Condividi su

L'Editoriale - Archivio

28/08/2012
SPREAD E RIVENDITA PNEUMATICI

Se si calcolasse il tasso di affidabilità economica delle varie categorie dell’autoriparazione determinando il differenziale tra il più affidabile e gli altri, anche in questo caso probabilmente avremmo risultati sorprendenti.

Renzo Servadei

DA QUANDO l’estate scorsa è scoppiata la crisi dei debiti sovrani, la parola “spread” è diventata di moda. Ricordiamo che questo termine indica il premio in più espresso in punti base (100 punti sono pari all’1%) che i titoli decennali dei diversi paesi debbono pagare rispetto al riferimento ritenuto più affidabile rappresentato dai Bund decennali tedeschi. 

In realtà il differenziale di rendimento correlato al rischio di un titolo è sempre esistito, con risultati a volte sorprendenti. Un interessante articolo del Sole 24 Ore online del 30 giugno scorso, che commenta uno studio (reperibile su internet) effettuato da una ricercatrice dell’Università di Bruxelles, Stephanie Collet, ha analizzato l’andamento dei titoli degli stati preunitari subito dopo l’unificazione italiana. Pur essendo i debiti dei diversi stati entrati a fare parte del debito complessivo del Regno d’Italia, per alcuni anni le emissioni hanno mantenuto il riferimento alla precedente denominazione. Secondo lo studio, mentre i “bond” delle due Sicilie pagavano i tassi più bassi, vale a dire il 4,3%, lo spread in più che corrispondevano i bond Piemonte e quelli papali era di 140 punti base mentre ancora peggio, 160 punti, pagavano i bond ex Lombardo Veneto.

Questo è durato fino a quanto i mercati hanno fugato ogni dubbio sulla possibile dissoluzione del giovane nuovo stato. 

Insomma, per i mercati (le transazioni si facevano ad Anversa e Parigi) Napoli per il Regno d’Italia rappresentava quello che oggi in Europa è la Germania. Forse analizzando questi dati si comprende come mai Monti e gli spagnoli spingano per gli eurobond mentre la Germania freni.

Venendo a noi, se si calcolasse il tasso di affidabilità economica delle varie categorie dell’autoriparazione determinando il differenziale tra il più affidabile e gli altri, anche in questo caso probabilmente avremmo risultati sorprendenti. 

Se pensiamo alle previsioni effettuate fino a pochi anni fa, il posizionamento del rivenditore di pneumatici rispetto agli altri attori del mercato dell’auto e dell’autoriparazione ha avuto una dinamica migliore. 

È vero, c’è la crisi, che particolarmente nell’autocarro è molto dura. Se guardiamo i numeri, tuttavia, i rivenditori di pneumatici erano 6.500 venti anni fa e tali sono rimasti, anzi, sono aumentati i punti in cui si vendono pneumatici. Le altre categorie del settore automotive hanno problemi opposti, calano gli operatori perché chiudono. La più nota di queste categorie è quella dei concessionari. Sono passati in pochi anni da 4.000 a circa 3.000 e il loro numero è destinato a calare ancora. Che dire degli elettrauto? Ormai è una specie quasi estinta tanto è vero che nei dibattiti sull’evoluzione della categoria ormai non si parla più di elettrauto e meccanico ma di un’unica categoria di meccatronico. Lo stesso meccanico è alle prese con una realtà di veicoli sempre più complessi e sempre più affidabili. Il carrozziere vede il proprio lavoro limitato dal calo importante della sinistrosità e dal fatto che le piccole bottarelle non si riparano più così come non si fanno più grandi riparazioni.

Rimane il gommista. Certo è dura, ma fino a quando i veicoli continueranno a circolare su gomme (e non esiste nulla di diverso all’orizzonte), spazio per un professionista dell’assistenza ci sarà sempre. E forse da un punto di vista economico, se sapremo contrastare i fenomeni di concorrenza sleale che minano la competitività delle aziende sane quali l’evasione dell’Iva, delle norme sull’omologazione o sugli oli aromatici per citare i casi più noti, la categoria si potrà togliere più di una soddisfazione. 

torna all'archivio