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AutoAttrezzati

04/09/2020
autoattrezzati

Massimo Brunamonti

Coronavirus e revisioni forse non tutto il caos viene per nuocere

 

Se si cercava un modo per complicare le cose semplici, non si poteva fare di meglio: tra il decreto “Cura Italia”, successive circolari (o mancate circolari di chiarimento) ed il Regolamento UE 698/2020 del 25 maggio 2020, capire chi, quando e se si debba fare la revisione è una bella impresa. Ultima arrivata è la Comunicazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’interno del 5 giugno 2020 che finalmente spiega il combinato disposto tra il Dl 18/2020 del 17 marzo (appunto, il decreto “Cura Italia” convertito in legge) ed il Regolamento 698. Senza stare qui a riportare tale spiegazione, peraltro piuttosto chiara, è bene sottolineare certi aspetti singolari che ne conseguono.

Intanto il Regolamento UE non prende in considerazione motorini e motocicli dal momento che tali mezzi non sono inclusi nella Direttiva 2014/45 a cui il Regolamento 698 fa riferimento; per essi vale il DL 18/2020 e conseguentemente la data ultima del 31 ottobre per la revisione onde poter circolare in Italia (ma non all’estero). Per quanto riguarda i mezzi M e N e i loro rimorchi, la differenza più rilevante consiste nella natura della modifica delle scadenze. Infatti mentre il Regolamento UE si incentra sul concetto di “proroga della scadenza”, il Dl 18/2020 invece parla di “autorizzazione” alla circolazione oltre i termini normali di scadenza fino al 31 ottobre. La differenza consiste nel fatto che mentre una proroga automaticamente ricalendarizza le scadenze, l’autorizzazione no, generando così un possibile accumulo alla data ultima possibile con conseguente sovraffollamento dei centri di revisione, problema questo più volte denunciato dagli operatori.

L’entrata in vigore automatica del Regolamento UE può forse aiutare a risolvere il problema dell’accumulo dal momento che chi non si “ricalendarizza” spontaneamente potrà sì circolare in Italia fino al 31 ottobre, ma non in Europa; questo può essere un buon motivo per far decidere agli automobilisti di optare per date in linea con il criterio di proroga, scaglionando così le revisioni nel tempo. Interessante poi la ricaduta del Regolamento UE sul trasporto merci; la proroga di 7 mesi forse capita a fagiolo per un settore ormai da anni vittima di disfunzioni inammissibili. Come tutti sanno, il ritardo medio della revisione annuale dei veicoli pesanti, già da prima del coronavirus, si misura in mesi; questo danneggia soprattutto le flotte che operano a livello internazionale, dove la semplice prenotazione di una revisione non è documento sufficiente per la circolazione.

Questa situazione incancrenita non ha mai trovato soluzione, neppure dopo la Legge Finanziaria 2019 che modificava l’art. 80 del codice della strada trasferendo le revisioni dei veicoli pesanti ai privati, incaricando il governo di darne attuazione entro 30 giorni (vedi Autoattrezzati, Pneurama 1/2019). Attuazione mai avvenuta: in più di un anno e mezzo l’Amministrazione non è stata in grado di emettere i decreti necessari per “privatizzare” le revisioni dei veicoli pesanti, nonostante il dettato legislativo. Il Regolamento Ue, con il meccanismo della proroga, può involontariamente dar fiato a un’Amministrazione quantomeno in affanno, concedendo sette mesi di tempo per fare quello che non si è riusciti a fare in passato. Dalla fine del 2017 ad oggi la dirigenza responsabile presso il Ministero delle infrastrutture e trasporti è cambiata già due volte; ci auguriamo che i nuovi responsabili, da poco entrati in servizio, colgano l’occasione per sanare una situazione ormai insostenibile che danneggia l’intero settore del trasporto merci.

 

 

Gli effetti del lockdown sulle auto attrezzature e le proposte alla Commissione europea

 

È sotto gli occhi di tutti l’impatto del lockdown sull’intera filiera dell’autoriparazione che, seppure preservata dalla chiusura totale dato il suo carattere strategico per la mobilità, accusa comunque una pesante caduta della domanda. Anche le aziende costruttrici di autoattrezzature inevitabilmente risentono in maniera importante della situazione e si trovano di fronte a un futuro difficile da interpretare con una ripartenza dalle molte incognite anche in conseguenza delle incertezze legate ai trend di vendita dei veicoli a motore.

Aica, l’Associazione Italiana dei Costruttori di Autoattrezzature, ha voluto scattare un’istantanea della situazione lanciando un questionario tra i propri associati sugli effetti del lockdown. I risultati del sondaggio sono significativi: quasi l’85% delle aziende denuncia una riduzione media del fatturato nel trimestre marzo-maggio di oltre un terzo rispetto allo stesso periodo del 2019; tale riduzione, oltre a causare problemi di liquidità, ha reso necessaria una importante riduzione del monte ore di lavoro utilizzando le misure straordinarie di cassa integrazione prese dal governo. Per contro la riduzione del fatturato ha causato quasi per tutti stop temporanei e modalità lavorative nuove: la maggioranza delle aziende è dovuta ricorrere a interruzioni della produzione e blocco delle consegne; la stragrande maggioranza delle aziende si è attrezzata per uno smart working intensivo anche, a detta di molti, con soddisfazione al punto da pensare di farne una modalità lavorativa permanente.

L’indagine prende in esame poi il gradimento delle aziende per le iniziative governative di emergenza tra le quali spicca la cassa integrazione, a conferma del comune intento di preservare il più possibile i posti di lavoro. Per quanto riguarda la ripartenza le aziende hanno chiaramente indicato nella sburocratizzazione e nel favorire i rapporti scuola/lavoro le possibili iniziative auspicate. Il quadro complessivo che ne viene fuori è quello di un’industria che, benché colpita duramente e preoccupata per un possibile calo della domanda a livello mondiale, conferma la propria attitudine nel vedere le cose in proiezione futura e pronta ad adeguare la propria offerta al cambiamento, cosciente del proprio patrimonio di know-how e di penetrazione nei mercati. Come Aica, altre associazioni di categoria in altri paesi europei (Germania, Paesi Bassi e altri) hanno condotto indagini simili con risultati piuttosto omogenei; questo, insieme alla acclarata strategicità del settore, ha indotto Egea, insieme ad altre associazioni del settore, a formulare alla Commissione Europea una lista di proposte concrete articolate in vari capitoli. Prima di tutto il supporto alle imprese, per lo più piccole e medie, sia in liquidità che in investimenti soprattutto se “responsabili”, quelli cioè che si inquadrano in iniziative di impatto sociale (impiego e innovazione) e ambientale.

Il mercato unico è un altro aspetto di fondamentale importanza per il settore che vive di mobilità, così duramente colpita dalla pandemia; è necessario impedire barriere spesso pretestuose al movimento di persone e cose e predisporre nuovi stimoli al libero mercato in tutta l’Unione. Favorire l’attività economica dell’intera filiera dell’auto è un altro tema importante per il settore: iniziative per l’incentivazione dell’auto ecologica, intesa sia come veicolo poco inquinante che come veicolo correttamente manutenuto; stimoli per un’economia circolare nella quale si faccia più largo uso di parti e componenti rigenerati; lotta agli inquinanti primari, cioè il parco circolante non conformi, mediante revisioni periodiche evolute. Sono tutti questi stimoli che andrebbero a beneficio dell’intera società. Un cenno particolare va alla prevista scadenza del regolamento Ber (Regolamento 2010/461) nel 2023: la garanzia che ogni veicolo possa essere assistito ovunque e da qualsiasi autoriparatore qualificato a scelta del cliente non è negoziabile per un settore come il nostro in cui concorrenza e capillarità sono requisiti primari per servizi di qualità. Lo strumento fornito dalla Ber non può andar perso, al contrario può e deve essere preservato e modernizzato alla luce della nuova mobilità conseguente allo sviluppo tecnologico e al cambiamento dei costumi sociali indotto anche dal coronavirus.

 

 

Egea: assemblea semestrale giugno 2020

 

In tempo di coronavirus anche Egea, l’Associazione europea delle autoattrezzature di cui Aica è il membro italiano, ha tenuto lo scorso 18 giugno la propria Assemblea Generale semestrale, ovviamente via web; se la cosa era già da tempo consueta per i gruppi di lavoro, per l’Assemblea Generale, supremo organo decisionale dell’Associazione, si è trattato di un debutto. Dopo il benvenuto, il presidente Dave Garratt ha messo l’Assemblea al corrente delle dimissioni di Neil Pattemore dal suo ruolo di consulente tecnico, causa l’approssimarsi del ritiro dalle attività lavorative per motivi di età. Egea ringrazia sentitamente Pattemore per il suo elevato contributo professionale e umano che, per oltre un decennio, ha aiutato in maniera importante la crescita dell’Associazione e della sua capacità di interloquire con l’ambiente politico di Bruxelles.

Il fatto importante del semestre, come ha descritto il segretario generale Jordi Brunet, è stato il completamento del percorso di riorganizzazione dell’Associazione: nuovo ufficio, nuova organizzazione e nuovi servizi; un passo fondamentale per i traguardi del futuro. Un primo riscontro della novità sono i rapporti più stretti con Cita, organizzazione internazionale degli operatori delle revisioni, con la quale Egea condivide l’interesse di sempre più diffuse e evolute revisioni periodiche; dopo anni di contatti sporadici, adesso si è stabilito un meccanismo di consultazione permanente tra le due associazioni, mirante a unire gli sforzi su molti interessi comuni per una maggiore efficacia politica.

L’ampio ventaglio di attività dei Gruppi di Lavoro di Egea, illustrato da Brunet e dai capi gruppo presenti, ha dimostrato ancora una volta quanto vaste e complesse siano le tematiche sulle quali l’Associazione si sta impegnando grazie all’apporto finanziario e di personale specializzato dei suoi membri. A partire dall’elaborazione di standard per le attrezzature, quali ponti sollevatori, smonta gomme, prova freni a rulli e centrafari, per passare poi e procedure di calibrazione Adas in officina, a studio di standard di comunicazione tra autoattrezzature, per finire poi alle novità previste nel campo dell’analisi emissioni, soprattutto PN e Nox, in conseguenza all’annunciato Euro 7. Ma, rimanendo nell’argomento gruppi di lavoro, la parte da protagonista, vista la mole di lavoro, spetta al Gruppo di Lavoro 2 Diagnosi, guidato da Elvis Colla di Aica/Texa, impegnato duramente in due ambiti di estrema importanza per il settore: le restrizioni di accesso alla porta Obd e i previsti decreti attuativi della Commissione Europea in materia di sicurezza informatica e accesso remoto all’autoveicolo. Senza entrare nei dettagli, vale la pena di notare che il proliferare di restrizioni di accesso alla porta Obd ha reso necessario, come da suggerimento della Commissione stessa, rivolgersi a varie Autorità nazionali di omologazione, responsabili della verifica di conformità dei veicoli. Così Egea sta facendo, allo scopo di opporsi alle violazioni delle leggi che danneggiamo l’intero settore dell’autoriparazione indipendente.

Molte anche le altre attività associative non direttamente connesse con i prodotti, una tra tutte, la compilazione e raccolta di dati di mercato, già concordata tra Aica ed Asa (D), che viene proposta a tutte le altre associazioni membri per costruire un panorama europeo. Gieg (F), Rai (NL), Fma (B) e Afiba (E) hanno palesato interesse e discuteranno la cosa al loro interno a breve. Il Covid-19 e le sue conseguenze nel settore sono stati altri argomenti inevitabilmente presenti nell’incontro: Egea, attraverso Afcar, ha inviato una lettera e un documento di proposte alla Commissione Europea per sostenere il mondo dell’autoriparazione, anche forte del risultato di indagini condotte in alcuni paesi (Italia, Paesi Bassi e Germania) tra i costruttori di auto attrezzature.

È stato poi il momento della parte statutaria e finanziaria: dopo la ratifica unanime della nomina del nuovo segretario generale e del nuovo indirizzo dell’Associazione, il tesoriere Leon Andriessen di Rai-Nl ha illustrato i conti: il 2019 chiude come previsto in conseguenza dei cambiamenti deliberati ed il 2020-2021 procedono come pianificato con la nuova organizzazione che assicurerà la maggiore operatività auspicata. Il meeting si è chiuso con la data della prossima Assemblea Generale a Monaco di Baviera; si è però deciso di modificare data e modalità di svolgimento. La data cadrà nell’ultima settimana di ottobre e, per quanto riguarda il modo, si deciderà a settembre se confermare un’assemblea con presenza fisica o in teleconferenza come questa, nel caso in cui il coronavirus imponga cautela. Interessante sottolineare come tutti i partecipanti abbiano espresso soddisfazione per l’andamento dell’assemblea in teleconferenza: anche così si è riusciti a ottenere la massima efficienza senza in alcuna maniera perdere sostanza nella discussione anche per una struttura, come quella di EGEA, distribuita in tutta Europa.

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