Condividi su

Ecomotive

05/05/2020
L’onda lunga del virus spaventa il settore

Paolo Castiglia

Per fronteggiare la grave emergenza quale è stata da subito quella procurata dal diffondersi del coronavirus servono sforzi globali. Ma anche gesti significativi, come nei grandi momenti della storia. E con le dovute proporzioni i costruttori italiani del settore automotive, come tutti messi a dura prova da questa vera e propria calamità mondiale, hanno deciso di redigere un testo complessivo di grande interesse. Lo hanno fatto attraverso l’Anfia, l’Associazione nazionale della filiera industriale automobilistica, che ha deciso di diffondere un manifesto in rappresentanza della filiera automotive italiana, proprio relativamente all’emergenza Covid-19.

“A tutti gli attori del sistema produttivo che l’Associazione rappresenta – hanno scritto i costruttori nazionali – va l’invito di Anfia a resistere e proseguire nello sforzo, per preservare la competitività internazionale di un settore di punta dell’economia italiana”. Il ringraziamento di Anfia va anche “alle maestranze e agli impiegati di queste imprese, che stanno lavorando nel rispetto delle misure straordinarie, in smart working o negli stabilimenti, rendendo possibile il mantenimento in attività degli impianti produttivi e delle altre funzioni aziendali”.

C’è un pensiero anche per altre figure: “Un grazie va anche ai sindacati, per la flessibilità dimostrata nell’accogliere queste condizioni di lavoro, consapevoli di trovarsi di fronte a una situazione inedita per tutti gli operatori. Infine, grazie al Governo per decisioni non facili per salvaguardare la salute dei cittadini e, al tempo stesso, garantire un futuro al Paese una volta superato il momento critico”.

Tutto male allora? Non del tutto. Diamo qualche dato positivo che viene da Barometro Aftermarket, la rilevazione statistica interna al gruppo componenti della stessa Anfia che dice che il fatturato del settore registra un incremento dell’1,6% nel 2019 rispetto all’anno precedente, che aveva chiuso a +0,8%. A un primo trimestre in lieve aumento (+1,2%), ha fatto seguito un secondo trimestre in calo (-2,4%), mentre nella seconda parte dell’anno si è verificata una ripresa: +4,1% nel terzo trimestre e +3,7% nel quarto trimestre 2019, grazie, soprattutto, all’ottima performance del mese di dicembre (+10,2%). Guardando all’andamento delle singole famiglie prodotto, solo due su cinque presentano un trend positivo.

All’incremento maggiore, quello dei materiali di consumo (+9,2%), che già nel 2018 avevano riportato un aumento (+3,3%), fa seguito il rialzo dei componenti elettrici ed elettronici (+2,2%), che avevano chiuso il 2018 a +5,6%. In calo, invece, i componenti di carrozzeria e abitacolo (-4%) e i componenti undercar (-4,9%), che avevano chiuso il 2018 in positivo (+14,5% e +1,8% rispettivamente).

Mantiene il segno meno anche la famiglia dei componenti motore (-5,6%), seppur con una flessione minore rispetto a quella del 2018 (quando aveva chiuso a -7,9%).

Prosegue a febbraio il trend negativo della domanda di autocarri con ptt fino a 3,5t, iniziato a novembre e in accelerazione. A febbraio 2020, infatti, i veicoli commerciali immatricolati, secondo le stime elaborate e diffuse dal Centro studi e statistiche Unrae, sono 14.517, con una perdita del 4,9% rispetto a febbraio 2019, quando furono registrate 15.262 unità. Il primo bimestre 2020, dunque, archivia 27.759 immatricolazioni a fronte delle 28.801 dello stesso periodo dello scorso anno, in calo del 3,6%.

“Il dato di febbraio testimonia un mercato dei veicoli commerciali già in calo per la stagnazione dell’economia italiana – ha affermato in proposito il presidente Unrae, Michele Crisci – ma su questo si innesta il dramma sanitario del coronavirus, un nuovo “Cigno Nero” per l’economia globale, che certamente nel nostro Paese innescherà una recessione, con il rischio che questa risulti grave e non breve”.

“Le severe restrizioni, necessarie e correttissime, alla mobilità dei cittadini, la chiusura quasi totale delle attività al dettaglio e la ridotta capacità di produzione del nostro settore manifatturiero – ha continuato – si combineranno, con un forte impatto negativo sulla domanda di veicoli da lavoro. Nei fatti, le misure restrittive azzereranno le compravendite per un periodo di durata al momento indefinita. La successiva ripresa e il risultato finale dell’anno dipenderanno dalla durata e severità della pandemia e dei provvedimenti emergenziali associati, come pure dall’entità, tempistica e articolazione delle misure a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese da parte delle Istituzioni pubbliche, sia durante che dopo l’emergenza”.

Archivio