in ogni gara marathon che si rispetti, senza dubbio l’ambiente circostante, penetrato alla massima velocità dalla forsennata carovana, che solo a sprazzi ha potuto godere degli splendidi scenari proposti da regioni epiche, permeate di fascino e da sempre teatro delle umane vicende. Nel passare dei secoli è qui che si è costruita la storia dell’uomo, testimonianze vivide e disseminate su ogni percorso, per una volta calcato non da cavalli e legioni ma dai pneumatici artigliati dei rombanti mostri meccanici.La cronaca ha visto l’altalenarsi in graduatoria dei due motociclisti italiani già candidati alla vittoria, Paolo Ceci e Alessandro Botturi, che hanno giocato ad ogni tappa come il gatto col topo, in attesa della zampata finale. Sul traguardo alla fine l’ha spuntata Ceci, del team Soloenduro, seguito dal compagno di squadra Botturi, terzo lo spagnolo Juan Pedrero e a seguire gli altri eroi delle due ruote, piloti affermati che si possono ritrovare anche nella classifica della recente Dakar sudamericana.Tra le auto, l’equipaggio Calubini/Rizzardi ha dovuto accontentarsi sotto la bandiera a scacchi del secondo piazzamento, scavalcato solo nelle battute finali dai veloci turchi Ahmet Tinkir/Suat Inan, anche loro su Mitsubishi Pajero. Il noto Marino Mutti si è imposto primo nella categoria Camion, e nulla toglie al merito l’assenza degli altri due mezzi pesanti, considerando la prestanza del Mercedes Unimog rosso fiammante allestito per la Dakar, che con una condotta di gara magistrale ha totalizzato il terzo tempo assoluto nella categoria auto, scavalcando in graduatoria vetture ben più agili e scattanti del bisonte rosso. Unica iscritta tra i quad, la tenace bulgara Zornitsa Todorova ha concluso brillantemente con un tempo strepitoso (sesta assoluta nella categoria riservata alle moto), donando a tutta la kermesse una graziosa pennellata di rosa.Voltata la pagina, il libro resta aperto: sono già in fermento i preparativi per la prossima edizione, che dovrebbe recare alcune sostanziali novità.

Innanzitutto il percorso, che prenderà il via dalla capitale Ankara, ma continuerà a interessare l’affascinante Cappadocia, terreno che, in questa edizione, ha mietuto numerose vittime, condizionando pesantemente i risultati. Basti pensare che l’equipaggio portacolori del team italiano è passato in seconda posizione solo alla fine, dopo aver dominato per gran parte lo svolgimento della gara, beffato di una manciata di minuti a causa, purtroppo, di una malaugurata rottura di un cerchione, impattato su una pietra particolarmente aguzza. Eventualità tutt’altro che remota in questo genere di eventi, rendendo le competizioni di rally raid i più intensi banchi di prova anche per i costruttori delle ruote che vedremo circolare nel prossimo futuro.

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