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Analisi tecnica

04/11/2021
La berlina della svolta

Analisi tecnica Volvo S60

 

Chiusa un’era se ne apre un’altra. Con le serie 240 Volvo introdusse negli anni ’80 le motorizzazioni a gasolio su larga scala, ora con la nuova S60 il motore Diesel scompare dai listini, in favore dell’ibrido a benzina

Duilio Damiani

A Volvo si devono diversi primati in ambito motoristico. Soluzioni coraggiosamente introdotte anzitempo e poi divenute di ampia diffusione sui principali mercati occidentali. Basti pensare alle station wagon degli anni ‘80, e in qualche maniera anche ai motori Diesel. Proprio con la Serie 200 di fine anni ’70 Volvo introdusse con decisione la motorizzazione a gasolio, complici la crisi petrolifera dell’epoca e le tassazioni sulla benzina introdotte in diversi stati.

Fine di un’epoca. Con la S60 la variante Diesel scompare dai listini (mantenendo però questa opzione sulla wagon V60) adottando per la nuova berlina di Göteborg solo propulsori turbo a benzina, elettrificati e non. Una svolta non poi così inattesa, ma comunque annunciata anzitempo sulla maggior parte delle concorrenti, già nel 2018, anno di presentazione della nuova S60. Come rinuncia pure al cambio manuale, in favore del moderno automatico a otto rapporti con convertitore di coppia.

 

Svedese a stelle e strisce

Sebbene dal 2010 l’assetto societario di Volvo Car Corporation faccia capo alla cinese Geely, i piani industriali e l’autonomia progettuale mantengono tutto il know-how maturato dall’azienda svedese in quasi un secolo dalla sua fondazione (1927). Il rinnovato interesse per i mercati d’oltreoceano ha dato vita al primo stabilimento Volvo dislocato negli Stati Uniti, a Ridgeville in South Carolina, impianto in cui viene prodotta, appunto, la nuova S60, esportata poi a livello globale. Una berlina sportiva, moderna ed ecologica, su misura per il fabbisogno occidentale, improntato a vetture di fascia C sempre più performanti sul piano tecnologico, ibridate con propulsioni elettriche e dall’estetica accattivante. Presentata la prima volta nell’anno 2000, rinfrescata con la seconda versione dieci anni più tardi e riproposta completamente riprogettata con il model year 2018, in vendita in Italia dalla stagione successiva, l’odierna S60 si caratterizza per un design molto penetrante, quasi una coupé, senza crucci nel sacrificare volumetrie interne, per le quali, in fin dei conti, è dedicata la più spaziosa versione familiare V60.

Pur fedele alla filosofia della precedente generazione, la S60 (S come Sedan) è completamente nuova, a partire da quella piattaforma SPA (Scalable Product Architecture) comune ormai a tutta la gamma alta di Volvo, da questa berlina all’ammiraglia S90 e fino alla sport utility XC90. E come per la precedente, riprendendo la scelta allargata ai segmenti paralleli, dalla serie 60 sono declinate le versioni station wagon V60 (V=Versatility) , la crossover V60 Cross Country (rialzata) e il Suv XC60, fino ad arrivare alla stretta parentela con la Polestar 1, alter ego di Volvo in chiave elettrica e sportiva, ancora non importata (ufficialmente) in Italia. La linea bassa e muscolosa, con ampi richiami alla più prestigiosa S90, ben dissimula i suoi 4,80 metri di lunghezza (4,76 x 1,85 m, altezza 1,43 m), con generoso passo di 2,87 metri che ne riduce gli sbalzi, specialmente al retrotreno dove l’architettura delle sospensioni consente l’abbassamento della sezione posteriore, enfatizzando maggiormente il piglio sportiveggiante.

Internamente l’abitacolo presenta un cockpit dominato dalla strumentazione, frontale al guidatore e completamente digitale a grafica circolare, display multifunzione mediano e tunnel centrale rialzato, sul quale campeggia leva del cambio (solo automatico a otto rapporti, anche con palette al volante) e il selettore delle modalità di guida per le versioni più dinamiche R-Design e Polestar. L’ampio monitor da 9 pollici, da cui si accede alle informazioni e alla selezione per infotainment, navigazione e dati relativi alla dinamica di marcia, presenta uno sviluppo verticale, che per contro al più classico orizzontale consente una più immediata lettura in stile smartphone oltre a una suddivisione parzializzata delle informazioni riportate sul display. Particolarmente completa la dotazione di dispositivi ADAS, dal riconoscimento di ostacoli, con sterzata automatica e frenata autonoma, giusto per citare i principali, integrati perfino dal sistema Pilot Assist di guida semiautomatica, che pur senza togliere le mani dal volante segue il flusso del traffico alleggerendo la tensione del conducente durante le lunghe trasferte autostradali.

Comoda per quattro occupanti di taglia “svedese”, il passeggero centrale posteriore paga in termini di comfort il rialzo del tunnel della trasmissione 4WD, sotto al quale trovano alloggio, in luogo degli organi meccanici, il pacco batterie delle versioni ibride. Resta una buona riserva di spazio nel vano bagagli, pur mantenendo il ruotino di scorta, con 471 litri utili accessibili dal cofano con sensore ad apertura automatizzata.

 

Più accelerazione meno velocità

Svedese non vuol dire sorniona e pacata. Tutt’altro, dato che la sovralimentazione sui quattro cilindri, alla quale si somma la motorizzazione elettrica (sulle ruote posteriori), conferisce alla S60 - nella sua massima espressione T8 Polestar - oltre 400 CV di potenza e la bellezza di 65,2 kgm di coppia massima. Alla faccia della berlina di famiglia! Picchi prestazionali a parte, la dotazione motoristica è stata studiata per soddisfare la richiesta dei vari mercati occidentali, con Nordamerica ed Europa come principali riferimenti, sui quali fanno lustro i quattro cilindri Volvo della serie T5, T6 e T8, ovvero i compatti 2 litri di cilindrata con testa e basamento in alluminio, iniezione diretta e valvole a fasatura variabile, con vari livelli di potenza, sovralimentati mediante turbocompressore, sui più prestazionali anche in tandem con un compressore volumetrico per maggiore spunto ai bassi regimi. Al top di gamma si pone come detto la Polestar da ben 405 CV, che si traduce in una bruciante accelerazione da 0 a 100 km/h in appena 4,4 secondi, pur limitando la velocità di punta, proprio come tutto il resto della gamma, ad “appena” 180 km/h. Come dire che l’adrenalina può venire dagli scatti al semaforo, se proprio siete in cerca di emozioni, ma più veloci di così non è proprio necessario, almeno per chi guida una Volvo. La gamma restante può comunque contare su livelli di potenza compresi tra i 190 dell’entry level con singolo motore e i 390 CV del più potente twin engine con l’elettrico da 65 Kw, con funzione di ricarica e avanzamento a zero emissioni per oltre una cinquantina di chilometri.

Il pianale offerto dalla piattaforma SPA risulta particolarmente flessibile per le vetture di gamma alta, offrendo molteplici possibilità di allestimento, sempre con motore anteriore trasversale, ma con la possibilità di aggiungere la trazione integrale, come nel caso del modello B5 AWD da 250 CV, affidandosi a una tradizionale trasmissione con differenziale centrale Haldex a slittamento controllato. L’ibridazione elettrica conferisce anch’essa la trazione sulle quattro ruote, aggiungendo però un motore al retrotreno e alloggiando il pacco batterie all’interno del vano del tunnel centrale lasciato libero dagli organi della trasmissione meccanica della coppia alle ruote posteriori.

Lo schema di sospensione si avvale di un doppio trapezio anteriore, più stabile del singolo offerto dal consueto schema McPherson, conferendo alla S60 una migliore precisione in curva, consona alle aspettative su una vettura dal piglio dinamico, con molle e ammortizzatori tarati per conferire un certo piacere di guida. La più sportiva versione Polestar da 405 cavalli beneficia di ammortizzatori Öhlins ad assetto regolabile elettronicamente, freni con pinze Brembo potenziate per un arresto più deciso e cerchi dedicati dal generoso calettamento. Posteriormente gli elementi elastici sono sostituiti da una singola balestra trasversale realizzata in materiali compositi, in grado di garantire un efficace assorbimento riducendo gli ingombri strutturali, così da consentire l’ottimale alloggio della propulsione elettrica al retrotreno. Mentre le più grintose ruote con cerchi in lega da 20”, e pneumatici 245/35, sono riservate alle versioni al top di gamma, le restanti S60 possono contare – secondo gli allestimenti – su una dotazione compresa tra le 215/60 R16 (ma in Italia si parte di serie con le 225/50 R17) e le 235/40 R19.

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