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L'Editoriale - Archivio

05/09/2013
SU LA TESTA!

È giunto il momento in cui le associazioni dell’aftermarket automobilistico che riuniscono artigiani autoriparatori, costruttori di macchinari e attrezzature, componentisti, comincino a fare sentire la loro voce presso le istituzioni in modo unitario.

Renzo Servadei

RIPERCORRENDO le cronache dell’attuale fase politica, viene in mente il famoso racconto della storia di ognuno, qualcuno, ciascuno e nessuno.

Ricorderete che c’era un lavoro importante da fare e ognuno era sicuro che qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno poteva farlo, ma nessuno lo fece, qualcuno si arrabbiò perché era il lavoro di ognuno. Ognuno pensò che ciascuno potesse farlo, ma nessuno capì che ognuno non l’avrebbe fatto. Finì che ognuno incolpò qualcuno perché nessuno fece ciò che ciascuno avrebbe potuto fare.

Si possono cambiare i temi, i nomi dei personaggi, ma il risultato non cambia.

È necessario uscire da questa spirale. Il settore dell’autoriparazione, in particolare per gli operatori che lavorano nel comparto autocarro, è tra i più colpiti dalla crisi. Una volta che abbiamo ribadito questa banale evidenza, il rischio è quello di unirsi al coro dei lamenti senza nemmeno tentare di fare qualcosa di concreto.

Lanciamo quindi una provocazione. Probabilmente è giunto il momento in cui le associazioni dell’aftermarket automobilistico che riuniscono artigiani autoriparatori, costruttori di macchinari e attrezzature, componentisti, comincino a fare sentire la loro voce in modo unitario. La gravità della situazione è tale che è necessario uscire dalle logiche tradizionali campaniliste di questa o quella categoria, lavorando insieme per ottenere la massa critica necessaria per essere ascoltati dalle istituzioni.

Il settore, del quale l’attività di rivendita pneumatici è un asse portante, è uno dei comparti chiave dell’economia italiana. Farlo ripartire è, come si dice in gergo “tanta cosa”. È determinante non solo per il fatturato generato, ma anche per l’ambiente e per la sicurezza; un settore ad alta intensità di impiego di manodopera; un settore infine dove il lavoro è italiano. Si possono infatti produrre auto in Cina, ma portarcele a cambiare le gomme è un po’ scomodo. Senza volere togliere nulla a serramenti e cucine, settori certamente meritevoli dell’attenzione statale e che per questo hanno ottenuto provvedimenti di sostegno, non vi è dubbio che, su qualsiasi parametro si voglia effettuare la comparazione, complessivamente il settore dell’autoriparazione gioca un ruolo fondamentale nel fare ripartire la nave italiana. 

Ecco perché è necessario che il settore si presenti alle autorità con una proposta di rilancio forte e unitaria. Bisogna tenere conto, tra gli altri aspetti, del fatto che provvedimenti di sostegno spesso generano per la fiscalità generale maggiori vantaggi rispetto al non fare nulla. Al contrario, gravi danni derivano dai balzelli che vengono imposti per drenare risorse, talvolta senza una valutazione lungimirante delle possibili conseguenze secondarie. Tipico esempio il superbollo sulle auto di lusso che, di fatto, ha ottenuto come unico risultato la fine delle vendite e delle riparazioni di questi beni con tutto quello che ne consegue in termini di introiti fiscali.

Il momento di agire è adesso. Se non lo fanno le associazioni di categoria interessate non si può sperare che qualcun altro ne porti avanti le istanze. Su la testa!

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