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Articoli - Archivio

22/04/2015
SPIRAGLI DI LUCE

Mercato auto

 

Anche i primi mesi del 2015 confermano l’andamento positivo fatto segnare dal mercato auto al termine dello scorso anno. Le prospettive per un’ulteriore accelerazione nelle immatricolazioni ci sono tutte, ma permangono anche concreti dubbi sulla solidità della ripresa economica

Renzo Dotti

La tentazione forte, quando si prova ad analizzare l’andamento del mercato auto, è quella di lasciarsi condizionare unicamente dai freddi numeri verso commenti che, a seconda del segno delle immatricolazioni dell’ultimo mese, sono all’insegna della fiducia o meno. Scendendo nel concreto, appare chiaro a tutti che l’inversione di tendenza rispetto alla caduta libera degli ultimi anni è ormai in atto da diversi mesi nel mercato nazionale dell’automobile. Allo stesso tempo però, sarebbe una condotta quantomeno imprudente non considerare le varie sfaccettature che compongono questi segnali positivi e le dinamiche interne che a febbraio 2015, a fronte della prima crescita a doppia cifra (+13,2%) da marzo 2010, rendono gli analisti più accorti poco propensi a giudizi entusiastici. Non bisogna dimenticare infatti che, negli ultimi 4 anni, il mercato è progressivamente sceso a livelli di vendita paragonabili a quelli dei primi anni ’80, e quindi anche ora, nonostante gli indicatori siano complessivamente positivi, non ci si discosta molto da quei dati.

 

Primo bimestre positivo 

Partiamo proprio dagli ultimi numeri a nostra disposizione. Secondo i dati pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel primo bimestre 2015 le autovetture immatricolate ammontano a 266.555 unità, in crescita del 12,3% rispetto a gennaio-febbraio 2014. Un buon segnale, suffragato anche dall’aumento dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (espresso in base 2005=100) passato a febbraio da 104,4 a 110,9. Altro indizio positivo è quello che viene dall’andamento della raccolta ordini che nei primi due mesi del 2015 ha chiuso a 277.000 ordini, in crescita del 13% rispetto allo stesso periodo del 2014. Insomma sembra che si stia allentando quell’atteggiamento di estrema cautela da parte dei consumatori che aveva contribuito, insieme e conseguentemente alla crisi economica e occupazionale e alla perdurante stagnazione, a una fortissima contrazione dei consumi, inducendo gli italiani a rinviare il più possibile la sostituzione di un bene durevole quale l’automobile. Molto significativo, a tal proposito, il dato fornito dall’Area Studi e Statistiche di Anfia secondo cui nel periodo 1998-2002 sono state immatricolate 11,8 milioni di vetture nuove di cui, alla fine del 2013, l’84% risultava ancora circolante. Vetture che ormai hanno ampiamente superato i 10 anni di anzianità e la cui sostituzione verosimilmente non potrà essere rinviata per molto tempo.

 

La forza delle auto eco-friendly

Fra le vetture che gli italiani stanno sempre più acquistando per sostituire la loro vecchia auto, un ruolo significativo è ricoperto da quelle ad alimentazione alterativa che, secondo i dati preliminari elaborati da Anfia, nel mese di febbraio hanno raggiunto le 18.700 immatricolazioni con un incremento del 17,7% rispetto allo stesso mese del 2014 e una quota del 13,9%. Nel primo bimestre dell’anno, le auto cosiddette “eco-friendly”, hanno superato le 39.500 unità (+19%), raggiungendo una quota del 14,8%, pari a 0,9 punti in più di un anno fa. L’incidenza del mercato auto ad alimentazione alternativa nel nostro Paese, grazie al ruolo chiave delle vetture a metano e a GPL, non ha paragoni rispetto agli altri stati dell’Unione europea e consente all’Italia di vantare emissioni medie di CO2 delle nuove vetture vendute tra le più basse del continente. I dati preliminari di Anfia parlano, nei primi 2 mesi del 2015, di un valore medio ponderato delle emissioni di CO2 sceso a 115,9 g/km dai 116,4 rilevati a gennaio 2015. In tale ambito occorre ricordare che un ruolo ancora marginale, ma comunque in costante crescita, è rivestito dalle auto elettriche e ibride che nel primo bimestre 2015 sono aumentate rispettivamente del 154% e del 25%.

 

Poco lusso, molto suv

Sarà il superbollo sui modelli con potenza superiore a 185 kw, o più verosimilmente la crisi economica che induce alla prudenza anche chi i soldi li ha, sta di fatto che anche nel primo bimestre 2015 le vetture “alto di gamma” (superiori, lusso, sportive suv grandi, monovolume grandi) hanno fatto registrare un segno negativo (- 6,6%). Si tratta di una diminuzione sintomatica, considerando i cali già registrati nel 2014 (-0,5%) e soprattutto nel 2013 (-23%), in una fase, quella degli ultimi mesi, sostanzialmente positiva per gli altri segmenti. Analizzando poi i flussi interni del mercato, ma anche semplicemente guardandosi intorno, si evidenzia un grande successo per i suv, in particolare quelli piccoli, compatti e medi, che sono passati nel giro di un anno dalla quota del 9% del mercato a quella del 23,4% nel primo bimestre 2015, facendo sì che in pratica una macchina su quattro delle nuove immatricolazioni appartenga a questo segmento. Il piatto forte è naturalmente sempre rappresentato dalle vetture dei segmenti A e B che rappresentano ancora quasi la metà delle vetture nuove, ma con percentuali sulle immatricolazioni complessive passate dal 52% del 2008 e addirittura del 58% del 2009 (grazie all’introduzione degli incentivi) al 47% del 2014, sceso poi al 46,5% nel primo bimestre 2015.

 

Il peso dei km zero

Quando si sente parlare di immatricolazioni, automaticamente si pensa alle vendite, quasi che le due parole fossero sinonimi. In realtà non è proprio così e l’importante peso rivestito dalle “km zero” sul totale delle immatricolazioni sta a dimostrarlo. I dati definitivi si riferiscono ancora al 2014, ma è indubbio che la tendenza da parte delle concessionarie di immatricolare auto dimostrative o auto che saranno poi vendute con la dizione “km zero” è in costante ascesa. L’anno scorso infatti sono state ben 131.483 questa tipologia di vetture, +5,8% rispetto al 2013, con una quota di mercato passata dal 9,4% al 9,5%. In pratica questo canale resta secondo alle spalle della vendita diretta ai privati, la cui quota di mercato è stata nel 2014 pari al 62,2% per un totale di 859.169 immatricolazioni. Senza dimenticare peraltro che sono poi sempre i privati che, nella stragrande maggioranza dei casi, comprano le auto a “km zero” o quelle “aziendali” in seconda battuta. Insomma molte occasioni per chi vuole cambiare auto risparmiando e, più in generale, un indizio importante di come il mercato auto necessiti probabilmente di un correttivo anche in questo campo in grado di garantire, fra l’altro, maggiori margini per gli operatori.

LA SPINTA DEL NOLEGGIO

Il buon risultato dei primi mesi del 2015 è senza dubbio dovuto anche, se non principalmente, alla spinta propulsiva del comparto noleggio che, con oltre 36.600 nuove immatricolazioni nel solo mese di febbraio, è cresciuto del 45% rispetto allo stesso mese del 2014. Secondo Aniasa – l’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici – negli ultimi anni volumi così importanti hanno riguardato i mesi tra marzo e giugno, e tale anticipazione del periodo di inflottamento per le società di noleggio a breve termine è dovuta al crescente interesse per Expo 2015 e alle buone indicazioni nel mercato italiano dei tour operator. Per il noleggio a lungo termine invece si può parlare soprattutto di sostituzione delle flotte da parte di quelle aziende che, dopo aver prorogato il ciclo di rinnovo da 36 a 48 mesi, ora sospinte dal crescente clima di fiducia hanno smesso di attendere.

OTTIMISMO PRUDENTE A GINEVRA

Tra le manifestazioni fieristiche europee di primissimo livello, il Salone dell’Auto di Ginevra - dal 5 al 15 marzo – si è contraddistinto, ancora una volta, come il “salotto buono” dell’auto senza i fronzoli di Detroit o Francoforte, ma con oltre 130 anteprime mondiali ed europee con cui i costruttori intendono riacciuffare la domanda. Ai moltissimi visitatori, le stime parlano di almeno 700.000, certo non sarà sfuggita però la sproporzione fa le molte supercar esposte per sognare e le relativamente poche auto da guidare tutti i giorni. Un segnale forse di attesa prudente da parte dei costruttori, quasi si volesse avere qualche certezza in più sulla ripresa economica del vecchio continente prima di sparare le cartucce più importanti. 

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