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Articoli - Archivio

18/12/2014
RICOSTRUIBILITÀ, INDICE DI QUALITÀ INTRINSECA

52A Assemblea Generale AIRP

 

A “Casa Autopromotec” l’assemblea dei ricostruttori fa il punto sull’oggi e discute del domani. La crisi del trasporto merci e il dilagare di pneumatici a basso costo si combattono facendo le scelte giuste senza mai scendere a compromessi con la qualità

Sabrina Negro

“Dopo oltre mezzo secolo di vita, possiamo celebrare la nostra assemblea nazionale in casa nostra, in questo edificio che sarà formalmente inaugurato oggi. Questo è certamente un momento di orgoglio particolare, non solo per un’associazione piccola come la nostra, ma credo per tutti coloro che in momenti difficili come questi continuano a credere nel proprio lavoro e a scommettere sul proprio domani”.

Con queste parole il presidente Stefano Carloni ha aperto, il 3 ottobre scorso, la 52a Assemblea Generale Airp - Associazione Italiana dei Ricostruttori di Pneumatici - presso “Casa Autopromotec”, il nuovo edificio polifunzionale alle porte di Bologna in grado di offrire una vasta gamma di servizi e attività associative e fieristiche, battezzata proprio nel corso della due giorni di lavori dell’associazione e dedicata al compianto Ragionier Luigi Degli Esposti.

L’assemblea è stata l’occasione per tastare il polso di un industria del ricostruito che ha subito più di altre l’impasse economica che affligge in particolare proprio i settori legati all’edilizia e alla movimentazione delle merci, tradizionale bacino di utenza del settore del ricostruito. A mettere il carico da novanta sono poi scelte politiche che, anziché tagliare le spese improduttive, vedono la pressione fiscale in continuo aumento.

Costo del lavoro e norme che rendono estremamente rigido il rapporto con i dipendenti appesantiscono le aziende: “Su questo è in corso un importante dibattito politico, tuttavia nella nostra visione non vengono affrontati quelli che sono i veri nodi della questione” ha dichiarato Carloni. Il vero problema, a parere del presidente, sta nel fatto che le imprese italiane ed europee si trovano a competere in un regime di libero scambio con aziende di paesi in cui non viene assicurata la stessa tutela dei diritti dei lavoratori, né tantomeno dell’ambiente. Finché non si competerà con regole del gioco comuni, l’abolizione delle barriere doganali non potrà che condurre alla deindustrializzazione nei nostri paesi e crescite a due cifre laddove si sfrutta ancora la manodopera e l’ambiente.

Airp è impegnata in questo senso nel sensibilizzare il settore, affinché tutti, prima di proporre prodotti di dubbia qualità, si interroghino sulle conseguenze dei propri comportamenti nel breve e nel lungo periodo, su scala locale come dall’altra parte del mondo.

Per capire la crisi infatti, ha ribadito il presidente, è necessario che la categoria faccia anche un po’ di sana autocritica. Nonostante si sia parlato in passato con unanime consenso di qualità del servizio, sul ricostruito gravano ancora pregiudizi che derivano da cattive esperienze dei clienti: un pneumatico che viene ricoperto non a regola d’arte mette a repentaglio il mercato non solo di chi lo ha prodotto, ma anche di tutti coloro che lavorano con il massimo sforzo per offrire prodotti della migliore qualità. Carloni ha sottolineato, come già in passato, la necessità di lavorare con una prospettiva di medio e lungo termine scegliendo in modo oculato i materiali e affidandosi a personale formato a una forte qualità intrinseca del prodotto.

“Il problema è stato inoltre aggravato dal fatto che fino ad oggi purtroppo i controlli non ci sono stati, o sono stati insufficienti, e anche questo fattore ha consentito la proliferazione di informazioni errate e distorte. Le cose potrebbero cambiare nel prossimo futuro visto che entrerà presto in vigore un nuovo sistema di revisioni veicoli, che finalmente porterà controlli seri ed effettivi e sicuramente rappresenterà un’opportunità importante per generare la dovuta consapevolezza in merito ai pneumatici ricostruiti”.

La scarsità delle carcasse è un altro degli effetti indotti dalla crisi economica: gli automobilisti rimandano la sostituzione dei pneumatici il più a lungo possibile pertanto le carcasse che giungono in ricostruzione sono in molti casi eccessivamente affaticate. L’associazione potrebbe mettere a punto un sistema di lavoro che consenta di rendere trasparenti i risultati della selezione delle carcasse, nell’interesse degli stessi produttori.

Ma in fondo al tunnel si intravede un po’ di luce. Il presidente, prefigurando una normalizzazione dello scenario attuale, ha sottolineato come il trasporto europeo andrà sempre più verso una maggiore efficienza generale che implica veicoli appropriati con consumo adeguato, controllo delle pressioni, training agli autisti per una guida ecocompatibile e la scelta di pneumatici di qualità, siano essi nuovi o ricostruiti. È importante che il settore del ricostruito si faccia trovare preparato cominciando a porre un discrimine di qualità abbandonando prodotti non adeguati. “Non aspettate che la crisi passi per fare le scelte giuste, ma fate le scelte giuste per far passare la crisi” ha concluso Carloni.

 

Trasporto merci, uno sguardo ai clienti della ricostruzione

Certamente non arrivano notizie confortanti per la categoria dal settore del trasporto merci. Il dott. Emilio Di Camillo, direttore del Centro Studi Subalpino ed esperto di mercato autocarro è stato invitato dall’associazione per tracciare ai soci l’evoluzione e le prospettive del trasporto merci in Italia e nel mondo. Uno sguardo al passato mostra come il mercato dell’autocarro abbia risentito pesantemente delle fasi che hanno caratterizzato l’economia mondiale. In Europa, alla breve ripresa del 2011, dopo il pesante crollo del 2008/09, si è assistito a un ulteriore calo nel 2012 a seguito della nuova fase recessiva. Una modesta ripresa è in atto quest’anno in Europa (UE+EFTA) soprattutto per quanto riguarda i veicoli commerciali inferiori alle 3.5 t, ma la situazione rimane critica per quanto riguarda la vendita di autocarri pesanti. Globalmente, il settore si trova oggi ai livelli del 1997.

La fotografia è particolarmente preoccupante se ci si focalizza sul mercato italiano. Nel settore dei veicoli commerciali nel 2003 si vendevano oltre 200.000 veicoli inferiori alle 3,5 t, con un picco di quasi 250.000 nel 2007: in seguito alle recenti crisi le vendite si sono più che dimezzate e nonostante il mercato sia oggi in ripresa è ancora ben lontano dai volumi dello scorso decennio. Il settore autocarro nel 2002 vendeva 40.000 pezzi, nel 2014 si prevede saranno 13.000. Il mercato delle 16t peggiora di mese in mese mentre la situazione dei rimorchi è ancora più drammatica: nel 2008 si vendevano circa 4.500 pezzi al trimestre, oggi appena 1.500 circa, di cui la metà provenienti dall’estero.

Un parco circolante (che al 31 dicembre 2013 contava circa 5,2 milioni di pezzi) estremamente vecchio, poco sicuro e altamente inquinante ha dichiarato il dott. Di Camillo. ANFIA ha calcolato l’età media dei veicoli circolanti: i fugoni hanno in media 10 anni, gli autocarri >3.5 t 20 anni, i rimorchi più di 20 anni. Il 21% dei veicoli commerciali <3.5 è ancora Euro 0 o Euro 1; oltre il 50% degli autocarri è compreso tra Euro 2 e Euro 0.

È chiaro che in questa situazione disastrosa l’Italia non può di certo beneficiare dei progressi tecnici che stanno portando miglioramenti al settore soprattutto per quanto riguarda la sicurezza attiva e passiva, la riduzione dei consumi mediante l’aumento delle appendici aerodinamiche sul rimorchio e l’arrotondamento della cabina, il miglioramento della manovrabilità grazie alla configurazione.

Nonostante questi dati, la strada rimane la modalità di trasporto inland favorita, contando per oltre il 70% dei trasporti in Europa. Il traffico merci è cresciuto costantemente dal 1995 al 2007 per poi cominciare a scendere: oggi la contrazione rispetto al 2007 è di circa il 10-12%. Ma mentre alcuni paesi arrancano altri stanno decisamente meglio: fatto 100 il volume di trasporto merci nel 2006, nel 2012 in Italia eravamo solo più al 66%, mentre i paesi dell’Est segnavano un 128%. La causa, conferma il dott. Di Camillo, è il cabotaggio internazionale, dall’anno scorso pienamente operativo a livello europeo, che ha continuato ad aumentare senza essere sottoposto ai dovuti controlli. Aumenta inoltre la quota del trasporto internazionale fatto dai vettori con sede nei paesi dell’Europa orientale, comprese le aziende di trasporto dell’Europa occidentale che hanno costituito sedi nei paesi nuovi membri della UE per poter godere di minori costi per l’esercizio del trasporto e che effettuano quindi anche acquisti in loco di nuovi autocarri.

 

Pneumatici a basso costo e ricostruzione, industrie incompatibili

In scaletta per il secondo giorno di assemblea un tema particolarmente scottante per la categoria. Dopo l’approvazione all’unanimità della relazione del tesoriere economo e consigliere ing. Maurizio Gessati che ha presentato ai soci i dati di bilancio 2014 e il preventivo per l’anno venturo, Andrea Balduzzi, consigliere dell’associazione, è intervenuto per illustrare il risultato di un sondaggio sottoposto ai soci circa l’impatto dei pneumatici nuovi a basso costo (PNBC) sull’industria della ricostruzione.

Che sia un fenomeno percepito come penalizzante per la propria attività lo hanno confermato i 2/3 del campione. Il 73% ritiene che i PNBC siano importanti concorrenti del ricostruito, il 15% che siano relativamente concorrenti, mentre un 12% pensa che non lo siano affatto. In effetti, il fenomeno è avvertito in crescita (73%) o stabile (27%) negli ultimi anni, una percezione, ha dichiarato Balduzzi supportata da
dati oggettivi che negli ultimi tre mesi vedono la quota di mercato dei pneumatici a basso costo crescere rapidamente attorno al +12,5%. La motivazione principale che spinge l’utente all’acquisto di PNBC è, secondo il campione, principalmente il basso costo, mentre il rapporto qualità-prezzo propende ancora a vantaggio di pneumatici premium e ricostruiti. La quasi totalità degli intervistati ritiene che l’affidabilità dei PNBC sia bassa rispetto a quella del ricostruito e quindi crede nella validità del proprio prodotto rispetto alle alternative. Il panel tuttavia riconosce che la propensione all’utilizzo di alternative a basso costo è influenzata anche dalla scarsa disponibilità delle carcasse che tra l’altro è strettamente correlata al dilagare di suddetti pneumatici che spesso non sono ricostruibili. Mettere a listino tali prodotti, si rivelerebbe un boomerang verso la propria attività primaria. In effetti, la maggioranza dei soci intervistati dichiarano una propensione nulla (42%) o bassa (46%) a commercializzarli, e la totalità di coloro che non ha cominciato oggi non ha intenzione di iniziare a venderli in futuro. Coloro che hanno una propensione bassa, media (8%) o alta (4%) a commercializzare PNBC si sono spaccati sulla domanda riguardo al margine unitario fornito da questi rispetto al ricostruito. Circa il 50% del panel ritiene che i PNBC offrano un margine più interessante e che creino meno problemi del ricostruito dando beneficio all’azienda, l’altra metà è di parere diametralmente opposto. Ben l’80% è consapevole del fatto che i PNBC cannibalizzano il ricostruito, ma al di là delle proprie intenzioni, l’87% del campione pensa che sia molto vero o abbastanza vero che sia il mercato a richiedere i PNBC. I 2/3 del panel dichiara che questi prodotti costituiscono meno del 10% del totale delle vendite (13% tra 10 e 20%, 20% oltre il 20%) e quindi contribuisce meno della media del mercato al trend di aumento della penetrazione da parte dei PNBC.

Commentando il questionario sui pneumatici low cost il presidente Carloni ha voluto sottolineare ancora una volta l’importanza di non scendere a compromessi con la qualità: abbassare il livello di ciò che si vende cercando delle scorciatoie significa banalizzare la propria professionalità. Le aziende hanno valore solo se a guidarle sono metodo e qualità. Gli eventi, in uno scenario tanto grave, ha aggiunto il presidente, sono destinati a evolversi e a modificarsi. Se la categoria continuerà a farsi guidare da ragionamenti corretti anche in questo momento di crisi, non potrà che raccoglierne i frutti in positivo quando la situazione di sarà normalizzata. L’augurio del presidente a tutti i soci Airp è che si abbia la capacità, la voglia e la forza di aspettare che le cose prendano una direzione diversa

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