Condividi su

Articoli - Archivio

24/06/2021
Ricarica auto elettriche in officina, un servizio per i clienti dei gommisti

Il Mobi Charger di FreeWire è piuttosto pesante
ma rientra nella portata di un furgone.
Un motore incorporato permette un facile spostamento
e la batteria interna da 80 kW permette di ricaricare
l’auto elettrica

Car Service

 

Il “rifornimento” è più lento ma installare in officina un punto di ricarica per auto elettriche e ibride è enormemente più facile rispetto a un distributore di carburante.

Nicodemo Angì

Le auto elettriche suscitano molta curiosità e creano anche un po’ di confusione: qualcuno pensa addirittura che lavandole si possa prendere la scossa! Al di là di questi estremi è comunque innegabile che questi veicoli comportino un cambio di paradigma nella guida e nella quotidianità del loro uso. La ricarica, per esempio, è ben diversa da un rifornimento di carburante, più lenta ma effettuabile in molti posti diversi, ad esempio dal gommista.

Andiamo con ordine e riportiamo le impressioni di chi le ha provate: si parla di scioltezza, silenziosità e fluidità nuove rispetto ai veicoli tradizionali ma cosa accade quando occorre fare il pieno di energia? Gli scenari non sono molto tranquillizzanti: il rifornimento alle colonnine fast è veloce ma questi impianti sono molto rari, soprattutto in Italia. Le colonnine a corrente alternata a 22 kW, ben più diffuse, sono però più lente e in un’ora si recuperano poco più di 100 km di autonomia. In realtà il cambio di paradigma include anche il rifornimento: con le elettriche l’operazione andrebbe compiuta per lo più quando l’auto è parcheggiata e non quando la si usa.

 

Ferme e in ricarica

L’idea non è banale perché nella grande maggioranza dai casi il veicolo è fermo per la maggior parte della giornata. E non stiamo parlando solo della notte ma anche di quando si è in ufficio e poi, per tempi minori, nel parcheggio del supermercato, dal parrucchiere o dal gommista in attesa di prelevare il veicolo dopo il cambio delle gomme invernali. Un calcolo veloce ci dice che una wallbox da 7 kW riesce a dare, in un’ora, circa 35 km di autonomia a fronte di una percorrenza media degli spostamenti urbani nei giorni feriali pari a circa 28 km nel 2019 (dati Isfort - Cnel). Il parcheggio dal gommista o dal parrucchiere o nel centro commerciale sarebbe quindi sufficiente per ripristinare un’altra giornata di circolazione urbana. Il discorso si applica anche alle ibride Plug-in che hanno bisogno di ricaricare non per camminare – a questo pensa il powertrain termico anche a batteria scarica – ma per consumare meno. Questo tipo di automobile ha avuto un grande impulso, anche perché ricade in una fascia vantaggiosa degli incentivi statali e locali.

 

Ibride da energizzare

Nell’aprile scorso le Plug-in vendute in Italia sono state 6.673, circa il doppio delle auto a Metano, mentre le elettriche a batteria sono state 4.851. Il totale delle automobili “con la spina” vendute nello scorso aprile è stato quindi di 11.524 unità, il 7,9% delle 146.270 immatricolazioni totali. È da notare come le Case diano messaggi un po’ fuorvianti riguardo le Plug-in, in particolare sulla possibilità di ricaricare le batterie con il motore termico. Questa modalità è possibile ma a prezzo di un aumento notevole del consumo perché il motore termico deve erogare il surplus di potenza necessario per la ricarica stessa. D’altro canto, le prove delle riviste specializzate hanno evidenziato che una Plug-in con la batteria carica può circolare un’ora nel traffico cittadino senza mai accendere il motore termico. Quindi questo tipo di ibrida, mediamente più pesante della media per la presenza di un doppio powertrain e di una batteria abbastanza capace, rende il massimo quando ha la batteria ben carica. La ricarica, vista la capacità di 10/12 kWh comunemente usata per questi elementi, è un’operazione abbastanza rapida anche con una semplice wallbox da 7,2 kW.

 

Farsi trovare è facile

Installare una wallbox o una colonnina può quindi offrire delle opportunità ai gommisti e alle officine, anche perché gli strumenti di ricerca – app e siti Internet – aggiungono automaticamente i punti di ricarica ai loro database. Potrebbe quindi accadere che il guidatore di un’auto elettrica o di una Plug-in arrivi da un gommista o un’officina mai vista prima perché il suo navigatore lo ha indirizzato presso quella attività. I servizi di ricarica “diffusa” saranno vincenti nel futuro, a dirlo è Vitaliy Katsenelson, Chief investment officer di Investment Management Associates, che ipotizza un modello radicalmente diverso da quello degli attuali distributori di carburante. Le aree di ricarica con tante colonnine saranno infatti solo una delle opzioni di ricarica delle auto elettriche. Katsenelson pensa infatti che il modello vincente sia quello diffuso, fatto di milioni di punti di ricarica, anche di potenza medio-bassa, sparsi un po’ ovunque, con i gommisti e le officine in genere che possono recitare un ruolo importante.

 

La legislazione, gli strumenti

I punti di ricarica delle auto elettriche richiedono una frazione dello spazio – e degli investimenti – necessari per un erogatore di carburante: basta pensare all’assenza di emissioni pericolose e delle ingombranti e costose cisterne sotterranee. Il quadro legislativo è già definito: i riferimenti più importanti sono la Direttiva 2014/94/UE del 22 ottobre 2014 (conosciuta generalmente come AFID - Alternative Fuels Infrastructure Directive) e la Legge n. 134 del 7 agosto 2012, Art. 17 septies, comma 1, nota anche come Pnire - Piano Nazionale Infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica. Le soluzioni per l’implementazione e la gestione di un punto di ricarica sono ormai molte e notiamo con piacere che sono proposte anche da marchi italiani. Gewiss, noto produttore di materiale elettrico, ha per esempio creato la linea Joinon, che fornisce l’infrastruttura di ricarica – colonnine a Wallbox - e gli strumenti di gestione e di assistenza tecnica necessari per il suo funzionamento. Fra questi segnaliamo la app per smartphone e tablet e il gestionale per la contabilizzazione e il controllo della ricarica. L’esercente può decidere le tariffe applicate e il loro tipo, a tempo o a consumo di energia, mentre l’app visualizza lo stato delle colonnine/wallbox, il tipo di presa, la potenza di ricarica, le tariffe e fornisce le indicazioni per arrivarci. Impostazione simile per le soluzioni di e-Station, azienda lombarda che offre una grande varietà di soluzioni di ricarica, anche fast in continua, e i relativi strumenti di gestione, contabilizzazione e pagamento.

La startup e il servizio mobile

Un altro marchio italiano, giovanissimo, è Silla Industries che propone la wallbox Prism. La versione Solar nasce connessa, sia per essere controllata da remoto sia per aggiornarsi, migliorando con il tempo. La connettività le permette di “dialogare” con altri componenti, ad esempio uno storage Powerwall Tesla. Se Prism è connesso al Web diventa anche un ripetitore Wi-Fi utile, per esempio, per gli update Over-The-Air delle automobili, una modalità destinata a diffondersi sempre di più. In presenza di un impianto fotovoltaico Prism rileva l’energia in eccedenza e la invia all’automobile; in ogni caso gestisce la ricarica per non far scattare il contatore per eccesso di prelievo. La versione non connessa, che conserva la gestione dell’energia contro i sovraccarichi, può passare alla Solar sostituendo la cover anteriore, che ospita i componenti dedicati alla connettività. In arrivo anche una versione Pro, più impermeabile, e dotata di chiusura antivandalismo e RFID per consentirne l’uso a terzi, ad esempio all’esterno di un’officina o di un esercizio commerciale. Da valutare anche la possibilità di un servizio mobile di ricarica, fattibile ad esempio con il Mobi Charger di FreeWire Technologies. Questo caricabatterie mobile per veicoli elettrici ha una batteria da 80 kWh e può ricaricare con 11 kW di potenza. Il peso di 850 kg è compatibile con un furgone e gli spostamenti sono facilitati dai ganci per il sollevamento e da un motore elettrico incorporato controllato con un pratico joystick. Volendo poi offrire un servizio di ricarica fast in corrente continua senza sobbarcarsi un macchinoso adeguamento dell’impianto elettrico dell’officina si può pensare a lBoost Charger, sempre di FreeWire Technologies.

 

Ricarica fast, allaccio da lenta

Si tratta di una colonnina che racchiude al suo interno anche una capace batteria da 160 kWh che permette di caricare in continua a 120 kW, una ricarica decisamente fast. Essa si allaccia alla stessa infrastruttura energetica di una colonnina modo 2, anche monofase, con un risparmio nel costo d’installazione stimato essere del 40% rispetto a quello di un punto ricarica fast convenzionale. Avere un accumulo incorporato consente poi alla colonnina FreeWire di separare nel tempo la ricarica del veicolo da quella della batteria incorporata, potendo ricaricare quest’ultima quando le tariffe sono più vantaggiose. Decisamente più semplice, anche se meno potente, è poi la soluzione di e-Station: si tratta di una compatta stazione di ricarica da 20 kW in corrente continua che si collega ad una semplice presa trifase industriale da 32 ampere. Il peso è contenuto in 70 kg, è alta poco più di un metro, dispone di ruote per gli spostamenti ed è disponibile con connettore CHAdeMO o CCS Combo (Tipo 2 Mannekes a richiesta). Si può quindi trasportare anche in una station wagon ed è particolarmente indicata per la gestione flotte, anche aziendali e a noleggio, e per i saloni di esposizione delle auto elettriche. La potenza non è elevatissima ma la ricarica in corrente continua ha meno perdite ed è più veloce dei caricabatterie di bordo, spesso limitati a 7/11 kW. Notiamo per finire che Tesla è alla ricerca di location disposte ad ospitare i suoi Supercharger: ci si può candidare dal suo sito istituzionale e montaggio e assistenza sono a carico di Tesla stessa.

torna all'archivio