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Articoli - Archivio

04/07/2014
SEMIRIMORCHI, UN SETTORE IN RETROMARCIA

I dati Anfia confermano la crisi del settore

 

Mentre Emilcamion e Lamberet lanciano novità tecniche che migliorano l’agilità e riducono lo strusciamento dei pneumatici, il mercato fa i conti con una crisi senza precedenti. Che sta mettendo in pericolo grandi marchi nazionali come la Cir 

Massimo Lanari

Nonostante un mercato interno in condizioni drammatiche, il mondo dei semirimorchi è ancora ricco di novità tecniche. Tutto questo in un quadro a dir poco fosco: costruttori che chiudono, aziende di autotrasporto che fuggono all’estero, immatricolazioni a picco. Ma, prima di analizzare questi fattori, cominciamo dalle buone notizie.

 

L’Emilcamion (gruppo Tecnokar) ha lanciato sul mercato il Retrosystem, il dispositivo di sterzatura dell’ultimo assale erede del Retronic, che fece furore negli anni ’90 su autocarri isolati 6x2 e 8x2. Ora, per questi mezzi l’assale sterzante è già offerto dalle case: l’utilità del dispositivo dell’azienda emiliana si concentra, quindi, da un lato sui vecchi autocarri ancora sprovvisti di sistemi simili e, dall’altro, sui semirimorchi. Ma, prima di analizzare gli utilizzi, vediamo di che cosa si tratta. Il sistema si applica ai veicoli già dotati di assale autosterzante: consiste in una centralina elettroidraulica che fornisce olio in pressione a dei cilindri idraulici che comandano la sterzatura dell’assale. In questo modo l’assale sterza anche in retromarcia, con un aggravio di tara molto limitato (appena 40 kg) rispetto all’autosterzante già in dotazione. I vantaggi sono evidenti: maggiore agilità nelle manovre e riduzione dello strusciamento dei pneumatici, con conseguente riduzione dell’usura e dei danneggiamenti. Retrosystem entra in funzione automaticamente, grazie a dei sensori montati sulle ruote, che riconoscono quando una di queste necessita una maggiore sterzata dell’altra. Può essere montato anche sugli altri assali e, in via opzionale, è dotato di un radiocomando per la sterzatura manuale degli assi. Come si vede, si tratta di un dispositivo che agisce proprio sul punto debole dell’assale autosterzante, così diffuso in Italia a differenza degli altri paesi europei, ossia il suo mancato funzionamento in retromarcia. Un inconveniente a cui molti altri costruttori hanno posto rimedio con sistemi alternativi: è il caso, ad esempio, dell’olandese Tridec, con il suo sistema di sterzatura degli assali comandato dalla ralla, che comporta però un aggravio di tara di 650-700 kg, rispetto ai 150-180 kg di un autosterzante. A questi sistemi, negli ultimi anni, si è aggiunta anche la francese Lamberet, che ha dotato il secondo e il terzo assale del suo semirimorchio Super City di un innovativo dispositivo sterzante con comando idraulico. Il sistema è composto da un sensore, che a differenza della soluzione Emilcamion-Tecnokar è montato sul perno ralla, che invia il segnale a una centralina elettronica. Questa aziona due pistoncini idraulici che fanno muovere gli assali: il secondo ha una sterzata di 14°, il terzo di 32°.

 

Nonostante le novità tecniche, il mercato italiano dei semirimorchi è ancora in grave difficoltà. L’ultima conferma è arrivata da Tocco da Casauria (Pescara), dove ha sede la Compagnia Italiana Rimorchi, principale costruttore italiano di questi veicoli, che detiene marchi storici come Viberti, Cardi e Merker. L’azienda, lo scorso 7 marzo, ha chiesto l’accesso alla procedura di concordato preventivo, che solitamente costituisce il preambolo alla cessazione definitiva delle attività. Brutte notizie, quindi, per i 364 dipendenti impiegati, oltre che nello stabilimento abruzzese, in quello ex Cardi di Bussolengo (Verona) ed ex Viberti di Nichelino (Torino). Ma brutte notizie anche per un settore che, con i suoi numeri, mostra in che modo stia crollando la vocazione industriale del nostro paese. Già nel 2013 un altro costruttore storico, la Zorzi di Treviso, aveva dovuto cessare la sua attività, prima di essere acquisita dalla Menci e tentare, ora, un difficile rilancio. I numeri del 2013 sono da allarme rosso: nonostante un 2012 disastroso e gli incentivi per l’acquisto di semirimorchi adatti al trasporto intermodale, il mercato è cresciuto di appena l’1,51%, arrivando a quota 6536 veicoli immatricolati. Insomma, nonostante qualche timido segnale di ripresa dell’economia, permangono ancora tutte le difficoltà che hanno fatto chiudere il mercato italiano dei veicoli industriali superiori alle 16 ton ancora in calo del 3% (9626 immatricolazioni), posizionandoci ormai stabilmente dietro a paesi come Spagna, Polonia e Olanda. Oltre alla crisi economica, negli ultimi due anni l’Italia sta pagando il pesante processo di delocalizzazione delle aziende di autotrasporto, che ormai tendono ad aprire imprese con sede (vera o finta) in paesi come Romania, Bulgaria e Slovacchia.

Ma torniamo ai dati dell’Anfia sul mercato dei semirimorchi. Le vendite dei produttori italiani sono calate dell’11%, a tutto vantaggio degli stranieri, saliti del 24%: spicca, in particolare, l’exploit della Krone, che ha triplicato le vendite sfiorando le mille immatricolazioni, sorpassando la Schmitz e piazzandosi al secondo posto dietro la moribonda CIR. Tra gli stranieri, buona anche la performance di Lecitrailer (+101%) e Schwarzmuller (+103%); tiene la Schmitz (+0,4%) mentre crolla la Koegel (-28%). Quest’ultima, con ogni probabilità, sconta le vicissitudini societarie dell’importatore italiano, che ora è l’Evicar di Gadesco Pieve Delmona (Cremona). Stesso discorso vale per il -85% della Kaessbohrer, che dopo la chiusura della filiale italiana è ora nelle mani di Lamberet Italia. La forte crescita della stessa Lamberet (+47%) e di Chereau (+136%) conferma invece la relativa salute dell’isotermico. Tra gli italiani, la crisi dell’edilizia si fa sentire sulla Tecnokar, che però limita le perdite (-10,9%) grazie ai ribaltabili per rottami. Secondo gli operatori senza uno shock all’economia il 2014 si chiuderà probabilmente sui 5500-5700 pezzi. Nel 2006-2007 se ne immatricolavano 16mila.

 

E l’export? Già da alcuni anni sia Cir che Tecnokar hanno trovato spazio sul mercato francese, mentre Menci è sbarcata in forze in Brasile. In tutti questi casi ormai il 40-50% della produzione si rivolge ai mercati esteri. Per non parlare di produttori specializzati come Rolfo (bisarche), Pezzaioli (trasporto animali vivi) e Omeps (cisterne) che destinano ormai oltre il 90% dei loro prodotti all’export. Sarà questa la salvezza del settore?  

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