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Analisi tecnica

04/09/2020
Nel nome del crossover

Analisi tecnica

 

La più sbarazzina tra la vasta offerta Toyota, la C-HR ridefinisce i parametri della sua categoria, rinfrescata dopo quattro anni con il model year 2020. Nuovo motore e offerta full hybrid su tutta la gamma

Duilio Damiani

Regina autentica tra le big dell’auto. A lungo primatista sul mercato automotive globale, sia finanziario - grazie a una capitalizzazione di 202 miliardi di dollari e soltanto di recente superata da Tesla – che naturalmente automobilistico, attraverso una gamma estremamente articolata, dalla citycar alla sportiva, dalla familiare al crossover, fino allo sport utility più lussuoso, Toyota ha saputo inserire all’interno del suo articolato listino anche modelli sui generis, come appunto la C-HR, Coupé High Rider, stiloso crossover dal piglio sportivo e giovanile, che ha saputo fissare un nuovo riferimento nel segmento C-Suv.

Presentata inizialmente nel 2016, la C-HR model year 2020 beneficia di un aggiornamento più tecnologico che estetico, rimarcando quel design ricercato da coupé rialzato, molto personale con spoiler e protuberanze aerodinamiche, che non necessita al momento di grossi interventi mirati a uno svecchiamento consistente. Così i pochi elementi esterni che differenziano le due generazioni si possono riassumere in ritocchi a calandra, frontale e poco più, lasciando alla componente tecnologica la vera novità del momento.

 

Dettagli di stile

In poco meno di 4,4 metri di lunghezza, 1,8 di larghezza e 1,65 d’altezza, e ampio passo di 2,64 metri, la C-HR resta fedele a sé stessa, con sbalzi ridotti, alta linea di cintura sagomata e dai cristalli minimali, parabrezza sensibilmente inclinato e raccordato dal tetto spiovente prolungato fino ai sottili spoiler posteriori che ne movimentano la coda.

Gruppi ottici anteriori ridisegnati dispongono ora della tecnologia Led diurna, i fendinebbia trovano collocazione alle estremità inferiori del paraurti, sopra due prese d’aria fittizie che donano ulteriore sportività, con griglia centrale dalla maggiore imponenza che ne caratterizza l’impatto frontale. Così anche dietro, dove i fari full led si congiungono da una sottile linea di sommità.

La fusion tra crossover e coupé appare lampante, tanto da sacrificare un po’ di spazio utile pur di tracciare nettamente la propria firma su un design inequivocabile. L’abitacolo di un Suv di classe C non può certo offrire la capacità di veicoli ben più imponenti, a maggior ragione sulla C-HR che deve fare i conti anche con l’ingombro dei pacchi batterie del sistema di alimentazione elettrica. Tutto sommato il lavoro di progettazione degli interni ha comunque consentito un’apprezzabile abitabilità per quattro passeggeri, un po’ sacrificata in cinque, con vano bagagli da 377 litri utili (poco meno sulla 2.0 che paga un pacco batterie più esteso), ampliabile ad oltre 1.100 litri rinunciando alla seduta posteriore.

Quattro i livelli di allestimento, tutti rinfrescati con nuovi rivestimenti soft touch dei pannelli e dai dettagli esclusivi, dalla stoffa alla pelle/alcantara, differenziati tra le versioni Active, Trend, Style e Lounge. Ma è sul fronte della connettività che Toyota sfodera il suo nuovo sistema DCM (Data Communication Module), integrato con Android Auto ed Apple CarPlay, il servizio che interfaccia navigazione e telefonia dati per disporre di numerosi servizi real time, tra cui la funzione E-Call per richiedere immediata assistenza in caso di emergenza. Cuore del sistema è il display touchscreen da 8”, collocato centralmente e rivolto verso il guidatore, da cui monitorare tutte le funzioni di bordo, accedendo alle innumerevoli personalizzazioni, infotainment, climatizzazione e audio, supportato da un apprezzabile impianto Jbl da 800 W a nove diffusori stereo. Attraverso l’app dedicata MyT è possibile, tra l’altro, anche la pianificazione del viaggio da casa, inviando poi i dati all’auto pronta a indicare la rotta impostata, mentre l’Hybrid Coach ci mostra i dettagli della modalità EV con autonomia e risparmio di carburante.

Una sigla racchiude tutte le sicurezze. Toyota Safety Sense è infatti il pacchetto tecnologico studiato per prevenire ed eventualmente ridurre gli effetti di una collisione. Videocamera frontale e sensore radar a onde millimetriche rilevano ogni movimento in prossimità della vettura, fornendo supporto non solo nell’identificazione degli ostacoli ma anche al cruise control adattivo, in grado di mantenere autonomamente distanze di sicurezza in movimento intervenendo sui freni nel caso di immissione improvvisa di un veicolo sulla carreggiata. Riconoscimento della segnaletica, sistema intelligente di parcheggio, adattività dei fasci luminosi, rilevamento angoli ciechi e altre assistenze alla guida completano il corredo di dispositivi dedicati alla sicurezza attiva, in linea con gli elevati standard del colosso nipponico.

 

Powertrain solo ibrido

La piattaforma GA-C, utilizzata anche per altre vetture di classe media del gruppo, tra cui la berlina Corolla, si presta a differenti configurazioni motoristiche, ospitando in quest’ultima edizione il nuovo 2 litri benzina della serie Dynamic Force (assente qualsivoglia motorizzazione Diesel) con ibridazione elettrica, che soppianta il precedente 1.2 litri turbo, spostando nettamente in avanti la lancetta di cubatura e prestazioni. La nuova unità a ciclo Atkinson, con fasatura variabile Dual VVT-i e sistema di alimentazione D-4S a iniezione diretta e indiretta secondo le circostanze, si affianca ai due motori elettrici installati in prossimità dei differenziali, con il primo denominato MG1 che funge da generatore e avviamento mentre l’MG2 provvede alla trazione elettrica, esclusiva nella marcia a emissioni zero o in abbinamento al motore termico quando è richiesta tutta la potenza disponibile. Così ai 152 CV garantiti dal quattro cilindri si sommano i 109 CV dell’elettrico sincrono a magneti permanenti, per una gestione totale di 184 CV in combinata. Alla riserva energetica pensa un nuovo pacco batterie al nichel-metallo idruro (NiMH) da 180 celle e 216 V, molto compatto e performante, con sistema di raffreddamento potenziato.

Resta in listino il precedente quattro cilindri 1.8 benzina, sempre a ciclo Atkinson, ovvero con corsa allungata, la cui potenza in combinata con l’unità elettrica si attesta sui 122 CV, alimentata da un pacco batterie agli ioni di litio da 56 celle e tensione nominale di 207,2 V.

Prestazioni energetiche ai vertici della categoria, che si esprimono non tanto in velocità, con punte massime contenute rispettivamente in 180 e 170 km/h e accelerazione 0-100 km/h in 8,2 e 11 secondi, quanto sul fronte della percorrenza, grazie a consumi medi dichiarati nell’ordine dei 18,9 km/litro per la 2.0 e di 20,4 km/litro per la 1.8, con emissioni ridotte in 92 ed 86 g/km di CO2 secondo il ciclo di prova NEDC correlato. Alla marcia in combinata termico/elettrico la C-HR può contare su una percorrenza ad emissioni zero limitata a pochi chilometri, oltre a un sistema di veleggiamento che in autostrada le permette di disattivare il motore a combustione.

Scomparso il cambio meccanico a 6 rapporti abbinato al motore 1.2 turbo, la cinematica della C-HR viene gestita ora dalla sola trasmissione e-Cvt di nuova generazione, non un semplice cambio automatico con variatore a cinghia ma un complesso sistema a corona e ingranaggi satelliti, che provvede alla distribuzione della coppia trasmessa sia dal motore termico che dall’elettrico tra assali e generatore, ricaricando in movimento il pacco batterie collocato sotto il divano posteriore, da 53 kW per la 1.8 e da 80 kW per la 2.0.

Uno schema a quattro ruote indipendenti offre un adeguato contatto al suolo, nonostante l’assenza della trazione integrale, sacrificata in questo aggiornamento 2020 in favore di una più attenta economia d’esercizio, con sterzo servoassistito elettricamente e quattro freni a disco di cui gli anteriori auto ventilanti, mentre alle ruote dei cerchi in lega con finitura traslucida ospitano pneumatici, secondo le versioni, da 215/60 R17 oppure da 225/50 R18.

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