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Normative: News Legali

22/04/2011
NEWS - La mediazione civile obbligatoria

A cura dell'Avvocato Tommaso Bagnulo

Nonostante sia pendente un ricorso al TAR del Lazio visti i rilievi di illegittimità costituzionale sollevati in merito agli artt. 5 e 16 del D.Lgs. 4 marzo 2010 n. 28, dal 21 marzo 2011 diviene obbligatorio il tentativo di mediazione civile prima di azionare giudizialmente controversie relative alle seguenti materie: diritti reali; divisione; successioni ereditarie; patti di famiglia; locazione; comodato; affitto di aziende; risarcimento danni da responsabilità medica; responsabilità da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità; contratti assicurativi, bancari e finanziari. In tutte queste materie, chi intende agire in giudizio ha l'onere di tentare la mediazione. Tale obbligo sarà previsto dal 21 marzo 2012 anche per le cause aventi a materia il condominio e il risarcimento danni da circolazione di veicoli e natanti. Senza voler entrare troppo nel merito sia dei rilievi sopra menzionati sia delle specifiche disposizioni del provvedimento legislativo, si riassume di seguito la portata del medesimo. Con mediazione si intende l'attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa. E mediatore può essere la persona o le persone fisiche che individualmente o collegialmente svolgono l'attività di mediazione rimanendo, in ogni caso, prive del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo. Organismo di mediazione è l'ente pubblico o privato presso il quale rivolgere il procedimento di mediazione, indicato nel registro degli organismi istituiti o autorizzati dal Ministero di grazia e giustizia con decreto. I consigli degli ordini degli avvocati possono istituire organismi presso ciascun tribunale ed essere iscritti al registro a semplice domanda, nel rispetto dei criteri stabiliti e previsti. Al procedimento di mediazione, salve le disposizioni di legge, si applica il regolamento adottato da ogni organismo. In ogni caso, il regolamento deve garantire la riservatezza del procedimento nonché modalità di nomina del mediatore che assicurino l'imparzialità e l'idoneità al corretto e sollecito espletamento dell'incarico. Pertanto, nelle materie indicate prima di agire in giudizio la parte dovrà depositare idonea istanza presso un organismo abilitato, indicando le parti, l'oggetto e le ragioni della pretesa. A tal fine, l'avvocato è tenuto ad informare il proprio assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione e delle agevolazioni relative fiscali previste. In caso di mancata informazione, il contratto tra cliente e avvocato è annullabile. Si deve segnalare, dunque, che il tentativo di conciliazione diviene condizione di procedibilità della domanda giudiziale nelle materie indicate. In sostanza, qualora non radicato il tentativo, il giudice può dichiarare improcedibile il giudizio eventualmente instaurato. Altrettanto da segnalare è che non è prevista l'improcedibilità nei casi - pur nelle materie di cui al decreto - di procedimenti per ingiunzione, inclusa l'opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecutorietà; nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto; nei procedimenti possessori; nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all'esecuzione forzata; nei procedimenti in camera di consiglio; nell'azione civile esercitata nel processo penale.
Importante ricordare che la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce altresì la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza che decorrerà dal deposito del relativo verbale di mancata conciliazione.
Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a quattro mesi. Depositata la domanda di mediazione, il responsabile dell'organismo abilitato designa un mediatore e fissa un primo incontro tra le parti non oltre quindici giorni dal deposito della domanda. In caso di controversie che richiedano specifiche competenze tecniche, l'organismo può nominare uno o più mediatori ausiliari, o avvalersi di esperti iscritti negli albi dei consulenti tecnici presso i tribunali. In caso di mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice della causa successivamente radicata potrà desumere argomenti di prova ai fini della definizione del giudizio. Peraltro, le dichiarazioni rese o le informazioni acquisite nel corso del procedimento di mediazione non possono essere utilizzate nel giudizio avente il medesimo oggetto, anche parziale, iniziato, riassunto o proseguito dopo l'insuccesso della mediazione, salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni. Sul contenuto delle stesse dichiarazioni e informazioni non è ammessa prova testimoniale e non può essere deferito giuramento decisorio. Il mediatore, poi, non potrà essere tenuto a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nel procedimento di mediazione, né davanti all'autorità giudiziaria né davanti ad altra autorità. Nel caso di raggiungimento di un accordo amichevole, il mediatore formerà processo verbale al quale viene allegato il testo dell'accordo medesimo. In caso contrario, ossia di mancato accordo, il mediatore può formulare una proposta di conciliazione. Tale proposta è comunicata per iscritto alle parti, le quali devono entro sette giorni far pervenire per iscritto o l'accettazione o il rifiuto della proposta. In caso di mancata risposta, la proposta si ha per rifiutata. In caso di accordo raggiunto o di adesione alla proposta, si forma processo verbale che deve essere sottoscritto dalle parti e dal mediatore. Il verbale di accordo deve poi essere omologato dal presidente del tribunale nel cui circondario ha sede l'organismo ed esso costituisce titolo esecutivo per l'espropriazione forzata, per l'esecuzione in forma specifica e per l'iscrizione di ipoteca giudiziale.

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