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Ecomotive

02/01/2020
Automotive le incognite nella componentistica

Ecomotive

 

Export in calo e sfida elettrica: una filiera da supportare con politiche industriali adeguate

Paolo Castiglia

L’orizzonte dell’automotive vede addensarsi nubi degne di questo autunno gravido di pioggia. Ci sono sfide che pian piano diventano sempre più pressanti e che mettono in apprensione il settore, anche a causa della non sempre attenta collaborazione delle istituzioni rispetto a queste problematiche. La sfida delle sfide è quella dell’elettrificazione, e su questo, secondo i costruttori italiani, in particolare la filiera della componentistica deve essere supportata da politiche industriali adeguate alla valorizzazione delle competenze già esistenti sul territorio e all’allargamento a nuove aree di mercato da presidiare su cui, spesso, l’Italia è al momento scoperta. Nel medio-lungo termine il mercato delle vetture con motori a combustione interna vedrà, infatti, ridurre la propria quota a favore delle auto ibride ed elettriche, e queste ultime significano meno componenti, meno ricambi e minori interventi dedicati alla manutenzione. “Certe competenze della nostra filiera – spiega in proposito Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti dell’Anfia – sono quindi destinate a perdere terreno per far posto alle nuove, nel segno della riconversione produttiva”. Per di più si parte dal fatto che, spiega ancora Stella, “per la prima volta dal 2014 e dopo un 2018 a +5%, l’export della componentistica automotive italiana registra una flessione nel primo semestre dell’anno in corso, mentre a gennaio-giugno 2019 calano anche la produzione (-6,5%), gli ordinativi e il fatturato delle parti e accessori per autoveicoli e loro motori”. “Da tenere presente poi – conclude il rappresentante di Anfia – che la filiera della componentistica opera in un contesto che sta diventando molto critico: da un lato la trasformazione dell'industria automotive verso produzioni e prodotti sostenibili richiede notevoli investimenti, anche sul fronte delle competenze, dall’altro lato la guerra commerciale in atto tra i "grandi" del mondo, determina incertezze e costi aggiuntivi”. Andando nello specifico, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, l’indice del fatturato totale del comparto delle parti e componenti per autoveicoli registra, nei primi sette mesi del 2019, un ribasso del 6,9%, con una componente interna in diminuzione del 14,1%, mentre il fatturato estero chiude a +0,7%. Lo stesso dicasi per gli ordinativi che nel periodo gennaio-luglio hanno registrato una flessione del 9,2%. Questi dati cominciano a riflettere anche gli effetti del calo della produzione di autovetture in alcuni mercati europei, in particolare la Germania, dove la contrazione è stata del 10,8% nel primo semestre 2019 (in UK del 20,2%, in Italia del 19,1% e in UE del 6,8%, ovvero 600.000 vetture in meno rispetto ai primi sei mesi del 2018). Da Anfia poi è anche arrivato il consueto dossier Italia che analizza l’import-export della componentistica in riferimento al periodo gennaio-giugno 2019. I dati confermano le difficoltà già accennate in apertura: nel primo semestre del 2019 il valore delle esportazioni del settore dei componenti per autoveicoli si riduce del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2018 e ammonta a 11,49 miliardi di euro, mentre l’import vale 8 miliardi di euro e risulta in lieve crescita, +0,4%. Il trade del settore genera un saldo commerciale positivo di circa 3,49 miliardi di euro che è però in netto calo (-7,5%) se confrontato con i 3,78 miliardi registrati lo stesso periodo dello scorso anno. Tra i principali paesi dell’Unione europea, si segnala la crescita delle esportazioni verso Finlandia (+29,5% e 64 milioni di euro), Ungheria (+25,5% e 275 milioni di euro), Portogallo (+20,4% e 96 milioni di euro), Austria (+9,8% e 377 milioni di euro) e Regno Unito (+9,4% e 938 milioni di euro). Cresce l’export anche nel principale mercato di destinazione, la Germania, del 6,4%, con 2,42 miliardi di euro in valore e in Spagna dell’1,4% con 869 milioni di euro, mentre risulta in calo in Francia (-2,9% e 1,26 miliardi di euro). Diminuzioni da record però sui mercati fuori Ue, con l’export destinato agli Stati Uniti che diminuisce del 23%, per un valore di 594 milioni di euro. Stesso tracollo in Turchia (-26% e 458 milioni di euro), in Cina (-38% e 168 milioni di euro) e in India (-23% e 105 milioni di euro). Un po’ meno grave, ma sempre in forte calo, la Russia (-5% e 95 milioni di euro), il Giappone (-1% e 142 milioni di euro) e il Messico (-4,7% e 250 milioni di euro).

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