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Articoli - Archivio

25/10/2012
QUANDO IL PERICOLO SI CELA NELLA RUOTA DI SCARSA QUALITÀ

ALCAR INFORMA
Un opuscolo realizzato da Alcar Italia illustra i rischi sul piano legale e della sicurezza connessi alla commercializzazione e all’acquisto di ruote in acciaio contraffatte o clonate: ne abbiamo parlato con l’ad della filiale italiana Corrado Bergagna

Mino De Rigo

PERIODICAMENTE l’allarme si ripete e si rinnovano le prese di posizione contro le ruote “tarocche” spesso in arrivo dal Far East. Oggi ad alzare la voce è Alcar Italia, filiale della multinazionale dei cerchi in acciaio e lega, tra le più colpite dalle contraffazioni. Con un inedito opuscolo punta l’indice contro il fenomeno: un fiorente business che, tra importatori senza scrupoli e acquirenti troppo spesso inconsapevoli, rappresenta una sfida costante alla legalità e, troppo spesso, anche alla sicurezza stradale. “Nessun intento di criminalizzare tout court il made in China o il made in Asia – puntualizza Corrado Bergagna, ad di Alcar Italia – tanto più che oggi molte ottime fabbriche si trovano nel paese del Dragone, ma vogliamo invece richiamare con forza l’attenzione sui gravi pericoli legati alla diffusione di cerchi in acciaio di produzione spesso asiatica allorché inadeguati sotto il profilo costruttivo e funzionale”.


È davvero un fenomeno che dilaga?
In maniera graduale si è ritagliato sempre più spazio. Da un lato c’è il basso costo del prodotto che, tramite canali sotto traccia, non è raro trovare sul mercato del ricambio allo stesso prezzo degli originali. Dall’altro c’è una richiesta stagionale di cerchi in acciaio alimentata, soprattutto al Nord, dall’esigenza ormai obbligata di utilizzare pneumatici invernali. Ed ecco il fiorire dei cloni di qualità improbabile: ruote imitate in modo grossolano, su cui può risultare impossibile montare i copricerchi originali, e che spesso sono pure contraddistinte da profili e dimensioni incompatibili con gli impianti frenanti.

Cosa rispondere a chi, assumendosene le responsabilità, rivendica il libero commercio in un libero mercato?
Ciò che deve sempre valere è il rispetto delle regole, a prescindere dal fatto che a breve dovrebbe finalmente giungere in porto la normativa europea, la quale imporrà l’omologazione delle ruote. Ecco il motivo per cui rilanciare attraverso il nostro opuscolo l’allarme in tema di sicurezza e legalità. Lo scopo è sensibilizzare sia i gommisti sia gli acquirenti finali, illustrando tutto ciò a cui fare attenzione, evitando di lasciarsi abbagliare dal prezzo stracciato di prodotti fintamente uguali o analoghi solo all’apparenza. E aiutando così il mercato a ripulirsi dai cerchi contraffatti e pericolosi.

Risparmi presunti pronti a tradursi in problemi certi?
L’economia iniziale può trasformarsi in costi enormi qualora dovesse intervenire la necessità di un richiamo o di una sostituzione, o piuttosto una grana legale correlata a un eventuale sinistro: chi resta con il cerino acceso in mano è sempre il gommista, come primo responsabile delle attività che compie sul veicolo.

Cos’è emerso dalle prove condotte sui prodotti tarocchi e sulle imitazioni low cost?
Le anomalie tecniche riscontrate, pericolosissime per l’incolumità di chi guida, e pure altrui, sono numerose. Si va dal numero dei fori di ventilazione, alla capacità di carico, passando per le finiture e gli spessori della ruota. Differenze costruttive che sembrano ininfluenti possono, non solo generare crepe e rotture improvvise, ma anche malfunzionamenti dell’impianto frenante, nonché ridurre la vita utile del cerchio a una frazione di quanto garantito da una ruota regolamentare. Una capacità di carico insufficiente produce incrinature precoci e un film di verniciatura troppo spesso può portare all’allentamento dei bulloni. Inoltre, finiture non adeguate come nel caso spesso rilevato del foro valvola del pneumatico, sbavato e tagliente, possono causare la rottura della parte di plastica con il repentino e pericoloso sgonfiaggio della gomma.

E poi?
Vale l’esempio del prodotto progettato con 20 fori di ventilazione, mentre la sua imitazione asiatica ne ha dieci: l’effetto non è solo una questione estetica, ma si lega invece al raffreddamento dei freni e alla loro efficienza. Spesso poi ci si mette anche un copricerchio con fori sfalsati, e i rischi si moltiplicano. E se differenze altrettanto importanti come per i valori di run-out non sono rilevabili all’esame immediato, ce ne sono altre, come le marcature, che certo non dovrebbero sfuggire: dalle omologazioni inesistenti ai codici prodotto copiati male, dall’insufficienza alla totale assenza di dati d’identificazione e di tracking.

E tracciabilità fa rima con responsabilità...
Qualora in caso di incidente si imputino colpe al cerchio danneggiato, se si tratta di un prodotto tracciabile (come sono le ruote di marca regolarmente acquistate) il fabbricante tutela rivenditore e utente, mentre in caso contrario c’è da augurarsi che il gommista, chiamato a rispondere del danno, sia provvisto di assicurazione. Ci è capitato di vedere cerchi che, saldati alla meno peggio, in un tamponamento si sono letteralmente aperti, con il totale distacco del canale, mentre la flangia è rimasta attaccata all’asse della ruota.

Quali sono i cerchi in acciaio più copiati?
I modelli sono numerosi: in Italia spiccano tra gli altri i cerchi per Fiat Punto e Opel Corsa, ma sono tanti anche i cloni delle ruote montate sulle city car e sulle medie di Volkswagen.

Perché produrre e diffondere in proprio l’opuscolo invece di affidarsi all’associazione di categoria?
Premesso che Alcar è capofila del mercato europeo dei cerchi in acciaio per l’aftermarket, e visto che i nostri prodotti risultano i più copiati, era doveroso informarne direttamente rivenditori e clienti finali; l’opuscolo è stato già diffuso in tutta Europa. Peraltro, in Italia il venduto di cerchi in acciaio corrisponde a circa 6-700mila pezzi annui al ricambio, dei quali oltre il 40% sono firmati da Alcar.

Quali riscontri avete ottenuto finora dall’iniziativa?
Il mercato mostra un vivo interesse, anche perché in gioco c’è innanzitutto la sicurezza. La nostra opera di sensibilizzazione aumenta la consapevolezza, che tra i gommisti ci risulta essere sempre più elevata, come pure la capacità di distinguere tra cerchi di qualità e prodotti scadenti.

 

• Alcar, presenza d’acciaio nel continente
Fondata nel 1984 a Hirtenberg, in Austria, con il nome di Bbv Beteiligungs GmbH, Alcar è passata dall’originaria attività di distribuzione locale di ruote in acciaio all’attuale configurazione di gruppo multimarchio grazie a una rapida espansione in Europa e a ripetute acquisizioni che l’hanno portata al vertice del mercato continentale.
Oggi conta una rete europea composta da una trentina di aziende in 14 paesi che occupano poco meno di 800 addetti. Oltre all’Europa (che ricomprende pure la Russia), la sua presenza si estende anche al sud-est asiatico, grazie alla società di distribuzione aperta nel 2008 a Singapore. Sei sono i marchi di proprietà, tra i quali Kfz – Stahlrad, che firma le ruote in acciaio, oltre 450 differenti modelli, prodotti per il mercato aftermarket. Aez, Dotz, Dezent ed Enzo sono invece i brand con i quali il gruppo commercializza la produzione di cerchi in lega. La filiale italiana di Alcar, stabilita a Seregno (MB), è attiva da 8 anni.

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