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05/03/2012
SENZA FRENI

MERCATO
È proseguita anche nel 2011 la caduta del mercato italiano dell’auto. Una situazione ampiamente prevista con cui occorrerà fare i conti anche per l’anno appena iniziato. E non solo…

Renzo Dotti

MAI COME in questi ultimi due anni la pubblicazione mensile dei dati relativi alle immatricolazioni di automobili in Italia, in base allo scambio di dati tra Anfia e Unrae, rappresenta per il settore un momento estremamente avaro di soddisfazioni, in cui i freddi numeri confermano quello che già da diverso tempo è sotto gli occhi di tutti.

Di auto nuove se ne immatricolano sempre di meno e ormai il mercato italiano dell’auto è regredito di 15 anni, tornando ai livelli del 1996. Le 1.748.173 vetture immatricolate nel corso del 2011 indicano infatti una contrazione di quasi l’11% rispetto al già sconfortante risultato del 2010, a testimonianza che le anticipazioni negative illustrate nel primo numero dello scorso anno di questa rivista sono state ampiamente rispettate. E non poteva essere diversamente, dato il ciclo economico che stiamo vivendo.

Parlo di ciclo, perché credo che non sia ormai sfuggito a nessuno che usare termini come situazione, contesto o momento, rischia di circoscrivere temporalmente un qualcosa che non può essere limitato, almeno non sotto questo punto di vista. Pochi, sicuramente non gli analisti economici più preparati e prudenti, si azzardano a fare previsioni su come e soprattutto su quando terminerà la crisi, proprio perché sembra ai più evidente che il cambiamento in atto rischia di avere ripercussioni importanti sugli attuali assetti socio economici mondiali.

Ecco allora che parlare della vendita delle auto in Italia nell’anno appena trascorso, non può far altro che confermare, da un angolazione limitata, ma ben definita, quanto appena espresso.

 

I freddi numeri

Partiamo dall’ultimo, ossia dal mese di dicembre 2011 che con 111.212 veicoli immatricolati ha fatto segnare un significativo -15,30% rispetto allo stesso mese dello scorso anno che a sua volta, giova ricordarlo, era stato negativo di oltre il 21% nel confronto con i numeri gonfiati dagli incentivi di dicembre 2009.

In questa regressione le marche nazionali (-21,19%), il gruppo Fiat in pratica, si distinguono sfavorevolmente per percentuali negative di quasi 10 punti superiori rispetto a quanto perso dalle auto straniere (-12,68%). Le auto nazionali immatricolate a dicembre 2011 sono state infatti 31.829, mentre quelle straniere 79.383; cifre significative che acquistano un valore maggiore se traslate sull’intero anno quando, magra consolazione per i sostenitori del Made in Italy, con 518.698 immatricolazioni (-13,72%) di automobili nazionali, si riduce percentualmente la differenza rispetto alla perdita delle auto straniere (-9,63%), che nel 2011 hanno fatto registrare un totale di 1.229.485 vetture immatricolate.

 

Non tutti scendono

Una occhiata distratta delle elaborazioni fatte da Anfia su dati del Ministero dei trasporti sembrerebbe confermare che, con i numeri sopra menzionati, praticamente tutte le case automobilistiche abbiano riportato percentuali negative nel confronto 2011 con 2010.

Una visione all’insegna del mal comune, mezzo gaudio, insomma. Ma non è così, perché se è vero che grandi marchi abituati a volumi importanti come Fiat (-19,47%) Citroën (-22,79%) Ford (-19,54%) Peugeot (-25,80%) e Renault (-21,45%) hanno fatto segnare pesantemente il passo, e altri come Bmw, Opel, Honda e Suzuki si siano dovuti confrontare con perdite considerevoli, occorre rilevare come vi siano anche alcune isole felici in questo mare di mestizia. 

Partiamo da una storica casa italiana come Alfa Romeo che, grazie ai successi della Mito e soprattutto della Giulietta, è riuscita a immatricolare nel 2012 oltre 58.000 vetture con una crescita superiore del 12% rispetto ai risultati dell’anno precedente. Grande performance, rimanendo nel gruppo Fiat, l’ha avuta anche Jeep in cui piccoli numeri (da 3.618 a 7.878) si sono più che raddoppiati (+117,74%) nel giro di un anno. Risultati soddisfacenti, per citare i marchi più venduti, anche per Dacia (+15,34%) Hyundai (+20,26%) Nissan (+17,88%) e Volvo (+5,68%), tutte case che però, sommate insieme, non raggiungono le quantità registrate da Volkswagen, che con 138.488 vetture immatricolate nel 2012 ha superato dell’1,67% le vendite del 2010. Un indubbio successo per la casa di Wolsburg, ulteriore prova di forza per quello che è ormai il gruppo mondiale di riferimento.

 

Le auto più vendute del 2011

Questa graduatoria anche per il 2011 ha rispettato la tradizione che vede le vetture Fiat saldamente in testa. Nella classifica delle auto più vendute in Italia ai primi due posti troviamo infatti Fiat Punto con 121.963 unità e Fiat Panda che ha raggiunto 115.613 unità. Sul podio, nettamente staccata, sale anche l’eterna Ford Fiesta con 65.139 immatricolazioni. Il quarto posto è occupato da Fiat 500 (59.821) mentre il quinto da Lancia Ypsilon (54.824). Seguono Volkswagen Golf e Polo, Citroën C3, Opel Corsa e chiude al decimo posto l’Alfa Romeo Giulietta. A ben guardare i marchi italiani, con quattro auto nelle prime posizioni, risultano ancora i più apprezzati, ma il confronto con i numeri assoluti è impietoso ed evidenzia le difficoltà registrate in Italia dal Gruppo Fiat nel corso del 2011.

 

Nebbia fitta all’orizzonte

Il nuovo anno si apre quindi con prospettive tutt’altro che positive. Lo scenario economico finanziario nazionale ed europeo non promette nulla di buono e tutti gli indicatori fanno facilmente presagire difficoltà ulteriori che si protrarranno a lungo per le vendite di autovetture.

Le rilevazioni Istat sottolineano un continuo calo del clima di fiducia dei consumatori, passato a dicembre da 96,1 a 91,6, con un peggioramento particolarmente marcato per il clima economico generale dove l’indice è passato da 83,21 a 77,2. Considerando i beni durevoli, categoria di cui le auto fanno parte, si rileva un peggioramento del saldo dei giudizi sulla convenienza all’acquisto immediato (da -87 a -99) mentre le uniche percettibili note positive provengono dalle intenzioni all’acquisto per i prossimi mesi che segnano un recupero da -64 a -58. Se a tutto questo si aggiunge il fatto che, come fatto rimarcare da Guido Rossignoli, direttore generale di Anfia, il settore automotive continua a collezionare rincari di ogni genere, è impossibile pensare a un ribaltamento improvviso di un mercato 2012 che sembra ormai segnato. 

Aumento dei pedaggi autostradali, rincari su Rc auto, rialzi delle accise con appesantimento del carico fiscale sui prezzi del carburante e ritocco di un punto dell’Iva passata al 21%, con l’incognita di un eventuale rialzo al 23%, inducono anche i meno pessimisti a ritenere che le immatricolazioni per l’anno appena iniziato molto difficilmente superanno le 1.700.000 unità.

 

Conseguenze per il settore

Sono molti a lanciare l’allarme circa una probabile ecatombe di posti di lavoro, con chiusura di moltissime concessionarie, annichilimento dell’indotto e conseguenze negative per lo Stato che introiterà miliardi di Iva e tasse varie in meno. Ma siamo sicuri che la panacea di tutti i mali siano gli incentivi governativi da alcuni ancora oggi invocati?

Gli stessi incentivi che hanno “gonfiato” i volumi negli scorsi anni, adesso potrebbero verosimilmente essere utilizzati per “guidare” nella maniera meno traumatica possibile le concessionarie in crisi fuori dal mercato. Ma niente di più. Ogni intervento deve avere carattere sistemico in quanto l’uscita di questi soggetti dal mercato dei dealer rischia di avere ripercussioni, non solo per la rete vendita, ma anche per tutti i settori collegati. Una matassa difficilmente districabile perché, non dimentichiamolo, il comparto complessivamente dà lavoro a 1.200.000 persone, vale l’11,4% del Pil e contribuisce al gettito fiscale nazionale nella misura del 16,6%.

Ogni analisi infine si dovrebbe prima o poi confrontare con la realtà. E oggi per l’Italia, ma meglio sarebbe dire per tutti i paesi sviluppati, la verità è quella di crisi profonda di sistema che vedrà il mondo dell’auto avere un peso importante nella misura in cui saprà rinnovarsi e accettare i cambiamenti, anche amari, a cui andrà inevitabilmente incontro.

 


• Mercato mondo a due velocità

C’è chi sale e c’è chi scende. Tutto molto semplice. Il mercato dell’auto a livello mondiale è cresciuto anche nel tormentato 2011 sfiorando i 60 milioni di veicoli venduti, con un aumento di oltre il 5% grazie soprattutto a quelli che vengono definiti “Bric”, ossia Brasile, Russia, India e Cina. A ben guardare, parlare oggi di queste nazioni come “emergenti” appare un eufemismo. Brasile, Cina e India soprattutto rappresentano ormai veri e propri colossi mondiali, con prospettive di crescita paurose che li porteranno a breve a soppiantare gli stati che fino a oggi avevano guidato l’economia mondiale. L’Europa occidentale e il Nord America costituiscono per il mercato auto, ma non solo, scenari dove ottenere numeri positivi in termini di crescita sarà sempre più difficile. Le previsioni a livello mondiale mirano a una crescita in doppia cifra per i prossimi due anni (+18%), trascinata però soprattutto da quelle nazioni sulla cui economia “emergente” stanno puntando le stesse case automobilistiche.

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