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Normative: News Legali

28/08/2012
NEWS - Le crisi da sovraindebitamento

A cura dell'Avvocato Tommaso Bagnulo

Facendo seguito al precedente articolo pubblicato sul n.1 del 2012 della rivista, si approfondisce quanto in esso, analizzando la legge n. 3 del 27 gennaio 2012 recante “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento” (in G.U. 30 gennaio 2012, n. 24). Tale legge rappresenta l’ultimo – in via temporale – tassello apportato dal legislatore nel proprio iter di riforma delle procedure concorsuali attuata a partire dal 2006. Invero, non è mancato chi correttamente ha definito tale disposizione quale la “riforma della riforma”, in quanto questa nuova procedura collettiva, a struttura concordataria e natura concorsuale, è stata voluta per comporre la crisi, o meglio l’insolvenza, dei soggetti privati non imprenditori, oppure dei piccoli imprenditori o imprenditori non commerciali, e in senso più generico dei consumatori; di tutti quei soggetti non assoggettabili a procedure concorsuali, bensì sottoposti esclusivamente, in caso di insolvenza, alle norme del III libro del codice di procedura civile dedicato al processo di esecuzione. 

Ebbene, si è valutata la ratio di tale scelta legislativa nello scenario economico odierno regolato dalle leggi del mercato di massa che per sostenersi richiede un numero sempre maggiore di consumatori. Dunque, si rinviene l’esigenza individuata dal legislatore nel voler rimuovere tempestivamente la crisi con strumenti non esclusivamente liquidatori, bensì possibilmente con procedure concorsuali concordatarie, in base ad accordi privatistici. Accordi conclusi tra il debitore e i propri creditori; accordi che, in ogni modo, devono sottostare al controllo del tribunale, garante della legalità, per il rispetto delle norme di legge a tutela degli interessi generali. Nell’attuare questa radicale svolta nel sistema concorsuale, il legislatore ha scelto la via di una procedura speciale a struttura concordataria, che va ad aggiungersi – si badi, non in via alternativa, stante la differenza di presupposti e di procedimento – a quelle già vigenti. 

Ai sensi dell’art. 7 della legge n. 3 è ammesso alla procedura di composizione della crisi il debitore: a) che non sia assoggettabile alle procedure concorsuali di cui all’art. 1 l. fall.; b) e che non abbia fatto ricorso nei precedenti tre anni alla procedura di composizione della crisi. Tramite la suddetta definizione in negativo del presupposto soggettivo si evince un ambito di applicazione del procedimento in termini molto ampi: sono assoggettabili, invero, i debitori non imprenditori c.d. debitori civili, i professionisti intellettuali, le società tra professionisti. Ancora, possono essere assoggettabili anche gli imprenditori commerciali, purché sotto soglia, inquadrabili, cioè, come piccoli imprenditori non sottoponibili alle procedure concorsuali, nonché il consumatore in generale e anche la persona fisica che si avvale del credito al consumo in base alla L. del 2006. Dispone in buona sostanza l’articolo che il debitore dimostri il possesso di un requisito da taluni definito impropriamente di “meritevolezza”. Infatti il debitore non deve aver fatto ricorso nei precedenti tre anni alla procedura di composizione della crisi. Il presupposto oggettivo è individuato mediante l’espressione “sovraindebitamento”, definito dalla legge come una situazione “di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile per farvi fronte, nonché come la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni”. Anche dalla menzionata definizione si evince in ogni modo il particolare rinvio all’art. 5 della legge fallimentare, dedicato al concetto di insolvenza. 

Relativamente alla struttura e alla natura del procedimento si può affermare che si tratta di una procedura che si caratterizza per un duplice profilo: privatistico e pubblicistico. Il primo è dato dall’accordo che il debitore propone ai propri creditori e che si reputa concluso se vi partecipano i creditori che rappresentano il 70% dei crediti. Il contenuto dell’accordo è lasciato alla libera determinazione delle parti interessate e, in base alle regole dei contratti, esso vincola solo le parti che vi partecipano, comportando la conseguenza che i creditori che ne rimangono estranei dovranno essere soddisfatti regolarmente. Il secondo profilo, ossia quello c.d. pubblicistico, è dato dalla struttura dell’accordo, in quanto è sottoposto al vaglio dell’autorità giudiziaria, la quale, accertati i requisiti di legge, ne decreta l’omologazione. Invero, la stesura dell’accordo formulato da parte del debitore deve essere condotta con l’ausilio e la collaborazione di un “Organismo di composizione” nominato dal Tribunale. A tale organismo vengono attribuiti ampi poteri non solo di vigilanza e controllo nel corso della procedura, ma anche di iniziativa per modifiche da apportare alla proposta; organismo, ancora, che deve attestare anche la fattibilità del piano e l’idoneità dello stesso al pagamento regolare dei creditori rimasti estranei.

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