Condividi su

AutoAttrezzati

09/07/2020
Autoattrezzati

Massimo Brunamonti

Coronavirus: lettera di Egea alla Commissione europea sulla necessità di misure di sostegno per la filiera

Il Coronavirus ha colpito duro in Europa e nessuno sa ancora quali saranno le conseguenze sia nel breve che nel medio-lungo periodo. All’emergenza sanitaria si è sovrapposta un’emergenza economico-finanziaria mai vista finora e a tutto questo si aggiungeranno, a detta di molti, cambiamenti sociali che introdurranno ulteriori incertezze in un futuro già molto nebuloso. Ma il settore del trasporto e della mobilità, anche se duramente colpito, ha dimostrato anche in questo frangente la sua importanza. Egea (l’Associazione europea delle attrezzature per autofficina), insieme ai colleghi dei ricambi e dei servizi, vuole far notare alla Commissione europea quanto il settore sia meritorio della massima attenzione. È questo il senso della lettera inviata a Thierry Breton, Commissario al mercato interno, e a Adina Vălean, Commissario ai trasporti, nella quale Egea richiede di discutere dell’impatto del Covid e della preparazione del post-emergenza, sottolineando la necessità di misure di sostegno per l’intera filiera. La lettera evidenzia la centralità del settore nell’economia e nella società europea. La mobilità personale, la distribuzione delle merci, il trasporto pubblico fino ai servizi essenziali quali quelli sanitari e di ordine pubblico, ruotano intorno alla disponibilità dei beni e dei servizi per la post-vendita organizzati intorno a un sistema basato su una pluralità di aziende e imprese indipendenti, per lo più Pmi, che garantiscono una continuità di servizi e una capillare copertura geografica vitale per l’Europa. Stiamo parlando del comparto a cui è affidata la funzionalità ma anche la sicurezza e il rispetto dei limiti di emissioni di un parco di quasi 310 milioni di veicoli a quattro ruote. La stessa emergenza Covid-19 ne ha dimostrato la necessità in un momento in cui c’era da assicurare, in condizioni di emergenza, la fornitura di cibo, generi di prima necessità e servizi essenziali ai cittadini chiusi in casa in lockdown.

Ma le prime drammatiche conseguenze della pandemia si sono subito fatte sentire in tutto il settore: riduzione drammatica della domanda, calo della liquidità, pesanti dubbi sulla sostenibilità dell’attività e sulla capacità di mantenimento dei livelli di impiego necessari, con il rischio che a una crisi sanitaria faccia seguito una drammatica crisi economica e sociale. Quello che chiedono Egea e gli altri alla Commissione europea è un serio intervento a più livelli capace di evitare tutto questo. A livello economico c’è bisogno di un supporto efficace per combattere la mancanza di liquidità, soprattutto per le Pmi, che potrebbe comprometterne la funzionalità a breve-medio termine. A livello di più ampio respiro, oltre a piani di finanziamenti agevolati per lo sviluppo, c’è bisogno di un coordinamento a livello europeo che eviti il moltiplicarsi di iniziative locali che genererebbero inevitabili barriere trans-frontaliere con carichi burocratici e amministrativi e conseguente frantumazione dei mercati e fine della libera circolazione delle merci.

Ma per perseguire tutto questo c’è bisogno di una presa di coscienza della catena di valore del settore tale da permettere scelte politiche che guidino le iniziative necessarie. È prioritario che tutti gli attori si ritrovino in un summit politico nel quale tutte le istanze siano rappresentate per individuare le misure necessarie per lo sviluppo e la competitività del settore. Infine, ma non ultimo, bisogna pensare anche al futuro non immediato, specialmente in una situazione pregressa di grande cambiamento della mobilità in generale: digitalizzazione, mobilità futura e green economy sono tutti temi che, anche se appaiono oggi messi in ombra dall’emergenza virus, tuttavia persistono e sono destinati a condizionare il futuro. Importante adesso è non rinunciare agli ambiziosi piani già messi in atto dall’Europa dedicandovi le necessarie risorse finanziarie, tecniche e umane. Con o senza il Covid c’è comunque un futuro che, una volta superata la crisi, si realizzerà, magari in tempi diversi, ma comunque in una direzione inevitabilmente ormai tracciata della quale sarebbe suicida ignorarne la dimensione e la portata.

 

Egea incontra la Commissione europea sull’accesso alla porta Obd

Il problema dell’accesso alla porta Obd si va complicando: altri costruttori di auto hanno introdotto o stanno per introdurre nuove limitazioni che in qualche maniera violano il diritto degli operatori indipendenti dell’autoriparazione di accedere in maniera non discriminatoria alla diagnosi e conseguentemente ne penalizzano il business. Questo è quanto sostenuto nella teleconferenza con la Commissione europea per il Mercato interno, industria e imprenditoria, del 28 aprile scorso, durante la quale la delegazione Egea ha incontrato (via internet causa Coronavirus) i rappresentanti dell’ufficio C/4 Automotive e Mobilità, guidato da Joanna Szychowska, responsabile per l’omologazione dei veicoli a motore.

Nel corso dell’incontro, Egea ha evidenziato come, dopo le prime introduzioni già nel 2017 di un meccanismo di interdizione all’accesso (il cosiddetto Security Gateway), altri costruttori stanno seguendo con iniziative simili che introdurrebbero illegittime discriminazioni, inopportune difficoltà e costi aggiuntivi. La giustificazione alla limitazione all’accesso via porta Obd è per tutti i costruttori la necessità di garantire la sicurezza informatica del veicolo. Niente da obiettare: la sicurezza stradale oggi richiede sicurezza informatica; ma la sicurezza non ha niente a che fare con la discriminazione e men che meno con la protezione del business; Egea sostiene che può essere sì necessario introdurre un meccanismo di controllo di accesso ma a condizione che non sia il costruttore del veicolo a decidere chi ammettere e chi no, con quale strumento di diagnosi o, peggio ancora, usare tali informazioni non tanto per tracciare legittimamente gli interventi effettuati, ma per svilupparci intorno un business da una posizione di prevalenza.

Un altro aspetto assolutamente non secondario sono le prevedibili conseguenze economiche di un proliferare di meccanismi diversi di accesso. Oltre al costo di accesso “per singola sessione” che a norma di legge deve essere proporzionato all’uso, diversi modi e strumenti di accesso per diversi costruttori porteranno inevitabilmente a una moltiplicazione di software e probabilmente anche di hardware e piattaforme digitali con conseguenti aumento significativo dei costi delle apparecchiature. Perché? Per accedere alla porta Obd in modo “protetto”, cioè fare tutti esattamente la stessa cosa ma tutti in modo diverso. Senza voler essere polemici, se si fosse a suo tempo cooperato per lo sviluppo del Sermi oggi forse il problema non sussisterebbe. Nel corso dell’incontro Egea ha presentato una lista di veicoli di vari costruttori che presenterebbero non conformità alla normativa esistente (Euro 5) o in via di applicazione (nuovo Regolamento 858/2018/EU). Euro 5, attraverso i Regolamenti 715/2007/EC e 692/2008/EC, prevede infatti che il costruttore assicuri e dimostri la conformità del veicolo in corso di omologazione anche per quanto riguarda l’accessibilità alla porta Obd. Tali non conformità inoltre violerebbero il concetto generale di libera concorrenza tra gli organizzati e gli operatori indipendenti (autoriparatori e costruttori di attrezzature), a cui si ispira il Regolamento 566/2011/EU sull’accesso alle informazioni di riparazione e manutenzione.

Ai sensi degli stessi Regolamenti, oggi sono le autorità o agenzie di omologazione a livello nazionale gli unici enti responsabili per le verifiche di conformità sui veicoli; con l’entrata in vigore il prossimo settembre del nuovo Regolamento 858/2018 la Commissione assumerà nuovi compiti di monitoraggio e supervisione sull’operato delle autorità nazionali. Stante così le cose la risposta dei membri della Commissione alla richiesta di Egea è stata che oggi e in attesa del nuovo Regolamento, la Commissione non ha potere di azione ma che comunque porterà la questione al tavolo del Mvwg (Gruppo di lavoro sui veicoli a motore) dove tutti gli attori del settore sono rappresentati. Parallelamente la Commissione ha invitato Egea a presentare richieste di accertamento di conformità alle autorità nazionali competenti, particolarmente quelle che hanno rilasciato l’omologazione.

Egea ha deciso pertanto di seguire la strada già percorsa nel 2018. Allora Egea si rivolse alla Divisione 3 della Direzione Generale della Motorizzazione, ente omologatore italiano. La Divisione 3 si attivò subito e avviò un processo attraverso il quale il problema, se pure non risolto, si è andato attenuando: il costruttore ha reso disponibile un software (detto “wrapper”) installabile su strumenti di diagnosi multimarca mediante il quale accedere alla porta Obd previo rilascio di certificati di accesso individuali. Dato il proliferare della casistica, rivolgersi alle varie autorità di omologazione sarà un processo complesso e dispendioso, ma Egea ritiene che il percorso del dialogo sia quello corretto, come dimostrato del caso del wrapper, soprattutto quando la legislazione parla abbastanza chiaramente e a favore. In uno scenario che si va ulteriormente complicando con l’entrata in vigore del Regolamento 858 e i futuri decreti relativi alla cybersecurity, proprio questo è il momento di porre le basi per la tutela dei propri diritti.

Archivio