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AutoAttrezzati

06/11/2019
Autoattrezzati

Massimo Brunamonti

ADAS: da EGEA una “Best Practice” per l’autoriparazione

L’accelerazione che dispositivi e sistemi di assistenza alla guida (ADAS) stanno avendo a bordo dell’auto è sotto gli occhi di tutti, al punto da essere ormai diventati uno degli argomenti di vendita delle auto. L’autoriparazione ne è cosciente, basta vedere la crescita, mostrata chiaramente alla scorsa fiera Autopromotec, dell’offerta di attrezzature e servizi. Ma non è tutto oro quello che riluce. La varietà di dispositivi e sistemi e la complessità delle relative procedure di manutenzione e calibrazione è tale che EGEA, l’Associazione Europea delle Attrezzature per Autofficina, di cui AICA è membro, ha ritenuto opportuno costituire un gruppo di lavoro dedicato.

Il nuovo gruppo di lavoro, denominato Working Group 2 – ADAS, si è dato come obiettivo di produrre una documentazione tecnico-divulgativa atta a supportare sia l’aftermarket, nello svolgere il proprio compito di riparazione e manutenzione, che il legislatore, se lo vorrà, per implementare procedure di verifica da introdurre in sede di revisione periodica.

Il punto di partenza è la constatazione che la Commissione Europea, con il suo terzo pacchetto mobilità, sta rendendo progressivamente obbligatori tutta una serie di ADAS su tutti i veicoli di nuova immatricolazione. Questo ha ovviamente conseguenze dirette su tutta la post-vendita alla quale già si richiede di adeguarsi in formazione ed equipaggiamento specifico, che i costruttori di auto hanno già iniziato a fornire ai propri organizzati. Ma come potrà anche l’autoriparazione indipendente essere della partita se non dotandosi di analoga strumentazione e fruendo di formazione equivalente? E questo riguarda non solo l’autoriparazione nel senso ristretto del termine ma tutto l’aftermarket allargato, composto anche dal soccorso stradale, il noleggio, le flotte, i ricambisti, gli assicuratori, etc.

Secondo EGEA per assicurare che tutte queste categorie di operatori possano svolgere i loro compiti, oltre alle attrezzature e informazioni tecniche, è necessaria una “Best Practice” che indichi la via per un lavoro eseguito “a regola d’arte” capace di guidare l’operatore, anche da un punto di vista di responsabilità civile e penale, ad agire in conformità con le specifiche e poterlo poi documentare e dimostrare. Un aspetto importante legato all’operare sugli ADAS è l’interconnessione sia strutturale che funzionale con molte altre parti e sistemi del veicolo. Per questo motivo praticamente tutte le categorie dell’autoriparazione ne hanno a che fare: qualsiasi autoriparatore di ogni tipo e categoria avrà da prendere decisioni più o meno importanti sulle operazioni da eseguire, dalla sostituzione di un parabrezza alla messa in asseto e successiva calibrazione del sistema. Gli ADAS di oggi sono la base per la guida autonoma di domani che richiederà il perfetto funzionamento di tutto il sistema e dei suoi dispositivi, a rischio di mettere in pericolo vite umane. Da qui la “Best Practice” di EGEA: una documentazione in grado di fornire al settore istruzioni, tecniche, procedure, informazioni e tipologie di strumentazione e attrezzature necessarie per la diagnosi e la calibrazione degli ADAS, e garantire così la qualità e consistenza della riparazione a tutela della sicurezza stradale. EGEA, grazie al contributo dei propri membri che vantano decenni di esperienza nella progettazione e produzione di apparecchiature per l’autoriparazione, si augura così di contribuire alla crescita e alla qualificazione del settore e sviluppare nuovi business basati sulle nuove tecnologie.

 

Completata in Europa l’introduzione del test emissioni RDE

Il primo settembre 2019 è scattata la fase due della normativa europea RDE (Real Driving Emission) di misurazione delle emissioni per i veicoli con motori a combustione. La novità consiste nell’applicare il test RDE anche alle emissioni di NOx, in aggiunta al test del particolato e alle verifiche WLTP; si porta così al completamento l’applicazione dei nuovi test di emissione per tutte le auto di nuova omologazione.

La prova WLTP (Worldwide harmonised Light vehicle Test Procedure) infatti, entrata in vigore il primo settembre 2017, accerta le emissioni di CO2, degli inquinanti e il consumo del veicolo; ma il test WLTP è comunque una prova di laboratorio, anche se più realistica e aggiornata rispetto al vecchio ciclo NEDC. L’Europa ha voluto completare la verifica delle emissioni rendendo obbligatori, prima al mondo, anche test condotti direttamente su strada, il test RDE appunto, per le emissioni di NOx e particolato. Il test RDE si svolge attrezzando il veicolo con strumenti di misura delle emissioni installati a bordo. Il test prevede prove a diverse condizioni ambientali, di temperatura, altitudine, carico, velocità, condizioni della strada urbana e extraurbana, salita, discesa e quant’altro, intendendo così simulare le diverse condizioni di guida allo scopo di accertare che le emissioni del veicolo rientrino in ogni caso nei limiti previsti. RDE è lo standard più esigente al mondo implementato a oggi solo in Europa e che prevede già da adesso limiti decrescenti negli anni.

Anche se i nuovi limiti di emissioni hanno richiesto importanti investimenti, la novità è vista positivamente da ACEA (Associazione Europea dei Costruttori di Auto) che saluta la sua entrata in vigore come un grande balzo in avanti nella valutazione delle emissioni grazie alla conferma su strada dei test di laboratorio. L'industria automobilistica è impegnata nell’adeguamento alle nuove più severe normative e i risultati si vedono: negli ultimi 15 anni, l'innovazione tecnologica ha progressivamente contribuito in maniera importante a ridurre i limiti di NOx e particolato. I nuovi sistemi anti-inquinamento sono altamente efficienti ed eliminano il 99,9% di particolato fine e le emissioni NOx sono in media fino all'84% in meno rispetto ai veicoli di 15 anni fa.

L’entrata in vigore del test RDE si va attuando secondo un calendario mirante a permettere l’adeguamento graduale della produzione. Già dal primo settembre 2018 tutti gli autoveicoli e furgoni leggeri sono sottoposti a prova RDE per il particolato. Dal primo settembre 2019 il test NOx si aggiunge per le medesime categorie e il test del particolato viene esteso anche ai veicoli pesanti. Dal primo settembre 2020 il test NOx si applicherà anche ai veicoli pesanti. A partire dal 2021, poi, entreranno in vigore limiti ancora più bassi.

Il problema della qualità dell’aria, soprattutto nei centri urbani, purtroppo però mostra miglioramenti ancora troppo lenti soprattutto a causa di due fattori. Il primo è l’età media del parco circolante, intorno a 11 anni nell’intera UE. Il secondo, forse anche più impattivo, è la manutenzione dei veicoli. Per quanto riguarda l’NOx infatti, un ruolo chiave nel rispetto dei limiti di emissioni è l’uso costante dell’urea (più nota col il nome commerciale di AdBlue) che, iniettata durante la combustione, attiva la reazione chimica di riduzione degli NOx. L’AdBlue purtroppo costa e alcuni non si fanno scrupoli a manomettere le centraline evitando così il rabbocco dell’urea. Il secondo fattore negativo è la non sostituzione del FAP (filtro anti particolato) a fine vita, cosa anche questa che, se da un lato fa risparmiare, dall’altro vanifica la tanto auspicata riduzione del particolato per la quale tanto si è lavorato.

Purtroppo a oggi entrambi gli abusi sono molto difficilmente rilevabili e perseguibili; le revisioni periodiche non includono verifiche in tal senso in nessun paese della Ue, nonostante la Commissione europea abbia più volte lanciato l’allarme. Un passo avanti si sta facendo in alcuni paesi europei (Olanda, Belgio e Germania) dove si sta pianificando, anche se con una certa fatica, l’introduzione di test del particolato a partire dal 2021. Ci auguriamo che questi passi in avanti vengano confermati e allargati presto a tutta la Ue.

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