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09/07/2020
Impatto del coronavirus sul settore europeo della ricostruzione

David Wilson Retreading Business

Molti di noi avranno letto romanzi distopici; Fahrenheit 451 di Bradbury o 1984 di Orwell sono senz’altro gli esempi più noti. Tuttavia, pochi di noi, soprattutto in Occidente, avrebbero mai contemplato la realtà di questi libri che sono, dopo tutto, solo storie.

Eppure, nel 2020, eccoci qui, ad assaggiare un distopico futuro già rappresentato in tanti romanzi e sceneggiature di film di serie B. L’attuale distopia sta già avendo un impatto su tutte le nostre vite e molte, se non la maggior parte, delle nostre attività.

Alcuni sostengono che questo cambierà per sempre il modo in cui funziona il mondo e ci spingerà, sempre secondo loro, a prenderci più cura dell’ambiente. Citano i benefici percepiti dalla flora e la fauna dovuta alla riduzione dell’attività industriale e commerciale dell’uomo. Questo, dicono, illuminerà la strada verso un futuro più radioso.

Certo, la mancanza di aerei nei cieli, la riduzione del traffico stradale, ha reso le cose più tranquille e l’aria più pulita. Tuttavia, questa è una tregua nell’orribile caos che abbonda. Il mondo reale sta compiendo enormi sforzi per tornare alla normalità.

In questo contesto, come si sta comportando il settore della ricostruzione? È difficile valutare una risposta globale a questa domanda. Tuttavia, ci saranno alcune considerazioni che saranno valide per la maggior parte dei mercati. Ci saranno delle variazioni, ma lo scenario sarà lo stesso ovunque si tenterà di commerciare.

Le vendite di pneumatici sono in calo. Questo è quasi scontato. Il trasporto privato è stato ridotto all’osso in tutta Europa, e in alcuni luoghi non è nemmeno permesso. Quindi, gli unici pneumatici utilizzati si trovano su camion che effettuano consegne essenziali, su veicoli di emergenza e veicoli di quei lavoratori considerati essenziali.

I rivenditori hanno ridotto gli orari di apertura e alcuni hanno addirittura chiuso. Ciò si traduce in un minor numero di viaggi commerciali considerati non essenziali - ad esempio, nel Regno Unito, tutti i bar e i pub sono chiusi così come molte altre strutture ricreative, per non parlare della maggior parte dei punti vendita al dettaglio di natura non alimentare e non farmaceutica. Di conseguenza, la distribuzione di merci a tutti quei punti vendita si è ridotta quasi a zero. Quasi zero perché alcuni riescono a gestire operazioni online che garantiscono la movimentazione di alcune, poche, forniture.

Il trasporto pubblico è quasi fermo e i servizi sono ridotti, spesso, al servizio “domenicale”. In alcuni casi, gli operatori locali più piccoli hanno optato per il licenziamento del personale, seguendo lo schema del governo del Regno Unito, e tutti i loro veicoli sono rimasti nel deposito.

Come tutti sappiamo, il traffico aereo è stato decimato, per cui i movimenti dei veicoli di supporto negli aeroporti sono stati ridotti a pochi voli passeggeri e quel che resta del traffico merci.

In tutto questo, il mercato ha visto un significativo calo dell’usura dei pneumatici e conseguentemente anche delle vendite sia per i pneumatici nuovi che per quelli ricostruiti.

All’inizio della crisi, abbiamo chiesto a diversi produttori, in particolare in Italia, come le restrizioni stavano influenzando il loro business. Il feedback, a quel tempo, anche dal Nord Italia, che era al centro dell’epidemia di coronavirus, era che si trattava di “business-as-usual”. Marangoni ha poi puntualizzato che avrebbero considerato la possibilità di produrre all’estero.

Mentre il blocco continuava, i produttori di pneumatici di tutta Europa e degli Stati Uniti hanno rallentato o arrestato la produzione completamente. Nessun produttore era immune. Questo valeva anche per i ricostruttori. Dato il processo per lo più automatizzato di produzione dei pneumatici, oltre alle preoccupazioni per la sicurezza dei dipendenti, i produttori hanno anche osservato una flessione del mercato e c’è un limite al numero di pneumatici che si possono produrre per essere immagazzinati. Le operazioni JIT (Just-in-time) non avrebbero un mercato e l’imbuto creato dalla produzione senza vendite porterebbe a una inevitabile chiusura.

In questo contesto, i ricostruttori si trovano ad affrontare un mercato difficile. Il produttore portoghese di battistrada IEB ha agito nell’interesse del proprio personale e ha chiuso per un periodo. Tuttavia, all’inizio di aprile, tutto è tornato alla “normalità” e la produzione è ripresa dopo un periodo di “quarantena volontaria”.

Tiago Coutinho ha detto in un comunicato stampa: “Torniamo con un senso del dovere civico compiuto, con un team di produzione adeguato alle circostanze e la ripresa della produzione di tutti gli ordini in sospeso”.

“Il lavoro amministrativo presso la sede centrale proseguirà da remoto o in regime di smart-working e continueranno a essere attuate tutte le misure di sicurezza e di igiene indicate dalla Direzione Generale della Sanità portoghese, garantendo la sicurezza di tutti coloro che lavorano nelle linee di produzione”.

“Durante questo periodo, siamo riusciti comunque a soddisfare tutte le richieste in quanto c’erano sempre prodotti disponibili”.

Il 12 marzo scorso, Marangoni ha promesso di proseguire l’attività dicendo “...l’attività della nostra azienda in Italia è fondamentale per sostenere servizi essenziali come il trasporto di merci e passeggeri. Per questo motivo, nonostante la complessità di una situazione in continua evoluzione, Marangoni non si ferma e agisce con impegno e determinazione per continuare a produrre...”

“L’azienda farà del suo meglio per continuare a soddisfare le esigenze dei nostri clienti nel rispetto delle misure previste dalle autorità competenti e nel rispetto del quadro delle misure più severe emanate dal Governo italiano”.

“Al fine di proteggere il più possibile la salute dei nostri dipendenti, abbiamo predisposto una politica di “smart-working” per tutto il nostro personale in grado di lavorare a distanza”.

Tuttavia, in questo scenario in continua evoluzione, il 27 marzo scorso il Governo italiano ha ordinato la cessazione di tutte le industrie pesanti per contenere ulteriormente l’epidemia. Marangoni, come altri grandi produttori, ha una certa capacità ingegneristica al di fuori dell’Italia. In un comunicato stampa l’azienda ha confermato: “Marangoni Retreading Systems annuncia che si sta organizzando, in via precauzionale, per continuare a servire il mercato approfittando della sua presenza internazionale e, in particolare, dello stabilimento di Henstedt-Ulzburg, in Germania”

L’azienda ha messo in dubbio la necessità di chiudere il suo stabilimento di Ferentino, ma al momento di andare in stampa non c’erano stati chiarimenti da parte del governo italiano.

La stessa Marangoni ha chiarito la sua posizione come fornitore del ricostruito; “Per evitare problemi dovuti all’eventuale sospensione delle attività della produzione in Italia, Marangoni ha già iniziato a organizzare il suo stabilimento di Henstedt-Ulzburg (Germania) per servire tutti i suoi clienti europei”.

In una dichiarazione a Retreading Business, Marangoni ha dichiarato: “Il nostro settore è parte integrante della filiera, ed è per questo che ci teniamo a fare il nostro dovere”.

“Ci siamo organizzati per permettere alle nostre squadre di essere efficienti anche a distanza e abbiamo fatto della sicurezza dei lavoratori il punto centrale...

“Marangoni, infatti, continuerà a fornire i suoi servizi a tutti i suoi operatori di trasporto per garantire la continuità della filiera alimentare e farmaceutica.

“Chiaramente questa crisi può avere effetti negativi anche sul settore dei pneumatici aftermarket. Tuttavia, sulla base di crisi che abbiamo dovuto gestire in passato, sappiamo che, anche questa volta, potrebbero esserci delle opportunità per il settore della ricostruzione.

“Se saremo in grado di interpretare lo scenario attuale e le possibili conseguenze sul nostro futuro, usciremo da questo difficile momento con una nuova consapevolezza.

“La riflessione sulle debolezze delle nostre società, dove molte persone si concentrano sulle criticità dei sistemi sanitari e sulla prevenzione delle epidemie, può e deve essere estesa ad altre minacce incombenti, a cominciare dal cambiamento climatico.

“Alla Marangoni crediamo che la tutela dell’ambiente debba essere scelta come tema centrale per la ripresa dell’economia mondiale. Questo deve avvenire per il bene di tutti e per il futuro del nostro pianeta”.

“Dovremmo, quindi, sfruttare la capacità di risposta all’epidemia messa in campo a ogni livello: dagli sforzi fatti per attuare il “lockdown” alla spinta positiva che guida l’innovazione in tutti i settori. Questa forza, forse inimmaginabile prima di questa crisi, ci dimostra che possiamo creare un mondo migliore”.

“Guardando con speranza al nostro futuro, non solo desideriamo un ritorno alla normalità, ma anche una crescita nella consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni – piccole e grandi – sull’ambiente in cui viviamo. A partire da quelle sul riutilizzo delle materie prime e sulla riduzione delle emissioni di CO2.

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo Vipal Rubber, che ha confermato di avere una grande responsabilità sociale, sia verso i suoi dipendenti che verso la comunità nel suo complesso. Essendo uno dei principali produttori mondiali di prodotti per la ricostruzione di pneumatici, fondamentali per il funzionamento del segmento dei trasporti, è cruciale che l’azienda continui a soddisfare le esigenze dei trasportatori nei 90 mercati in cui è presente a livello globale.

Al fine di garantire il mantenimento delle forniture al settore dei trasporti, la produzione è stata intensificata per aumentare le scorte al fine di soddisfare la domanda e, qualora fosse necessario, fornire materiali a una fabbrica rimasta chiusa per un periodo.

“Sappiamo quanto sarà essenziale per le aziende di trasporto avere ciò di cui hanno bisogno per lavorare, in modo che, non solo l’economia continui a riprendersi, ma si continui a garantire la fornitura di beni di prima necessità ai servizi sanitari e alle persone in generale, soprattutto in questo periodo di lotta contro il Coronavirus”, ha sottolineato il Direttore dell’International Business di Vipal Rubber, Leandro Rigon.

Vipal dichiara che continuerà a prendere tutte le precauzioni necessarie per garantire la sicurezza dei suoi dipendenti, secondo quanto stabilito dalle agenzie sanitarie e legali. Sono state adottate le necessarie misure di pulizia, sanificazione e circolazione, nonché una riorganizzazione del lavoro da remoto e della produzione. In questo difficile momento, tutti i dipendenti Vipal hanno ricevuto chiare istruzioni su come seguire le raccomandazioni delle agenzie sanitarie.

“Tutte queste procedure dimostrano quanto Vipal si preoccupi del benessere e della salute delle persone, oltre che dell’economia e del supporto ai trasportatori, che è fondamentale per superare la crisi che il mondo intero sta attraversando”, dice Rigon.

“Siamo convinti che un’azienda come Vipal, che valorizza l’essere umano e si impegna sul mercato, sarà sempre, con il supporto del suo team, in grado di superare le sfide che potrebbero presentarsi”, conclude Rigon.

In maniera simile, Kraiburg Austria osserva scrupolosamente un ampio ventaglio di misure di sicurezza. “Naturalmente abbiamo adattato le nostre attuali capacità di produzione alla situazione attuale”, spiega Stefan Mayrhofer, amministratore delegato di KRAIBURG Austria; “Ma siamo ancora in grado di garantire il miglior supporto possibile ai ricostruttori, per soddisfare le loro rispettive necessità o per rifornire le loro scorte”.

Kraiburg ha aggiunto che la domanda varia notevolmente nelle diverse regioni d’Europa a seconda dell’entità della crisi. Il direttore delle vendite Holger Düx ha commentato: “Mentre assistiamo a una chiara recessione in Europa soprattutto nelle regioni meridionali, fortemente colpite, l’Europa settentrionale e centrale sembrano superare meglio la crisi in questo momento”.

Ma per fortuna sembra che ci siano anche buone notizie: finora non si è registrato un crollo totale da nessuna parte. “Per fortuna siamo riusciti a dissipare le incertezze sulla situazione delle consegne che all’inizio preoccupavano molto i nostri clienti”, continua Holger Düx. In questo caso è stato decisivo che il trasporto merci in tutta Europa sia rimasto in gran parte senza restrizioni.

Kraiburg prevede che la domanda di pneumatici di alta qualità aumenterà di nuovo nei prossimi mesi e che ci saranno difficoltà nelle consegne a causa dell’arresto della produzione di nuovi pneumatici in alcune parti d’Europa così come di un certo numero di produttori asiatici. “Qui vediamo l’opportunità, dato lo scenario attuale, per i pneumatici ricostruiti di alta qualità di guadagnare punti con la giusta disponibilità e rapidità nelle consegne. Ricordiamo tutti l’anno 2011 in cui è stato esattamente così”, dice Stefan Mayrhofer. “Questa capacità di consegnare i nostri prodotti e servizi al momento giusto rimane uno dei capisaldi del nostro settore, soprattutto nella situazione attuale”.

Un aspetto che potrebbe avere un impatto futuro sulla ricostruzione dei pneumatici riguarda la produzione di pneumatici a basso costo. La Cina sta già incrementando la produzione, tornando alla normalità, dando così l’idea che il dopo Covid-19 sarà molto diverso. Se la Cina replicherà il suo comportamento pre-Covid-19, produrrà enormi quantità di pneumatici senza avere mercati in grado di assorbirli. Di fronte a enormi scorte, il governo cinese sovvenzionerà le esportazioni, e possiamo aspettarci che il mercato globale sarà ancora una volta inondato da pneumatici cinesi (e altre merci) a basso costo.

Questi pneumatici possono essere o meno conformi agli standard USA/Europei - sappiamo che la maggior parte dei pneumatici che arrivano in Europa, non sono testati per gli standard o la veridicità dell’etichettatura dei pneumatici. Potremmo scoprire che, nonostante le accise, un gran numero di pneumatici a basso costo inonderà il mercato, riportando indietro di cinque anni l’intero settore dei pneumatici con un forte impatto sull’industria della ricostruzione, dato che gli operatori delle flotte, cercando di recuperare i profitti persi, potrebbero cercare il prodotto più economico. A meno che non si ricordino le lezioni apprese dalle esperienze passate con i pneumatici a basso costo, il settore dei pneumatici ricostruiti dovrà affrontare l’ennesima lotta in salita per sbarcare il lunario – e non è uno scherzo.

A questa idea si contrappone l’opinione di Donald Trump che prevede un enorme rimbalzo dell’attività economica. Il 13 aprile, Donald Trump ha sottolineato la stabilità del mercato azionario e come questo cavalcasse l’aspettativa di un ritorno all’attività economica.

Può anche darsi che il ritorno alla normalizzazione vedrà i mercati rimbalzare e forse anche un periodo di maggiore attività di vendita al dettaglio, dato che la gente mira ad alleviare le restrizioni di due o tre mesi di blocco. Ma fino a quando le porte non si riapriranno, non possiamo sapere esattamente come reagiranno i consumatori. Molti esercizi commerciali avranno chiuso durante l’isolamento e il loro staff potrà contare su un salario ridotto o casse integrazioni per un periodo più o meno prolungato.

In un mondo in cui molte persone si trovano a una sola busta paga dal ritrovarsi per strada, è difficile immaginare con certezza come sarà il mercato nell’immediato post lockdown.

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