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Articoli - Archivio

05/09/2013
RECUPERO PFU, ECOTYRE ALLUNGA IL PASSO

LA GESTIONE DEI PNEUMATICI FUORI USO

Capofila per numero di soci e secondo per quantità ritirate tra i soggetti che recuperano pneumatici fuori uso, il consorzio torinese ha superato l’obiettivo previsto per il 2012, raccogliendo 32mila tonnellate di Pfu, tramite una rete di 45 raccoglitori attivi su 7.320 punti di generazione: ecco il dettaglio dell’attività svolta e dei programmi futuri

Francesco Lojola

PICCOLI CONSORZI crescono. E con loro anche la sostenibilità di una filiera di recupero legata a doppio filo alla prescritta e indispensabile tutela ambientale. Così, se agli inizi del 2012 EcoTyre poteva contare su un’ottantina di soci, ora la stessa realtà consortile si fa forte di 205 aderenti e di oltre 32mila tonnellate di pneumatici fuori uso raccolte, a fine 2013 il suo obiettivo sarà ancora più ambizioso. “Oggi – ha affermato il presidente Enrico Ambrogio, illustrando a Roma il bilancio 2012 – siamo il primo consorzio in Italia per numero di soci e il secondo in relazione alla quantità di Pfu raccolti. Oltre 4 milioni di pezzi, composti per l’82% da pneumatici per autovetture e motocicli, equivalenti al 103% dell’obiettivo fissato dalla normativa”. Un’attività che ha comportato 13.386 viaggi presso 7.230 punti di raccolta (pdr) distribuiti sull’intero territorio nazionale. 

“Il 2012 è stato per noi un anno di forte crescita, tant’è che abbiamo dovuto aumentare di 50 volte la rete logistica rispetto all’anno precedente”, quando, a settembre, il consorzio è divenuto operativo. “Disponiamo – ha aggiunto Ambrogio – di una presenza capillare che ci consente di agire ovunque con una logica di prossimità: tempi e costi di ritiro sono ottimizzati poiché a intervenire sono raccoglitori che si trovano in zona e la consegna dei Pfu avviene all’impianto più idoneo in base alla vicinanza e alla tipologia del trattamento richiesto”. 

 

Obiettivo puntualità oltre il 96%

Concentrati soprattutto al nord (dove si trova poco meno del 70% del totale), i pdr vengono serviti da un network di 45 raccoglitori operativi. L’andamento della raccolta nei 12 mesi dello scorso anno evidenzia un progresso pressoché costante, interrotto solo nel periodo estivo, in corrispondenza della chiusura delle officine e degli altri siti che generano Pfu. L’impennata delle cifre nel corso della stagione autunnale si spiega facilmente con la sostituzione dei treni estivi con gli omologhi invernali. “L’incremento cui si è assistito è culminato nel picco annuo di dicembre, quando i ritiri hanno superato le 4mila ton. Una quantità che, in un mese con un numero inferiore di giorni lavorati e logisticamente più complesso degli altri, testimonia la capacità di gestione del consorzio e ci conforta rispetto al potenziale di raccolta per l’anno in corso”. 

EcoTyre dichiara un livello di servizio, specchio della puntualità di intervento presso i pdr, pari al 96%. “È un parametro – ha sottolineato Ambrogio – che soddisfa ma che vogliamo migliorare ulteriormente. Tra i punti di forza del consorzio, la gestione contemporanea di quantità variabili di Pfu e, soprattutto, la tracciabilità che giunge sino ai prodotti derivati. EcoTyre monitora costantemente la rete logistica per disporre in tempo reale dei dati relativi a provenienza, stoccaggio, destinazione e impiego di Pfu. E gli impianti di trattamento sono regolarmente sottoposti a una verifica dei requisiti gestionali e degli standard qualitativi”.

 

Recupero di materia e di energia 

Una trentina di strutture in tutto, le più utilizzate delle quali sono, nell’ordine, Turin Carta di San Maurizio Canavese (To), Terni Green di Nera Montoro Narni (Tr) ed Eco Industria di Montignano (An). Quasi l’80% dei Pfu raccolti dal consorzio è indirizzato al recupero di materia, mentre la restante quantità viene destinata alla produzione di energia. Ad avvantaggiarsene, visto che i pneumatici fuori uso sono degli ottimi sostituti di combustibili fossili come il carbone, soprattutto cementifici e impianti di produzione di energia elettrica e vapore. 

Il riciclo di granulato e polverino, dopo che la gomma è stata separata dai metalli e dai frammenti tessili e triturata, avviene soprattutto negli agglomerati per isolamento e in manufatti per l’arredo urbano; e poi, si va dai pavimenti alle superfici sportive, passando per gli asfalti modificati, le cui applicazioni nel nostro paese, però, faticano a diffondersi. Ogni anno ammontano a quasi 400mila ton i Pfu generati in Italia, pari a una colonna di 15mila tir: ecco l’urgenza di spingere sul recupero e di individuare sbocchi sempre nuovi. Anche e soprattutto per evitare l’accumularsi di depositi di gomma triturata negli impianti di trattamento, ciò che porta all’aumento dei costi di trasformazione. Gli stessi impianti per i quali, peraltro, oggi l’export verso il Nordeuropa rappresenta una fondamentale valvola di sfogo. “Siamo impegnati anche su questo versante – ha affermato il presidente di EcoTyre – come dimostra la collaborazione avviata l’anno scorso con il Politecnico di Torino, volta a sviluppare nuove attività di ricerca nell’ambito del riciclo dei Pfu”. Al centro dello studio, l’impiego di gomma triturata all’interno di calcestruzzi di nuova generazione. 

 

Nuovi impieghi per la gomma triturata

E se il focus del consorzio resta appuntato sui servizi ai soci, è in quest’ambito che le iniziative hanno subito la maggiore accelerazione: “In aggiunta alle attività di assistenza e consulenza, nonché al supporto fornito per gli adempimenti burocratici e al servizio di rendicontazione, abbiamo ampliato i canali e i contenuti della comunicazione: prima il radicale rinnovamento del sito internet, che presenta la gamma dei servizi disponibili e offre contatti con l’intera filiera, e poi il debutto di una newsletter digitale per aggiornare i soci su notizie, attività ed eventi”. Senz’altro utile pure per reclutare nuove forze. Fra le novità che si sono affacciate sul sito c’è anche Gummy, la fumettosa e ammiccante mascotte del consorzio che ne è divenuta l’immancabile testimonial. “È un modo simpatico e accattivante – ha osservato Ambrogio – per avvicinarci a un pubblico indifferenziato al quale illustrare i concetti del riciclo e della sostenibilità ambientale”. 

EcoTyre è una delle 61 associazioni di imprese che formano il Consiglio nazionale della Green Economy “e costituisce ormai una presenza fissa al tavolo tecnico di consultazione istituito presso il Ministero dell’ambiente. È il frutto del progressivo ampliamento delle relazioni istituzionali, attraverso cui i soci possono rappresentare al meglio le proprie istanze”. Ultima in ordine di tempo, la segnalazione e la richiesta di intervento rivolta alla Commissione ambiente della Camera dei deputati che ha già prodotto un’interrogazione parlamentare firmata dal presidente Ermete Realacci. “Accade – ha spiegato Ambrogio – che alcuni operatori esteri attivi nella vendita online sfuggano al contributo ambientale: così facendo ottengono un ingiusto vantaggio competitivo; inoltre, sottraggono all’Erario un introito valutabile in un milione di euro, calcolato sulla base di un venduto di 2 milioni di pezzi, scaricando poi sulla collettività un costo, per la raccolta e il trattamento dei Pfu, cinque volte superiore”.

 

Gomma da riciclo, nuova vita nelle costruzioni



La prima fase del programma di studio durerà un anno, dopo di che si potrà passare alle attività di sperimentazione sul campo: sotto esame, a cura dei ricercatori del dipartimento di Ingegneria strutturale, edile e geotecnica del Politecnico di Torino, l’impiego del polverino di gomma derivato dai pneumatici fuori uso nella fabbricazione di un nuovo tipo di calcestruzzo e le sue applicazioni nell’industria delle costruzioni. Spiega il docente Alessandro Fantilli: “Lo studio, condotto in collaborazione con EcoTyre e in partnership con Italcementi, si concentra sulle caratteristiche meccaniche e di eco-compatibilità dei conglomerati cementizi contenenti materiale inerte proveniente da pneumatici fuori uso e ha lo scopo di individuarne i vantaggi”. 

L’idea è di sostituire parte del cemento, dal forte impatto ambientale in ragione delle emissioni di gas serra, con la gomma triturata da riciclo. Fumi di silice e ceneri volanti sono i materiali inerti che già si utilizzano allo scopo, ma non mancano controindicazioni: “La struttura può diventare più fragile e non dare segnali di un’eventuale imminente rottura. Ossia non si fessura e non si deforma. Ecco allora che la presenza di gomma triturata come materiale inerte dovrebbe fornire maggiori prestazioni meccaniche e aumentare al contempo l’indice di eco-compatibilità”.

 

Rifiuti, eco-contributo obbligatorio anche per chi vende pneumatici via web dall’estero

 

L’On. Ermete Realacci ha presentato un’interrogazione parlamentare sul tema dell’eco-contributo sui pneumatici venduti via web. L’onorevole spiega in una nota la questione e le motivazioni dell’intervento.

“Per combattere il preoccupante fenomeno della vendita al dettaglio degli pneumatici attraverso canali web senza l’applicazione del contributo ambientale da parte di soggetti commerciali con sede all’estero, ho presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico. Il fenomeno - che distorce la concorrenza, genera mancati introiti per l’Erario e causa danni ambientali - nasce da una lacuna della normativa vigente, concepita quando ancora gli acquisti online erano marginali. Ai ministri interrogati chiedo quindi se non vogliano intervenire con urgenza, anche con una circolare ministeriale, per imporre il pagamento del contributo ambientale anche sugli acquisti online di pneumatici venduti da soggetti commerciali con sede all’estero e tutelare così l’ambiente e la concorrenza, combattendo al contempo l’elusione fiscale dell’Iva”, così Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera depositando un’interrogazione sulla vendita on line dall’estero di pneumatici.

“Come denunciato in più occasioni dalle associazioni di categoria e dai consorzi per la raccolta e il riciclo di pneumatici – spiega Realacci - la vendita on line di pneumatici da parte di soggetti con sede all’estero  copre circa il 3% del mercato, equivalente a 2 milioni di pezzi che corrispondono a circa 12 mila tonnellate di pneumatici fuori uso (Pfu). Il potenziale mancato versamento del contributo ambientale ammonterebbe quindi a circa 5 milioni di euro e a sua volta genera un mancato introito per l’Erario di circa 1 milione di euro, in ragione dell’Iva applicata al contributo stesso. Visto l’ingiusto vantaggio ottenuto sul prezzo, inoltre, i soggetti commerciali con sede all’estero che vendono pneumatici on line senza l’applicazione del contributo ambientale fanno concorrenza sleale a produttori e importatori che applicano correttamente la legge e il contributo”.

“Come se non bastasse  - conclude Realacci - la raccolta e il trattamento di questi pneumatici non contabilizzati come immessi sul mercato, una volta giunti a fine vita, rappresenta un costo per la collettività stimabile in 5 milioni di euro. Tra le gravi conseguenze del fenomeno, infine, c’è anche il rischio di abbandono illegale degli Pfu: in assenza del pagamento del contributo di smaltimento il gommista che monta i nuovi pneumatici non accetta il ritiro di quelli usati, che vengono spesso dispersi nell’ambiente”.

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