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06/08/2015
QUI CI VUOLE LA "FIRMA"

Pneumatici griffati

 

Oggi il pneumatico cerca di proporsi all’utente finale arricchito da nuovi contenuti emozionali. Se in un recente passato abbiamo visto singoli prodotti firmati da designer di fama internazionale, adesso è il momento di nuovi marchi provenienti da altri settori merceologici

 

Paolo Ferrini

Non si scappa. Alla resa dei conti, per il grande pubblico - il cliente finale come lo chiamano gli addetti ai lavori - i marchi tra i quali orientarsi quando va dal gommista per cambiare i pneumatici sono sempre quelli. Quelli insomma sui quali per tradizione, notorietà, consuetudine è naturalmente portato a fare maggiore affidamento. Poi, se vuole risparmiare, ci sono i second brand. Ma questa è un’altra storia.

Il fatto è che, ammettiamolo, il pneumatico non è prodotto che riveste un gran fascino per la maggior parte delle persone che a torto finiscono per anteporgli gadget elettronici spesso non indispensabili. Se escludiamo gli utenti più appassionati e competenti, quelli cioè che optano per un pneumatico piuttosto che un altro sulla base dei suoi contenuti di prodotto e delle proprie esigenze di guida, per molti la scelta tra pneumatici è quasi indifferente (e il compito del bravo rivenditore specialista è proprio quello di orientare il cliente e argomentare il prodotto). Per entrambe le categorie l’acquisto è soprattutto dettato da motivazioni molto razionali, basate in un caso sui contenuti di prodotto e nell’altro su prezzo, consigli e disponibilità presso il gommista.

Se si esclude l’immagine di affidabilità o di sportività che il marchio si è costruito nel corso degli anni, il livello di emozionalità che suscita il singolo prodotto nel cliente finale è spesso piuttosto basso. Anche per questo motivo in un recente passato, per ovviare al problema, qualche fabbricante ha cercato di migliorare l’immagine di un determinato prodotto. Nel 2009, ad esempio, per festeggiare i suoi primi cento anni di attività, l’olandese Vredestein fece disegnare a Giorgetto Giugiaro il profilo e il fianco del suo pneumatico ad alte prestazioni Ultrac Cento (il nome ovviamente non era casuale, ma un preciso riferimento al centenario dell’azienda). «La filosofia del design italiano alla base dello sviluppo di questo nuovo profilo è stata quella del “less is more”» spiegava all’epoca Alberto Malucchi, press agent Vredestein. «Ciò significa che è stato scelto un design volutamente minimalista, di grande stile, ma assolutamente funzionale che va a sottolineare fortemente il carattere del pneumatico». In pratica: un originale tratteggio sulle due costolature longitudinali sottolineava il design aerodinamico e il temperamento sportivo di un pneumatico con codice di velocità Y.

Una strada simile veniva seguita l’anno seguente da Dunlop che, presentando il nuovo SP SportMAXX, un asimmetrico bimescola ad alte prestazioni con tecnologia a raggio variabile MRT (Multi Radius Tread), ne fece disegnare la spalla alla Pininfarina, il cui marchio compariva – ed era la prima volta in assoluto per l’azienda torinese! – per l’appunto sul fianco del pneumatico.

A tanto impegno (pensiamo, ad esempio, al tempo e alle risorse dedicate alle trattative tra i fabbricanti di pneumatici e al lavoro dei designer coinvolti) non fece però purtroppo seguito, un’apprezzabile risposta da parte del mercato, forse anche perché, a dire il vero, all’epoca le iniziative non furono pubblicizzate adeguatamente e perché in entrambi i casi si trattava di prodotti decisamente di nicchia. Peccato. Sarebbe stato davvero interessante vedere meglio la reazione del pubblico di fronte a queste iniziative. E magari anche quelle di qualche costruttore di auto alto-di-gamma, sempre a caccia di spunti per valorizzare ulteriormente il proprio marchio, di fronte alla possibilità di montare pneumatici “griffati” con nomi di designer di fama internazionale.

Il seme tuttavia era stato gettato e, anche se fino a questo punto non aveva dato i frutti sperati, aveva evidentemente acceso la fantasia di qualche imprenditore. Questo è il caso di Massimo Ciocca, amministratore delegato di Momo Srl, l’azienda fondata nel 1964 dal pilota e imprenditore Giampiero Moretti, che negli anni si è fatta una reputazione in campo internazionale come produttore di raffinati accessori per auto, come volanti, mozzi e soprattutto cerchi in lega.

L’idea – ci piace pensare – di completare questi ultimi con pneumatici che portavano lo stesso marchio spinse Ciocca a dare vita nel 2012 a un nuovo marchio di pneumatici - Momo Tires – che capitalizzasse l’immagine di un’azienda che fa parte della storia dell’automobile. In breve, l’idea era quella di abbinare un marchio di grande “appeal” e molto conosciuto dagli appassionati sportivi del mondo dell’auto come Momo a una gamma di prodotti accessibile, competitiva e ben posizionata nella fascia entry-level del segmento “qualità”.

Per realizzare il progetto si è adottata per certi aspetti la filosofia del “simultaneos engineering” ovvero di quella metodologia che consente una piena interazione e integrazione tra le fasi di progetto, di produzione e di collaudo: una realtà in grado quindi di assicurare un’ottimizzazione del prodotto finale in termini di qualità, tempo e costi, indipendentemente dalla sede operativa delle diverse funzioni.

Il progetto e il design nascono in Italia, la simulazione computerizzata del prodotto avviene in Finlandia, la produzione viene fatta in Cina presso gli stabilimenti di Qingdao del gruppo Jinyu (giovane società cinese dotata di un avanzato centro di ricerche e sviluppo), il testing è curato dalla spagnola IDIADA, le certificazioni sono fornite dallo RDW (Dutct Road Transport Directorate) e dal TUV tedesco. Un programma decisamente internazionale.

«I pneumatici rappresentano una nuova sfida per il marchio Momo, una sfida che, siamo convinti, porterà nuovi successi al nostro gruppo» dice Massimo Ciocca di Momo Srl. Intanto la gamma Momo Tires si articola su 180 applicazioni differenti, suddivise nelle categorie vettura, SUV, 4x4 e Van, nelle varianti estivo e invernale ed è presente in 40 Paesi. «Siamo orgogliosi della collaborazione con Univergomma, un’azienda che dal 1956 opera sul mercato dei pneumatici e che ha portato alla concretizzazione di un progetto così ambizioso» prosegue Ciocca.

«I nuovi pneumatici Momo si inseriscono in un segmento di mercato estremamente competitivo» sottolinea Massimo Peccia di Univergomma, licenziatario ufficiale di Momo Srl per la gamma Momo Tires «e lo fanno con le carte giuste per ottenere un grande successo commerciale. La tecnologia impiegata, la qualità dei componenti utilizzati per la costruzione, il posizionamento di prezzo saranno competitivi ai massimi livelli ed il riscontro del mercato lo dimostrerà».

Nel frattempo, una cosa è certa: l’iniziativa di Momo Tires ha già degli emulatori. E sono emulatori di fama – anche loro – internazionale. In occasione della scorsa edizione del SEMA Show (Speciality Equipment Market Association), il famoso salone dell’automobile di Las Vegas, Timberland Company, che fra tre anni festeggerà un secolo nel settore delle calzature, ha annunciato che nel 2015 avvierà una produzione di pneumatici avvalendosi della collaborazione della Omni United di Singapore (il cui marchio di punta è Radar Tires, ma che produce anche i pneumatici Goodride, Birla Tyres, Roadlux, Corsa Radial e Speedway). Il programma prevede la commercializzazione (inizialmente nei soli Stati Uniti e online) di tre linee di pneumatici: Cross per piccoli SUV e crossover, A/T per grandi SUV e Tour per autovetture.

Un aspetto, per così dire, qualificante del programma Timberland è la collaborazione con la Nord America Liberty Tire Recycling, un’azienda statunitense specializzata nel recupero di pneumatici esausti (PFU) in modo da riutilizzarne il materiale in una linea di calzature. Ipotizzando percorrenze medie di 80-130 mila chilometri a seconda dei modelli, già dalla seconda metà del 2017 potrebbero quindi essere disponibili per la riconversione i primi pneumatici Timberland. Nel frattempo, ovvero fino a quando non si raggiungerà una massa critica di PFU riutilizzabili, Timberland utilizzerà altri tipi di gomma riciclata per una speciale collezione di stivali con suole ispirate ai disegni dei battistrada dei suoi pneumatici da lanciare nell’autunno del 2016.

L’obiettivo, insieme a quello evidentemente commerciale, è di rafforzare l’immagine ecologica del marchio creato nel 1918 da Nathan Swartz. È però fondamentale che la forte impronta lifestyle dei tradizionali prodotti Timberland (non solo calzature, ma anche abbigliamento casual, orologi e oggetti in cuoio e pelle) sia accompagnata da prodotti capaci di offrire prestazioni e sicurezza all’altezza delle aspettative del pubblico.

A questo punto però il dubbio è, come si suol dire, lecito: Timberland affianca alla sua nota produzione di scarpe per uomo (e donna, ovviamente!) quella di “scarpe” per automobili oppure si mette a fabbricare pneumatici che, una volta consumati, permetteranno di ricavare materiale a basso impatto ambientale per le suole di nuove calzature?

Difficile dire a questo punto se e quanto successo avranno le iniziative di Momo e di Timberland. Una cosa ci pare comunque certa: visti i trascorsi e l’immagine dei due produttori sarebbe bello vedere un’auto sportiva ed un SUV equipaggiati rispettivamente con pneumatici Momo e Timberland. Magari anche una semplice serie speciale! L’idea è lanciata. C’è qualcuno che la vuole raccogliere? 

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