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24/10/2017
SE NON PAGA LUI PAGATE VOI

Fisco

 

Come è noto, chi di noi è nato e cresciuto in Italia dovrà andare indietro con la memoria di parecchi lustri se vuole ricordare periodi di prosperità, crescita e benessere (con le dovute cautele, ovviamente). Tuttavia pochi anni come quelli dell’ultimo decennio sono stati così profondamente segnati da parole come austerity, spending review, fiscal compact, pressione fiscale

Carlo Ferro

Come è noto, chi di noi è nato e cresciuto in Italia dovrà andare indietro con la memoria di parecchi lustri se vuole ricordare periodi di prosperità, crescita e benessere (con le dovute cautele, ovviamente). Tuttavia pochi anni come quelli dell’ultimo decennio sono stati così profondamente segnati da parole come austerity, spending review, fiscal compact, pressione fiscale. E mentre continua a crescere la spesa pubblica, e con essa anche il debito pubblico (ultimo record a luglio: 2.252,2 miliardi), arrivano anche tagli importanti in diversi settori che pure dovrebbero essere assolutamente vitali per un Paese: sanità, welfare, istruzione. Ce lo chiede l’Europa, spesso si è sentito dire. Vero, l’Europa ce lo chiede. Ma ci chiede anche di mettere mano, una volta per tutte, a quella devastante emorragia di ricchezza che ogni anno toglie miliardi e miliardi alle casse dello stato sotto forma di evasione fiscale. L’eterno mostro nero che puntualmente si promette di andare a colpire ma che poi alla fin fine tanto colpito non è mai stato. Anche perché gli evasori fiscali sono tanti e votano pure loro, e allora meglio concentrarsi sugli statali fannulloni o sul canone della tv, che poi per il resto ci aggiustiamo.

Tanto grande è il problema, che ultimamente il fenomeno del contrasto all’evasione e delle frodi IVA è diventato centrale nel dibattito politico a livello europeo, e fronteggiare il malcostume (di cui comunque restiamo primatisti) ma sta diventando una priorità a livello continentale. Come si fa infatti a chiedere di aumentare l’aliquota IVA per rientrare nei parametri del fiscal compact se poi abbiamo decine di miliardi di euro di evasione? Si finisce con l’uccidere l’economia di un paese. È evidente infatti che con l’attuale rapidità nella circolazione delle informazioni, chi si pone sul mercato frodando l’IVA può contare su margini impossibili da contrastare da parte dell’economia sana. Sul fronte dei bilanci dello stato la stima dell’evasione in Italia assomma a oltre 35 miliardi di euro, praticamente l’ammontare di due manovre finanziarie o se preferite sei volte i costi della variante di valico. È da ricordare che per l’Italia in realtà, per merito di alcune misure che sono state introdotte anche grazie all’attività di AIRP e Federpneus per il settore del pneumatico, la situazione è in leggero miglioramento: nel 2014 l’evasione stimata era 38 miliardi e nel 2011 di 41 miliardi. A livello europeo invece l’evasione IVA nei paesi della comunità è stata calcolata dalla Commissione europea in 152 miliardi. A fronte di questa mole, la buona notizia è che anche l’Unione europea ha deciso di riformare le regole dell’IVA intracomunitaria, che risalgono al lontano 1993. Il Commissario Europeo agli affari economici Pierre Moscovici ha infatti recentemente dichiarato che presto arriverà una proposta che dovrebbe, secondo le previsioni del commissario, “tagliare le frodi transazionali dell'80% e recuperare denaro molto importante per le casse statali”.

Abbiamo già alcune esperienze di provvedimenti che hanno consentito di colpire importanti fonti di evasioni in alcuni settori, come il cosiddetto Split Payment oppure il Reverse Charge su computer e console. Abbiamo citato sopra l’attività di AIRP e Federpneus, perché anche nel settore del pneumatico sono state introdotte norme che, pur se ancora non risolutive, hanno consentito di diminuire il fenomeno. Tra i vari strumenti a disposizione dei legislatori nazionali, esiste infatti la possibilità di estendere la responsabilità per il mancato versamento dell’imposta anche al cessionario (che normalmente è mandato esente da qualsivoglia responsabilità in caso di inadempienze fiscali del cedente). Ecco che in tale contesto, all’interno del DPR 633/1972, nasce la disposizione dell'articolo 60-bis, che, al verificarsi di determinate condizioni ha come effetto di estendere la responsabilità per il mancato pagamento dell’imposta anche al cessionario. In altri termini, nel caso in cui il venditore non proceda al versamento dell’IVA incassata sulla vendita verrà chiamato a rispondere l’acquirente. I settori individuati erano: autoveicoli, motoveicoli, rimorchi; prodotti di telefonia e loro accessori; personal computer, componenti e accessori; animali vivi della specie bovina, ovina e suina. A far data dal 03 dicembre 2012 sono stati individuati anche i seguenti settori; pneumatici nuovi, di gomma (voce doganale 4011); pneumatici rigenerati o usati, di gomma; gomme piene o semipiene, battistrada per pneumatici e protettori (“flaps”), di gomma (voce doganale 4012). In premessa, occorre ricordare che l’articolo 60-bis del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (legge IVA) – introdotto con la legge finanziaria del 2005 (L. 311/2004) - dispone che il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto dovuta per la cessione di alcuni beni, fa carico anche all’acquirente qualora la cessione avvenga a un prezzo inferiore al valore normale e la correlata imposta non venga pagata dal venditore. Ma qual è il valore normale? La norma afferma che è il “prezzo mediamente praticato per beni della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni sono stati acquistati e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi”. La norma tuttavia non definisce la soglia di scostamento per cui anche piccole oscillazioni potrebbero integrare tale ipotesi. Il secondo elemento è il mancato versamento dell’imposta da parte del cedente. La disposizione si applica nelle operazioni intercorse tra soggetti passivi d'imposta (esercenti imprese, arti e professioni), dunque la nuova normativa non opera per le cessioni di penumatici effettuate nei confronti di privati.

In caso di verifica fiscale, i verificatori potranno limitarsi a rilevare l’oggettiva circostanza del mancato versamento dell’IVA da parte del venditore unitamente al fatto che gli acquisti sono stati conclusi a prezzi inferiori a quelli di mercato; tali elementi saranno sufficienti per poter richiedere il versamento dell’IVA in capo all’acquirente, salvo che costui non riesca a fornire la prova contraria, peraltro di difficile formazione. Se il cedente infatti non ha versato l’IVA e si è acquistato a prezzi inferiori di mercato le giustificazioni sono oggettivamente difficili perché debbono riguardare il mercato, non è sufficiente addurre spiegazioni che riguardano quella particolare compravendita. Quindi una flotta che magari ha risparmiato pochi euro credendo di avere trovato una scorciatoia, rischia di trovarsi in casa la guardia di finanza, tenuto conto che con i moderni strumenti informatici che amministrazione finanziaria e aziende stanno implementando – pensiamo a esempio allo “Spesometro” – con l’incrocio dei dati diventerà sempre più facile intercettare i fenomeni di evasione a colpo sicuro.

Per quanto riguarda i rivenditori di pneumatici, l’attività che le associazioni stanno facendo è volta a tutelare la stragrande maggioranza di operatori onesti che si trovano a dovere combattere con le mani legate dietro la schiena contro operatori che non rispettano le regole. Ecco perché il fatto che anche l’Europa per bocca di un suo autorevole commissario si sia svegliata dà speranza al settore di potere riportare il fenomeno della concorrenza sul giusto piano della qualità, efficienza e prestazioni. 

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