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Articoli - Archivio

04/07/2017
RICICLIAMO ASPETTANDO IL FUTURO

Speciale Autopromotec: Ricambi

 

Proseguono offerte degli operatori multimarca che semplificano e velocizzano la riparazione, mentre l’attenzione verso l’economia circolare mette in evidenza i processi virtuosi della rigenerazione

Massimo Condolo

Sarà già l’edizione 2019 quella in cui vedremo ai padiglioni dei ricambisti le stampanti 3D? Probabilmente sì, e saranno le prime avanguardie di una tecnica destinata a una grande diffusione. Il mercato del ricambio evolverà certamente in questa direzione, probabilmente cominciando dai particolari a movimentazione più lenta e per modelli di nicchia o fuori produzione. Nel frattempo il mercato continuerà a mantenere le direzioni viste negli ultimi anni, con molti attori dagli interessi contrapposti e disposti ad alleanze di durata più o meno lunga: reti ufficiali, reti multimarca, componentisti... Le reti multimarca non demordono, come dimostra lo sbarco in Italia di due insegne, una dedicata all’autovettura e una al camion, con i relativi cataloghi di ricambi. L’ultima ha addirittura due linee di prodotto, una che punta sul rapporto qualità/prezzo e una di fascia più alta, con l’ambizione di diventare “one stop shop” per le flotte. Confermato anche l’impegno in questo settore dei produttori di impianti a gas, che riforniscono la propria rete, oltre che con i ricambi per i sistemi di alimentazione a Gpl e metano, con i ricambi di uso più comune per i tagliandi, come filtri e lubrificanti. I convegni sull’economia circolare hanno riportato alla luce l’importanza dei ricambi rigenerati: da un lato fanno risparmiare energia (con una media del 56%, mentre la relativa riduzione delle emissioni si attesta al 53), da un altro consentono di riciclare ad alto livello materiale che andrebbe altrimenti demolito e sfruttato soltanto per le materie prime; sotto un ulteriore aspetto consentono al demolitore di riutilizzare, anche se non direttamente, anche i componenti di sicurezza. La rigenerazione è già la norma su complessivi e aggregati per veicoli industriali, come cambi, motori e turbocompressori, e proprio questo potrebbe far ragionare sulla validità del processo: su un camion la sicurezza e la velocità della riparazione sono sensibilmente più importanti che su un’auto privata.

 

Componentisti, rapidi e creativi

I componentisti, specie se operano nella fascia alta del mercato, si sono mostrati gli attori più dinamici, sia per l’attenzione alla capillarità della rete distributiva (e quindi all’accorciamento dei tempi di consegna) sia per la proposta dei kit. A un prezzo contenuto, le “scatole” consentono di eliminare errori nel montaggio e sostituire tutte le parti soggette a usura, senza il rischio di rimontare componenti usati ritenuti all’apparenza buoni ma che potrebbero compromettere la vita di quelli nuovi. Diffusi soprattutto per la riparazione della linea di trasmissione, i kit possono anche essere migliorativi della qualità originale, come dimostra una recente linea di cuscinetti sigillati per il mozzo ruota in grado di raddoppiare la vita utile del componente originale. L’offerta è partita dai veicoli pesanti, mercato che è molto sensibile a qualità e prestazioni dei ricambi usurabili, ma molto presto riguarderà i medi e i leggeri e, a caduta, le auto. È già successo con i complessivi frizione; la tendenza potrebbe contagiare tutte quelle aree del veicolo dove lavorano aggregati i cui componenti hanno una vita utile simile e dove l’elettronica non è troppo invasiva (come sulla telaistica) o lo è molto ma non è riparabile (come nella gestione motore). È il caso dei freni o dell’impianto d’iniezione, che dei kit apprezzano proprio la capacità di ridurre al minimo l’errore di montaggio anche quando affidati a mani non troppo esperte.

 

Il tuning è una cosa seria

Controlli e omologazioni più severe hanno ridotto sensibilmente la partecipazione di produttori di accessori per tuning: forse il messaggio di qualche anno fa delle autorità tedesche, “tune it safe” ha fatto centro anche da noi? Probabilmente sì, tanto che ora molti accessori per l’auto super-personalizzata arrivano da componentisti di primo impianto, con tutta la sicurezza che ne consegue in termini di omologazioni e cicli di prova. Rimane qualche accessorista meno raffinato, ma comunque di tradizioni storiche e buon livello produttivo. Le recenti evoluzioni tecnologiche portano una buona vitalità anche nel mercato dei ricambio per l’impianto di illuminazione, che negli ultimi anni mancava un po’ di novità. Sono i gruppi ottici con le varie tecnologie a led a far parlare di sé; tra i produttori di primo impianto c’è chi li propone, omologati, come retrofit per veicoli già circolanti. Chinatown intanto non demorde e la collettiva del grande Paese orientale era ben visibile. Il suo mercato, in attesa che i veicoli cinesi si diffondano anche da noi (è soltanto questione di tempo: tre o quattro grandi marchi vendono già in Italia commerciali leggeri e autobus), è per ora limitato a modelli orientali di scarsa diffusione e occidentali del passato – quelli per cui le Case non hanno più di tanto interesse a mantenere disponibile una linea di ricambi. Al loro fianco continuano, specie nel segmento truck, a lavorare operatori europei di ricambi alternativi per modelli del passato, diffusi soprattutto in Africa e Sudamerica. Ma la concorrenza asiatica è molto forte, tanto da alimentare più di un dubbio sulla loro durata.

 

Evolvono anche gli oli

Le novità per gli oli vanno a rimorchio delle norme sulle emissioni dei motori: l’ultima grande ondata è arrivata con l’Euro 5 e ha visto molti lubrificanti già Euro 6-compatibili. Si parte anche in questo caso dai motori grandi (chiamati ai nuovi standard di emissione per primi), poi si passa ai più piccoli e veloci. Una delle principali novità riguardava proprio i motori a gasolio per autovettura e commerciali leggeri, con tanto di omologazione di un grande costruttore. Più in alto di potenza e cilindrata si parla di un ulteriore abbassamento della viscosità, ma per ora la novità sta facendo chilometri (virtuali) sui banchi di prova. Nel mirino di chi tutela l’ambiente, infine, ci sono le pastiglie freno: l’altro ieri hanno perso l’amianto, oggi è il turno dei metalli pesanti responsabili delle polveri rosse che si formano soprattutto nelle città. Una efficacissima dimostrazione delle pastiglie eco-compatibili di un grande componentista OEM è stata una delle principali attrazioni con il pubblico, che ha potuto capire come si possono avere freni dalle ottime prestazioni senza inquinare. E anche in questo caso, come si era visto per i cuscinetti, migliorare la durata dei componenti d’usura: se le pastiglie arrivano quasi a duplicare la loro vita utile, quella dei dischi è quasi quadruplicata.

 

 

 

 

RICAMBI AUTO CONTRAFFATTI, LA MANIFATTURA ITALIANA NEL MIRINO DEI FALSARI DI PROFESSIONE  - di Dino Collazzo

Tra il 2014 e il 2016 la guardia di finanzia ha sequestrato oltre 1,6 milioni di ricambi falsificati

La contraffazione dei ricambi auto mette a rischio la sicurezza stradale e danneggia il business delle imprese. Si tratta di un mercato illegale che, secondo gli ultimi dati europei, costa ai fornitori di parti meccaniche e accessori del vecchio continente una perdita di circa 10 miliardi di euro ogni anno. «La contraffazione va contrastata in maniera decisa – spiega Paolo Vasone, coordinatore della sezione aftermarket di Anfia –. Ne esistono di diversi tipi: di marchi, di prodotto e di funzione di prodotto. Il loro proliferare genera sia perdite economiche che rischi per l’incolumità degli automobilisti». Tra i pezzi di ricambio maggiormente falsificati si trovano le pastiglie dei freni, le cinghie, i tenditori e le pompe acqua, fari, fanali e luci targa, pistoni, alternatori e motorini d’avviamento. Fino ad arrivare a candele, spazzole tergicristallo, frizioni e copriruota. Parliamo di un giro d’affari che cresce rapidamente e che ha trovato una sponda anche nelle vendite online. Tra super offerte e maxi sconti i rischi di incappare in ricambi privi di un controllo qualità o di conformità è molto alto. Si tratta di un sistema sempre più capillare e strutturato. In Italia, il traffico di ricambi non omologati vale all’incirca 120 milioni di euro. Secondo i dati Siac della Guardia di Finanzia, forniti da Anfia, tra il 2014 e il marzo 2016 sono stati sequestrati oltre 1,6 milioni di pezzi tra parti meccaniche, accessori e dispositivi elettrici per auto, moto e bici. «Ritrovarsi con ricambi che non svolgono la propria funzione è pericoloso – continua Vasone –. Pensiamo a una pastiglia freni fatta con una mescola che invece di resistere a certe condizioni si stacca dalla placchetta. Questa è la contraffazione più insidiosa perché ha come risultato la commercializzazione di un prodotto ingannevole. È importante che chi compra si rivolga sempre a degli esperti». 

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