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Articoli - Archivio

05/09/2011
Rivivere la storia del costume

Museo dell'auto

In un dialogo emozionale con il visitatore, l'esposizione torinese inaugurata a marzo racconta oltre due secoli di evoluzione sociale e culturale, attraverso lo sviluppo della tecnica e del design dell'automobile 

Mino de Rigo

Negli oltre 19mila mq della struttura attuale, quasi il doppio dell'edificio d'origine, un itinerario articolato su tre piani, da percorrere scendendo come in un'ampia spirale, attraverso 30 aree espositive in successione.

 

Dopo quattro anni di lavori e un investimento di 33 milioni di euro, 22 dei quali per la ristrutturazione e l'ampliamento dell'edificio e i restanti destinati all'allestimento, il Museo Nazionale dell'Automobile di Torino è stato restituito a nuova vita e, lo scorso marzo, riaperto al pubblico. Con un'esposizione del tutto inedita, scenografica e interattiva, piacevolmente sospesa tra realtà e finzione, capace di raccontare le vetture della collezione, quasi 200 esemplari originali di 85 marchi diversi, come protagoniste di una vicenda storica lunga oltre due secoli, fatta di passione ed eccessi, tragedie e trionfi, e altresì legata a doppio filo all'evoluzione sociale, della tecnica, del design e del costume. "L'auto - dice il direttore Rodolfo Gaffino Rossi - non solo come espressione del bello da vedere e da toccare, ma anche e soprattutto come vettore principe di un percorso storico-culturale che passa in rassegna i grandi avvenimenti in Europa e Oltreoceano, intessendo un dialogo emozionale e coinvolgente con il visitatore, proiettato in un viaggio di conoscenza". Negli oltre 19mila mq della struttura attuale, quasi il doppio dell'edificio d'origine, un itinerario articolato su tre piani, da percorrere scendendo come in un'ampia spirale, attraverso 30 aree espositive in successione. E poi, accanto alla mostra, il centro congressi e il ristorante con terrazza, e, al piano terra, la caffetteria, il bookshop, gli spazi per la didattica, la biblioteca, con 20mila volumi e collegata online con la cineteca Rai, a far da corollario alla grande corte vetrata che accoglie i visitatori all'ingresso e offre loro, al termine della visita, occasioni d'incontro, approfondimento e relax.

 

Rigore e spettacolarità

E c'è pure, nell'interrato, un'area di 2mila mq destinata a ospitare una scuola di restauro, dalle meccaniche ai telai, dalle lastre di carrozzeria alle sellerie. Fascinosa sintesi di rigore scientifico e spettacolarizzazione, l'allestimento è stato curato dallo scenografo François Confino: "In gran parte dei musei, le automobili sono allineate come corpi morti. Qui l'obiettivo era esprimere il loro dinamismo, inserite in un racconto capace di coinvolgere ed emozionare anche il pubblico dei non appassionati, certamente curiosi di rivivere gli eventi e le vicende storiche che intrecciano i grandi protagonisti ai progressi, all'arte e al costume del tempo". La visita inizia al secondo piano con la sezione denominata "Genesi", che illustra i prodromi della mobilità e del trasporto svincolati dalla trazione animale: dalla ricostruzione del carro semovente di Leonardo da Vinci alla replica del carro a vapore costruito nel 1769 dal francese Nicolas Cugnot, invenzione che costituisce il seme dell'industria automobilistica. Sui grandi schermi alle pareti, tra i display che rimandano le immagini degli studi del periodo, un efficace morphing nel quale la corsa dei cavalli lascia il posto all'assordante fischio della vaporiera. La ricerca della velocità è il passo successivo, e, nell'area dedicata, ecco la copia della Jamais Contente, vettura elettrica del belga Camille Jenatzy, la prima a superare, nel 1899, la soglia dei 100 Km/h. A seguire, il "Grande garage del futuro" ricrea l'officina dei primi del '900, e, tra componenti realizzati a mano e ingegnosi attrezzi, propone la ricostruzione del laboratorio dell'epoca, che vedeva il progettista lavorare gomito a gomito con l'artigiano, il pilota e l'imprenditore.

 

I miti della velocità e del lusso
Le vetture in scena vanno dalla Peugeot Tipo 3 del 1892 alla Bernardi 3,5 cv del 1896, antesignana a tre ruote forte di numerose soluzioni d'avanguardia, dalla Benz Break, taxi ante litteram del 1899 alla DeDion&Buton 8 Hp del 1903, passando per l'Oldsmobile Curved Dash del 1904 e la Florentia del 1903, unico esemplare di questa marca. E poi, un quartetto di Fiat comprendente la 4 Hp, vettura del debutto della Casa, la 8 Hp, la 12/16 Hp e la torpedo 16/20 Hp. Proseguendo nell'itinerario, ci si imbatte nel fervore del periodo futurista, in uno spazio dove campeggiano enormi pannelli colorati che richiamano le linee-forza di Boccioni e Balla a rappresentare il dinamismo, simboli del quale sono l'automobile, l'ebbrezza della velocità, il gusto per l'azzardo. Vettura icona è l'Itala che ha trionfato nella Pechino-Parigi del 1907, attorniata da un drappello di auto dell'anno successivo: la Brixia Zust, la Legnano e la Fiat 18/24 Hp laundalet. Lasciata alle spalle la Fiat Zero, progenitrice delle utilitarie torinesi, ecco "Il lusso dell'auto", ove troneggiano i salotti viaggianti dell'epoca, accomunati in una didascalica scenografia all'ambiente domestico di rappresentanza, dall'elegante e sfarzosa Isotta Fraschini An 20-30 Hp del 1909 alla prestigiosa Delage Ab-8 del 1913. La prima guerra mondiale cambia drasticamente gli scenari, ma l'auto è ancora protagonista: ne sono il simbolo le Renault Fiacre del 1910, i taxi requisiti per portare i soldati francesi al fronte e la Fiat 4 del 1911 in dotazione al nostro esercito. Archiviato il conflitto, ecco "I folli anni venti e trenta", popolati da una rassegna di vetture che furoreggiavano: le Isotta Fraschini 8 del 1920 e 8A del 1929 (prediletta da Rodolfo Valentino), la Spa 23 S del 1922 e la Diatto 30 del 1928.

 

Creatività e sperimentazione
L'evoluzione della tecnica automobilistica si appropria di soluzioni aeronautiche e l'aerodinamica diventa oggetto di studi che rivoluzionano linee e forme dei veicoli, che nell'area dedicata, tra esercizi di stile e riproduzioni in scala, danno consistenza alla Chrysler Airflow e alla Fiat 1500 del 1935, la prima studiata nella galleria del vento. Nel periodo di crisi che in Europa vede l'avvento del nazismo, nuove vetture entrano sulla scena, dalla Fiat 508 Balilla, cui si deve la prima motorizzazione di massa in Italia, alla Mercedes Benz 500 K, auto preferita dei gerarchi tedeschi. Poi, la liberazione che conclude il secondo conflitto mondiale ha per icona la Ford Jeep del 1941, mentre la ricostruzione è incarnata, per il settore automobilistico italiano, dalla creatività delle carrozzerie nostrane, il cui esempio più eclatante è la Cisitalia 202 del 1948; e se in Italia la Fiat conduce nuove sperimentazioni, come col prototipo Turbina del 1954, in Francia la Citroën lancia la Ds 19, presto divenuta vettura di culto. Seguono "Gli anni della ripresa": il boom economico, richiamato dai caroselli e dai filmati dell'epoca, coincide con il successo delle Fiat 600 e 500 (la rossa in mostra apparteneva al presidente Pertini) e il sogno è la Giulietta Sprint del 1954. Oltremanica le icone hanno le forme della Mini Morris e, un decennio più tardi, della Jaguar E-Type. A rappresentare poi la rivoluzione dei costumi e i movimenti hippy, l'auto vissuta come alcova e i veicoli che simboleggiano il periodo: la Citroën 2 cv e il pulmino Volkswagen Bulli, attrezzato con tutto l'occorrente per le lunghe trasferte. La crisi petrolifera spegne gli entusiasmi ma non l'innovazione: ecco la Iso Rivolta Lele F di Bertone e la Nsu R0 80 con motore rotativo Wankel.

 

Il passato che plasma il futuro
Proseguendo nell'itinerario museale, la sezione "Good Bye Lenin" racconta la caduta del muro di Berlino, con la ricostruzione di un check-point della Ddr e l'immancabile Trabant, e, insieme al successivo spazio dedicato alla sostenibilità, tra auto elettriche, riciclo ed energie rinnovabili, conclude la rassegna al secondo piano; scendendo le scale ci si proietta nell'area della meccanica e del design: dalla rassegna dei propulsori, col primo motore termico Barsanti e Matteucci, allo sviluppo della ruota, illustrato con modelli reali, ipertesti e animazioni; dalla mostra dei telai, fino al più recente con sospensioni a controllo elettronico, allo spazio "AuTorino", con la planimetria della città e l'indicazione topografica delle fabbriche di auto e componenti. Poi, ecco la catena di montaggio di inizio '900, con la Ford T che fa bella mostra di sé, prima di giungere ai robot di ultima generazione. Se l'esploso di una Cinquecento simboleggia la complessità del prodotto, la sezione "Follia" ne ripropone una versione pop art, nell'idea dell'artista Mimmo Laganà di un'abitazione arredata con pezzi di carrozzeria e di abitacolo. Dopo il passaggio tra "Pubblicità" e "Regole", il viaggio nella storia dell'auto presenta un'avvincente "Formula", per concludersi celebrando il "Design". Ecco allora le vetture schierate sulla griglia di partenza, tra le sagome dei piloti e sullo sfondo di una lunga parete animata dal rutilante vissuto delle competizioni: c'è l'Itala 11 del 1925, la Bugatti 35B del 1929, l'Alfa Romeo P2 del 1930 e la 159 del 1951, la Cisitalia 202 Smm Spider Nuvolari, la Ferrari 500 F2 campione mondiale nel 1952 e 1953, la Mercedes W196 del 1954, e pure la Rossa 312 T5 di Gilles Villeneuve. Poi, esempi mirabili di progettazione e creatività come l'Alfa Romeo Rl Ss del 1926, la 8C 2300 del 1934 e il Disco Volante del 1952, la Lancia Lambda Torpedo del 1930 e l'Aurelia B20 del 1958, e, ancora, la Maserati Mexico del 1968. Davvero un'affascinante e istruttiva full immersion che vale la visita.

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