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Ecomotive

02/09/2021
Economia dell’Automotive e le sfide della mobilità sostenibile

Ecomotive

 

In campo transizione industriale, componentistica, infrastrutture, elettrico, idrogeno, combustibili alternativi

Paolo Castiglia

Partiamo da un dato: l’automotive, inteso come industria, commercio, distribuzione carburanti, è uno dei principali settori dell’economia nazionale, con 350 miliardi di euro di fatturato, pari al 20% del Pil nazionale e 1.25 milioni di lavoratori. Ecco perché diventa fondamentale definire una strategia di politica industriale di medio lungo periodo e individuare i provvedimenti necessari per sostenere l’automotive, una delle filiere più importanti del Paese, anche alla luce degli investimenti previsti nel Pnrr per la mobilità sostenibile. A questo punta il tavolo automotive creato dal Ministero dello Sviluppo economico e che ha cominciato a riunirsi alla presenza del ministro Giancarlo Giorgetti e del viceministro Gilberto Pichetto, gioca un ruolo importante per la tenuta di questo settore. Al recente primo incontro hanno preso parte oltre 40 rappresentanti di associazioni, aziende e sindacati del settore, e sono stati elencati i temi principali legati alle importanti sfide che nei prossimi anni l’industria automotive si troverà ad affrontare: dalla necessità di una mobilità più sostenibile all’opportunità di una naturale evoluzione tecnologica degli autoveicoli. I rappresentanti presenti hanno indicato una modalità di lavoro in un’ottica consultiva e costruttiva, aperta ai contributi di tutti gli stakeholder coinvolti. Saranno inoltre previste diverse sessioni, di cui una dedicata alla transizione industriale di costruttori e aziende della componentistica e l’altra alle infrastrutture necessarie alla diffusione di veicoli elettrici, a idrogeno o alimentati con altri combustibili alternativi. “Abbiamo avviato un confronto necessario - ha dichiarato Giorgetti - in considerazione della trasformazione tecnologica e ambientale del settore. Per affrontare questa fase ci sono indirizzi consolidati anche alla luce dei piani approvati nel Pnrr da governo e Commissione Ue. La trasformazione tecnologica ed ecosostenibile è una sfida e un processo che devono essere gestiti, non solo in termini di produzione, ma anche per gli effetti sociali che determinano. Siamo qui come Mise e Governo perché abbiamo il compito di accompagnare questo processo industriale fondamentale per lo sviluppo della nostra economia”. Su che scenario si apre il tavolo automotive?  In base ai dati più recenti (disponibili alla data di redazione dell’articolo ndr) in Europa a maggio sono stati immatricolati 165.363 veicoli commerciali, il 51,3% in più dello stesso mese del 2020, caratterizzato dalle forti restrizioni per il Covid, ma più di 30.000 in meno rispetto ai livelli pre pandemia. Lo ha reso noto l’Acea, l’Associazione dei costruttori europei. Tra i quattro principali mercati la crescita maggiore è della Spagna (+89.6%), seguita da Italia (+51.3%), Germania (+46.4%) e Francia (+28.4%). Nei cinque mesi 2021 la domanda è cresciuta del 43,9% con un totale di 838,941 immatricolazioni. Tutti i quattro principali mercati europei sono in crescita: Italia (+69.5%), Francia (+55.2%), Spagna (+51.9%) e Germania (+20.3%). Anche in Italia il mercato dei commerciali segna una stagnazione con 17.750 unità immatricolate rispetto alle 17.826 dello stesso mese 2019 (-0,4%, il confronto con il 2020 rimane ancora non attendibile). I primi 5 mesi, secondo le stime del Centro studi e statistiche Unrae, riducono la crescita a un modesto +1,6% con 80.756 veicoli verso i 79.509 del gennaio-maggio 2019. L’analisi della struttura del mercato del primo quadrimestre conferma il trend positivo dei privati, stabili al 23% di quota di mercato.

“Non sorprende – ha affermato in proposito Michele Crisci, presidente dell’Unrae, l’Associazione delle Case automobilistiche estere – che il mercato dei veicoli commerciali in maggio si sia arenato, una volta terminato il contributo dei veicoli ordinati con gli incentivi introdotti con la Legge di Bilancio 2021.  Come più volte ribadito, grazie al sostegno del Fondo Ecobonus, è stato possibile accelerare il rinnovo di un parco circolante che a fine 2020 presentava un’anzianità media di 12 anni e mezzo e contava ancora un 46% di mezzi ante Euro 4, con l’immatricolazione di veicoli di ultima generazione che hanno generato effetti positivi su emissioni, sicurezza stradale e per le casse dello Stato”. Seppur in flessione, le immatricolazioni auto mantengono una rappresentatività del 4,8% (-1,4 p.p.) e il noleggio a lungo termine scende al 20,9% di penetrazione (-2,3 p.p.), nonostante la spinta delle Captive. Il noleggio a breve termine e le società recuperano quota, rappresentando rispettivamente il 5,7% e il 45,6% del mercato. Sotto il profilo delle alimentazioni, i veicoli a benzina hanno avuto un calo di 1/3 dei volumi, scendendo al 3,2% di penetrazione sul totale, in leggero calo i veicoli a diesel, che coprono l’85,5% delle immatricolazioni (-2,8 p.p.). Un incremento a doppia cifra interessa il Gpl, che sale al 2,6% di quota, mentre la forte contrazione del metano lo riduce al 2% di quota. In forte ascesa i veicoli ibridi che raggiungono il 5,8% del mercato, mentre gli elettrici nel primo quadrimestre si collocano appena sotto l’1%.

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