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Articoli - Archivio

26/10/2011
STORIA DI UN SUCCESSO DI FAMIGLIA

DAI FRATELLI CORGHI AL GRUPPO NEXION

Intraprendenza, genialità e tenacia sono i principali ingredienti della vicenda di un'azienda familiare che ha dato vita a un intero distretto e conquistato i mercati: da una bottega di elettrodomestici a una realtà industriale multinazionale

Mino De Rigo

Fratelli intraprendenti, genio fantasioso e creativo l'uno, inesauribile anima commerciale l'altro, Erminio e Remo Corghi sono i protagonisti di una bella storia italiana, una case history da manuale che racconta di un impero industriale creato dal nulla. Una vicenda tornata all'attenzione per la recente scomparsa di Remo, fino all'ultimo partecipe delle scelte del gruppo da lui presieduto: realtà che oggi, sotto la guida della holding Nexion, vanta una posizione di spicco a livello mondiale nel settore delle autoattrezzature e alla cui nascita, nel cuore della provincia emiliana, si deve lo sviluppo di un intero distretto, che attualmente conta 8mila addetti e un giro d'affari di circa 1,5 miliardi di euro. Figli di un infermiere, appassionati di meccanica e di elettrotecnica, i fratelli Corghi hanno inventiva, capacità e determinazione da vendere, e nell'immediato dopoguerra gestiscono a Correggio un negozietto in cui commercializzano e riparano elettrodomestici. La prima intuizione i richiami da caccia: il fonofil, un registratore a filo magnetico, rimpiazza gli scomodi grammofoni usati fino ad allora, e presto l'usignolo che cinguetta su una calamita può diventare il marchio di fabbrica. I numeri che danno il "la" alla trasformazione da bottega a opificio con la costituzione nel 1954 della società Corghi Elettromeccanica, arrivano però grazie ai massicci stabilizzatori di tensione per gli apparecchi tv, abilmente dissimulati alla base di tavolini di varia foggia, impreziositi da finti volumi della Divina Commedia, piuttosto che nelle forme di elaborati vasi da fiori. Poi, è un crescendo, tra soluzioni ingegnose e inediti ritrovati tecnici: dal temporizzatore per le spazzole tergicristallo della Topolino alla prima audioguida a gettoni, passando per il bobinatore domestico per filati, con cui i fratelli Corghi inaugurano un nuovo mercato. 

 

Diversificare per prosperare

Nella vicina Carpi si sta sviluppando il settore della maglieria e le donne arrotondano il salario dei mariti in fabbrica lavorando a casa i filati: è l'esordio di una linea di prodotti per il meccano-tessile, mentre la volontà di un'utile diversificazione porta a esplorare altri settori, con i fratelli che si cimentano nella fabbricazione di lavastoviglie e lavabiancheria, nonché di motozappe e trattori. Ricordi vivissimi nei racconti dei figli di Erminio, Giulio e Anna Corghi, e del genero Mauro Severi, così come della figlia di Remo, Cinzia Corghi. Tutti oggi ugualmente impegnati a dare seguito a un'eredità imprenditoriale forte. Come emerge dagli archivi fotografici dell'azienda nello splendore del bianco e nero, fra prodotti lucenti e operai ritratti al lavoro, nello stile sobrio e accattivante dei depliant dell'epoca, impresso su cartoncini colorati. Per non dire delle istruzioni per l'uso consegnate all'acquirente, redatte con la macchina per scrivere su impalpabili foglietti di carta velina. L'idea di sgravare il lavoro manuale servendosi della meccanizzazione sta alla base non solo della successiva produzione di roccatrici, dipanatrici e motorizzazioni per il meccano-tessile, capaci di alimentare un settore di business ancora attivo due anni fa, ma anche dei prodotti che, agli inizi degli anni '60 segnano la vera svolta, dando vita al settore delle attrezzature di servizio alla ruota. "Il primo approccio - racconta Giulio Corghi, neopresidente della holding di gruppo - avviene col perfezionamento di una rudimentale equilibratrice che i gommisti di allora, per sottolinearne la scarsa funzionalità, avevano soprannominato "bambocciona": occupava molto spazio perché, per leggere gli squilibri, era necessario spostarsi dietro alla ruota".


L'invenzione dello smontagomme
Ed ecco l'intuizione: usare un cavo da tachimetro e un disco sul quale un pennino che oscilla in sincronia con la ruota traccia una sorta di matassa la cui forma e angolazione restituiscono i dati di misura, presentandoli sul lato frontale. Ma la richiesta più pressante da parte dei gommisti è di una soluzione per smontare i copertoni alleviando la fatica fisica. "Il 1961 è l'anno del lancio del primo smontagomme, l'Artiglio, il cui successo è tale da diventare sinonimo dell'apparecchiatura; alla base, principi tecnici rimasti immutati per 40 anni, fino all'introduzione del ‘leva la leva'. È anche l'anno del primo grande stabilimento, allora in aperta campagna (e oggi pressoché in centro a Correggio) e dunque considerato sede disagiata, tanto da imporre di versare un'indennità ai dipendenti che devono raggiungerlo". Nel 1968 Erminio viene a mancare, e con lui la principale fucina di idee e intuizioni geniali, ma il solco è tracciato e Remo, che ha già stabilito il ruolino di marcia dell'espansione sui mercati internazionali, prima in Europa e poi negli Usa, porta l'azienda di famiglia a nuovi traguardi. Produttivi, come con la presentazione nel '73 di un nuovo smontagomme automatico per autocarri, ma anche d'immagine, con la fornitura di un modello ad hoc per il team Ferrari di Formula 1. Le tappe della crescita successiva sono segnate da una serie di acquisizioni societarie: Sice nel '72 per rafforzare la produzione meccano-tessile e Faip undici anni più tardi per ampliare la quota di mercato nel comparto delle autoattrezzature.


Investimenti locali e vocazione globale
Nel frattempo hanno inizio gli spin-off aziendali che sono all'origine del distretto emiliano degli smontagomme, territorio oggetto di investimenti da parte di competitor stranieri che qui hanno comprato vari siti produttivi, nonché il fiorire di iniziative in grado di dare corpo alla filiera: inevitabile per il gruppo, all'aumentare della complessità di gestione, terziarizzare la produzione di componenti e utilizzare una rete di fornitori specializzati, tanto più alla luce del fatto che a costituire il valore aggiunto sono progettazione e assemblaggio. Corghi è titolare di 197 brevetti e si colloca all'80° posto nella classifica annuale delle società depositarie di tutta Europa. Estendendo lo sguardo all'intero gruppo capitanato da Nexion, con i suoi stabilimenti in Italia e Cina, filiali e rappresentanze commerciali in Europa, Asia e nelle Americhe, esso impiega 878 addetti e sviluppa un giro d'affari consolidato pari a 150 milioni di euro, di cui il 28% in Italia e il resto oltreconfine, in 140 paesi. "Ora, nel segno della continuità - conclude Giulio Corghi - stiamo provvedendo a razionalizzare gli investimenti effettuati, concentrandoci sulle attività a maggior valore e privilegiando, come testimonia la costruzione del sito a Prato di Correggio, il fortissimo legame con il territorio e con la comunità alla quale mettiamo a disposizione i valori sociali, eredità primaria lasciataci dai fondatori".



• L'attualità di una figura d'imprenditore vecchio stile


"Il momento più triste per lui è stato nel 2009, all'apice della crisi, dover cedere alla cassa integrazione seppure soltanto per un breve periodo". La figlia Cinzia non ha dubbi, rievocando gli ultimi anni trascorsi da Remo Corghi, rimasto sempre al timone dell'azienda fondata col fratello. Affabile, gioviale, dalla battuta pronta e legatissimo alle sue radici è il ricordo corale di questo imprenditore vecchio stile che amava stare in fabbrica, "coltivando - dice Franco Panari, 40 anni passati in azienda - un rapporto personale con ciascuno di noi. Con un occhio sempre vigile sulle attività dei reparti: se qualcosa non funzionava era il primo ad accorgersene". E ad andare a fondo della questione con domande sempre puntuali, "alle quali - sottolinea Germano Campari, per anni all'ufficio tecnico - si era costretti a rispondere con sincerità, poiché dava l'impressione di esserne già al corrente". E poi, esperienza, spirito critico e capacità di visione in prospettiva a disposizione dei processi decisionali, come ricorda il direttore progettazione e produzione Corrado Bassoli, uniti a un forte pragmatismo. "Da un lato - racconta Anna Corghi - ci ha lasciato spazio affinché noi, la seconda generazione, potessimo crescere. Non ha mai modificato le altrui decisioni, che invero aiutava a indirizzare al meglio, prefigurandone le conseguenze. E nelle situazioni critiche ci rassicurava: analoghe a esperienze già vissute, si sarebbero potute superare allo stesso modo". 

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