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31/08/2016
QUADRILATERO UMBRIA-MARCHE, SU IL SIPARIO

Infrastrutture

 

Tutto pronto per l’inaugurazione della nuova superstrada che collegherà Foligno a Civitanova Marche, bloccata lo scorso anno da rivelazioni shock sullo stato delle gallerie. Poi toccherà alla Perugia-Ancona

Fabio Quinto

Qualcosa si muove. Dopo la Variante di valico, la Tem, la Brebemi e una parte della Pedemontana lombarda, apre al traffico un’altra delle opere più attese nel panorama infrastrutturale italiano: il Quadrilatero Umbria-Marche, o meglio una delle due direttrici che compongono quest’opera, la Foligno-Civitanova Marche. Una superstrada a due corsie per senso di marcia, un nuovo collegamento tra i due versanti dell’Appennino. I distretti manifatturieri marchigiani da una parte, l’Umbria e la Toscana dall’altra, con interessamento anche dei flussi tra il Lazio e l’Adriatico. Giunge così in porto un enorme cantiere da 1,1 miliardi di euro, che ha visto la costruzione di una nuova strada lunga 34 km, di cui il 60% in galleria. Il record spetta alla galleria di Varano, a Serravalle del Chienti, lunga 3.455 metri. E, per di più, in un contesto ambientale assai delicato, l’Altopiano di Colfiorito, ricco di bellezze storiche e naturalistiche (la palude) ma anche delicato dal punto di vista geologico (tra Colfiorito e Annifo si collocò l’epicentro del forte terremoto del 1997) ed economico (una zona a forte vocazione agricola, dalle lenticchie alla patata rossa).

 

La crisi e il Piano di area vasta

Il tratto di 54 km da Civitanova Marche a Sfercia (Macerata), venne in realtà completato già tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘90. Da allora, però, sono stati 15 anni di stop. Solo nel 2009 si è ripartiti con l’apertura al traffico del tratto Sfercia-Pontelatrave e il contestuale avvio dei cantieri del tratto più complesso, quello appenninico. L’apertura al traffico, inizialmente, era prevista per il 2013, ma una serie di intoppi tecnici, burocratici e una serie di vicissitudini ne hanno ritardato l’apertura. Era infatti un processo ambizioso, quello di Quadrilatero: costruire una superstrada, e quindi senza pedaggio, attraendo tuttavia fondi privati tramite il Piano di area vasta. Un’operazione concepita tra il 2005 e il 2007, un’era geologica fa, prima dell’inizio della grande crisi. L’idea, in sostanza, era questa: la società Quadrilatero spa (il cui capitale sociale  era suddiviso inizialmente tra Anas con il 75,5%, Regione Marche con il 10%, Umbria con il 7%, Provincia di Macerata con il 5% e Camera di commercio di Macerata con il 2,5%) doveva costruire degli insediamenti produttivi (le “aree leader”) capaci di attrarre le imprese del territorio – inclusi alberghi, supermercati e outlet – grazie al miglior accesso infrastrutturale. Queste, poi, avrebbero dovuto versare per trent’anni nelle casse della Quadrilatero Imu, oneri di urbanizzazione secondari e tassa camerale. Un meccanismo di “cattura di valore” che finora non ha dato gli effetti sperati, ma alla Quadrilatero non si sono arresi: nel 2014 è stato anzi individuato un nuovo advisor e condizioni ancor più favorevoli per gli investimenti privati. Nel frattempo la superstrada è stata costruita con fondi pubblici e lo scorso anno la società Quadrilatero è stata pienamente riassorbita dall’Anas.

 

Vuoti a perdere

Insomma, malgrado le difficoltà tutto era pronto, nel 2015, per l’apertura dell’intero asse Foligno-Civitanova della Quadrilatero, dopo che a fine 2014 erano stati già inaugurati i primi 9 km tra Colfiorito e Serravalle di Chienti. Poi, la bomba: durante la trasmissione televisiva Report, nell’aprile del 2015, avviene la denuncia shock di un operaio. Nelle gallerie di tutto il tracciato e in particolare in quella La Franca (nei pressi di Foligno) sarebbe stato utilizzato meno cemento del necessario, “10 centimetri anziché 40”. E, per di più, lasciando pericolosi “vuoti” sopra la volta, in una zona a elevato rischio sismico: “Ai miei figli dico di non passare di qua, meglio la strada vecchia che la nuova”. La vicenda, assieme ai crolli in Sicilia, inducono il Governo a “dimissionare” il presidente dell’Anas Pietro Ciucci, e alla nomina del neopresidente dell’Anas, Gianni Vittorio Armani. Nel frattempo, però, la Foligno-Civitanova viene “congelata” a scopo precauzionale: tutte le gallerie (lo ricordiamo, il 60% del tracciato), devono essere controllate. Le verifiche durano mesi, e producono un risultato rassicurante, ma non troppo. Sulla galleria La Franca (lunga circa 1 km) nel 23% e 32% del tracciato vengono rilevati dei “sottospessori”, il 3% dei quali richiede degli interventi con centine e rinforzi in acciaio per evitare dei crolli. Nessuna traccia, però, dei vuoti sopra la calotta della galleria. Ultimate le verifiche, è finalmente ripartito il conto alla rovescia per l’apertura al traffico dell’opera. Che avrà una conseguenza pratica molto semplice: ridurre i tempi di percorrenza tra Foligno e l’Adriatico da 120 a circa 60 minuti.

 

Controversie giudiziarie

Bisognerà invece attendere per l’altro lato della Quadrilatero, quello che collegherà Perugia ad Ancona. Qui le vicissitudini sono state di altra natura: le vicissitudini giudiziarie dell’impresa BTP, coinvolta nell’inchiesta del 2010 sulla “cricca” delle grandi opere; e poi quelle societarie dell’azienda che l’ha sostituita, Impresa spa, entrata in concordato preventivo nel 2013. Prima dell’entrata in scena di Astaldi, che ha riavviato i cantieri nel frattempo bloccati, con la fine dei lavori prevista per il 2017 e il tratto Pianello-Casacastalda (ma tra Valfabbrica e Casacastalda ci sarà una sola corsia per senso di marcia) che potrebbe vedere la luce già entro l’anno.

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