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Autoattrezzati - Archivio

05/05/2020
Autoattrezzati

Massimo Brunamonti

Egea presenta il nuovo test sospensioni alle autorità per le revisioni

Il lavoro avviato in Egea nel 2017 per un innovativo test delle sospensioni è arrivato a compimento: il nuovo standard Egea, concepito per costituire un metodo armonizzato a livello internazionale e adatto sia per le revisioni che per l’autoriparazione, è stato completamente definito e sta per essere presentato alle autorità competenti europee e nazionali. Parlare di sospensioni vuol dire parlare di sicurezza, argomento questo della massima attualità dato anche il proliferare dei sistemi Adas di assistenza alla guida. Tali sistemi infatti, se da un lato sicuramente contribuiscono in maniera decisiva alla sicurezza, dall’altro richiedono una costante conformità del veicolo e dei sui dispositivi ai dati di progetto. Un esempio per tutti: se al veicolo è richiesto di frenare automaticamente in emergenza al fine di evitare un incidente, il computer reagirà autonomamente modulando la frenata in base alle caratteristiche del veicolo definite in fase di progettazione. Il punto é: la decelerazione che si ottiene è quella prevista? Ragionevolmente sì per un veicolo nuovo, ma per un veicolo con anni di vita e centinaia di migliaia di chilometri sulle spalle, il rallentamento potrebbe rivelarsi malauguratamente insufficiente se il veicolo non è stato manutenuto correttamente. La decelerazione infatti si realizza grazie sia a freni efficienti che al buon funzionamento delle sospensioni che hanno il compito di far aderire costantemente le ruote al suolo, condizione necessaria perchè il veicolo si fermi. Ne consegue che anche le sospensioni dovrebbero essere oggetto di revisione, cosa questa che in Italia, come in molti altri paesi, oggi non è. Il motivo della mancata adozione del test sospensioni in sede di revisione è sostanzialmente uno: la mancanza di una metodologia capace di verificare la sospensione dal punto di vista della sicurezza e sufficientemente robusto da riportare risultati omogenei ovunque. Da qui l’iniziativa di Egea di elaborare un nuovo standard di test delle sospensioni che supera i limiti dei vecchi metodi. La proposta di Egea è una nuova soluzione derivata da risultati acquisiti a oggi e aggiornata agli sviluppi tecnologici: il metodo “Phase-Shift” che consiste nel verificare che lo sfasamento tra la frequenza di oscillazione della massa sospesa e quella della massa non sospesa sia entro un limite che riflette l’aderenza degli pneumatici al suolo. L’idea si basa su studi eseguiti originariamente dall’americana Sae e su anni di prove su veicoli circolanti; il metodo è stato applicato in Belgio dal Goca (organismo di gestione delle revisioni periodiche) a partire dal 2011 anno in cui il test sospensioni è diventato obbligatorio per tutto il parco circolante. Ogni anno circa 4,5 milioni di auto di ogni marca, tipo, età e condizione, vengono testati in Belgio con risultati soddisfacenti per quanto riguarda la casistica dei respingimenti che non si discosta dai dati dei costruttori di veicoli. La base di dati raccolta è ampiamente rappresentativa del parco circolante, tale da costituire un modello utilizzabile in tutta la Ue. L’apparecchiatura necessaria per eseguire il test secondo lo standard Egea è il tipico banco a vibrazione derivato da tecnologia esistente, modificato per introdurre la variazione della frequenza di oscillazione e la misura dello sfasamento, appunto il “Phase-Shift”. Il nuovo test proposto da Egea risolve anni di incertezza metodologica e diatribe tra soluzioni diverse che hanno fin qui impedito l’adozione sistematica; la stessa Direttiva 2014/45, che prevede una verifica delle sospensioni, non impone un test strumentale anche se lo auspica. E il punto è proprio questo: adeguare la Direttiva 2014/45 all’evoluzione degli autoveicoli introducendo il test strumentale delle sospensioni, cosa oggi possibile. La Direttiva è datata 2014 e da allora l’evoluzione tecnologica è andata avanti a ritmi vertiginosi al punto che la stessa Commissione Europea è conscia della necessità di aggiornamento. Si parla di test dell’eCall, degli Adas, delle emissioni di particolato e, ovviamente, delle sospensioni; ma è il momento di passare dalle parole ai fatti e Il contributo di Egea è proprio in questa direzione: un metodo praticabile basato su un tipo di apparecchiatura adatta a un centro di revisione con le sue tipiche strutture, personale e capacità, in modo tale ottenere la necessaria economicità e capillarità del servizio. Ci auguriamo che le autorità competenti recepiscano la proposta: come dimostrano i numeri, la corretta manutenzione riduce in maniera significativa la severità del danno in caso di incidente e una revisione attenta è il miglior deterrente contro i “rottami della strada”.

 

Il coronavirus: quale domani per l’autoriparazione?

Se c’è qualcosa che al settore non mancava questo è il cambiamento, già introdotto dalla incombente nuova mobilità; il coronavirus va a innestarsi drammaticamente in un pre-esistente panorama di incertezza, aggiungendovi pesantissime problematiche di natura sociale ed economica ben più vaste e complesse. Di questo l’intero settore, da sempre lucido e reattivo, è cosciente, ma il disagio è grande; se da un lato l’autoriparazione è considerata più o meno ovunque nel mondo un servizio essenziale, dall’altro la sospensione della produzione di attrezzature e parti sta avendo un impatto pesantissimo sulle imprese. Le prime valutazioni delle conseguenze del “lockdown” in Italia parlano per il 2020 di una importante diminuzione delle nuove immatricolazioni che si attesterebbe su base annua a circa 1,4 milioni di auto contro gli oltre 1,9 milioni del 2019. Le dirette conseguenze saranno il rallentamento dell’immissione nel mercato di veicoli di nuova generazione: ibridi, elettrici, a guida assistita e quant’altro e l’aumento della vita media dei veicoli. Si può pensare che questo causerà un aumento del volume del business per l’autoriparazione, ma attenzione: i veicoli oltre una certa età tendono a essere peggio manutenuti. Altra conseguenza importante dello stare a casa forzoso è la decisa familiarizzazione del consumatore con internet; questo comporterà sicuramente nuovi modelli di marketing, adeguamento dell’offerta e nuove strategie e metodi di fidelizzazione del cliente. Questi argomenti sono già all’ordine del giorno del settore che dimostra ancora una volta tutta la sua vitalità, ma al futuro bisogna arrivarci. Il problema di oggi è la sopravvivenza e ne sono ben coscienti le associazioni di categoria che si sono mobilitate per monitorare e proporre alla politica le iniziative necessarie. L’Alleanza Europea per la Libera Autoriparazione, di cui Egea è membro, ha inviato una lettera aperta alla Commissione Europea chiedendo di prevedere misure adeguate di stabilizzazione per le centinaia di migliaia di piccole e medie imprese che danno lavoro a oltre 4,5 milioni di cittadini. C’è bisogno di liquidità nell’immediato e di risorse per finanziare la ripartenza in un progetto di ricostruzione di medio-lungo termine che consideri anche il ruolo strategico della mobilità nella Ue. La sussistenza delle attività produttive e la conservazione dei livelli di impiego sono i cardini della ripartenza da preservare a ogni costo. In tal senso opera un fondo “ad-hoc” già emesso del Fondo Europeo per gli Investimenti (Eif), come riporta l’Associazione Europea delle Piccole e Medie imprese, Sme United. Ma sussistono problemi di accesso al credito: il sistema bancario non reagisce con la necessaria rapidità e snellezza. Questo per l’immediato; il futuro, sempre secondo Sme United, se possibile è ancora più complicato; l’eccezionalità dell’evento impone di abbandonare le rigidità del Patto Europeo di Stabilità e Crescita e di attivare strumenti finanziari nuovi. Ma perchè gli strumenti finanziarie siano efficaci sarà vitale usarli opportunamente e per questo sono necessarie analisi accurate. Allo scopo varie associazioni nazionali di costruttori di autoattrezzature hanno avviato indagini tra i loro membri miranti a fornire informazioni in termini quantitativi sull’impatto della crisi e valutazioni su quello che servirà fare per la ripartenza. Il settore delle autoattrezzature, da sempre internazionalizzato e abituato al networking, intende usare le informazioni sia localmente che per compilare un panorama globale di comune utilità. È ancora presto per figurarsi il dopo; tutto dipenderà dalla dimensione e dalla durata del contagio ma una cosa è certa: sarà durissimo e solo chi saprà reagire avrà davanti nuove opportunità. Il nostro settore ha dalla sua la straordinaria capacità di reazione delle quasi mezzo milione di piccole-medie imprese che lo compongono. Questa volta però la sfida è epocale e la strada della condivisione europea e mondiale sarà vitale per essere informati, propositivi e influenti quanto meritiamo.

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