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Ecomotive

04/01/2021
Settore automotive, tra crisi e sfide di rilancio

Ecomotive

 

Partiamo direttamente dai numeri: nel 2019 sono stati venduti 91,5 milioni di autoveicoli (-4,5% sul 2018), oltre 4,3 milioni in meno rispetto al 2018, di cui 3,7 milioni nel continente asiatico. 

Paolo Castiglia

Partiamo direttamente dai numeri: nel 2019 sono stati venduti 91,5 milioni di autoveicoli (-4,5% sul 2018), oltre 4,3 milioni in meno rispetto al 2018, di cui 3,7 milioni nel continente asiatico. L’andamento delle vendite mondiali è stato contrassegnato soprattutto dalle flessioni del mercato degli autoveicoli in Cina, -8,1%, che segue quella precedente del 3% nel 2018, e in India (-13,3%). Nel 2020 la domanda globale potrebbe attestarsi attorno a 76 milioni di autoveicoli, un crollo del mercato del 17%. Si tratta dei dati presenti in un’analisi di studio molto approfondita, dal titolo “L’industria automotive mondiale nel 2019 e trend 2020”, e realizzata dall’Area studi e statistiche di Anfia, con un’approfondita sintesi economico-politica e i risultati dell’industria automotive a livello mondiale, di macro-area e italiano per il 2019 e le prospettive per il 2020.

Dallo studio emerge anche che nel 2019 la crescita economica mondiale è stata contenuta, +2,8%, la più bassa dal 2009, conseguenza di un indebolimento iniziato nella seconda metà del 2018, che ha chiuso a +3,5%, dopo il picco di +3,8% nel 2017. Nel quarto trimestre 2019 si evidenziano elementi di stabilizzazione: il clima di fiducia delle imprese cessa di deteriorarsi, anche se rimane nel complesso pessimista.  Una situazione completamente ribaltata si determina a inizio 2020 con lo scoppio della pandemia di Covid-19 e la conseguente crisi sanitaria, economica e sociale.

Ma da dove eravamo partiti? La produzione mondiale di autoveicoli ha raggiunto il livello record di 98 milioni nel 2017. Nel 2018 si è registrato un primo calo dell’1%, seguito da uno più marcato del 5,2% nel 2019. Nel 1° semestre 2020 le perdite di produzione, dovute al Covid-19, nelle principali macro-aree di produzione, ammontano a oltre 11 milioni di unità e corrispondono al 15% della produzione totale delle aree considerate nel 2019. La recessione causata della pandemia potrebbe richiedere al settore automotive un periodo più lungo per essere superata rispetto alle crisi precedenti, e gli analisti stimano un periodo variabile tra 3 e 5 anni.

Ma la grave crisi economica del settore viene evidenziata anche - sulla base dei dati di immatricolazione forniti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - dal Centro studi e statistiche di Unrae, l’associazione delle case estere, che ha elaborato una stima del mercato dei rimorchi e semirimorchi con massa totale a terra superiore a 3,5 tonnellate che per il mese di settembre 2020 scorso restituisce un incremento delle immatricolazioni pari al 21,4% rispetto al settembre del 2019 (850 unità immatricolate contro 700).  Questo andamento porta il dato consolidato dei primi nove mesi dell’anno a -28,6% rispetto allo stesso periodo del 2019, con 7.920 unità immatricolate contro 11.093.

“Vogliamo però anche leggere segnali incoraggianti in questi andamenti – commenta Paolo A. Starace, presidente della sezione Veicoli industriali proprio di Unrae – perché il veicolo rimorchiato è una componente essenziale del trasporto su strada: se si escludono ultimo miglio e distribuzione, effettuati con autoveicoli isolati, il trasporto di merci a media e lunga distanza avviene oggi quasi esclusivamente con complessi formati da trattori e semirimorchi, in considerazione della loro maggior flessibilità d’impiego”.

Agli osservatori più attenti, la sfida del futuro per i costruttori di mezzi destinati al trasporto delle più diverse tipologie di prodotto, dal collettame generico ai trasporti specifici in regime di temperatura controllata o delle materie pericolose, sembra essere quella di offrire sul mercato prodotti “intelligenti”, in grado di garantire non solo la massima sicurezza e sostenibilità, ma anche la miglior integrazione col veicolo trainante al fine di contribuire alla riduzione dei consumi e dei costi.

In generale, occorre dire che se si guarda agli andamenti delle domande di contributo finora presentate per il primo periodo di finanziamento previsto dai decreti in vigore (2020) si può notare che, tra le diverse categorie di veicoli ammessi, i mezzi rimorchiati sono quelli per i quali sono state presentate, in proporzione alle risorse disponibili, il minor numero di domande.  Tenendo presente che sono ammessi al contributo solo i rimorchi e semirimorchi allestiti per il trasporto intermodale, sembra logico chiedersi se questo fatto non sia il segnale di una certa saturazione di quel mercato.

“ Non possiamo quindi che ribadire – qui torna la nota Unrae - quanto sia necessario provvedere a finanziare adeguatamente, contro radiazione per rottamazione, anche i rimorchi destinati al solo impiego stradale, visto che l’anzianità media del parco circolante relativo – ben più alta dei 13,6 anni dei veicoli industriali - denuncia un alto fattore di rischio per la sicurezza del trasporto e della circolazione, accompagnando provvedimenti incentivanti con una normativa severa di controllo delle importazioni dell’usato dall’estero e delle revisioni, da rendere più stringenti e concedere anche ai privati”.

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